La Bussola Della Vita • THE COMPASS OF LiFE

Per Ritrovare Te Stesso • TO FiND YOURSELF

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Articolo scritto da Alexandra Cappelli.


Ciao!!

Oggi ho una voglia matta di parlare con te del corso che sto facendo!

Un corso per diventare un tecnico qualificato in tatuaggio per la precisione.

Mi sto divertendo troppo, e le lezioni sono proprio interessanti,

inoltre mi sono finalmente rimessa a tavolino a disegnare, a fare quello che più amo, come non mi accadeva da un pezzo ormai. E la gioia che provi quando fai qualcosa che ami… è indescrivibile. Oggi ho disegnato una pistola con un chiaro-scuro che mi ha quasi commosso, tanto era che non impugnavo le mie matite. E una rosa. E una corona Stavo disegnando proprio prima di venire al PC per scrivere questo post, quando anziché sedermi davanti al monitor, automaticamente, di riflesso, stavo per risedermi di fronte ai miei fogli e alla mia penna a china. E appena avrò parlato un po’ con voi… Ooooh, tornerò a disegnare!

Quando fai qualcosa che non ti piace, ogni cosa, anche quella un po’ più gradevole ti appare come un peso, qualcosa di tedioso e faticoso, qualcosa che preferiresti non fare.

Quando fai qualcosa che ti appaga, che ti riempie di soddisfazione, anche una cosa che solitamente potrebbe sembrarti noiosa…è facile che ti risulti meno sgradevole di quanto tu potessi pensare in precedenza. È una sensazione speciale in cui perdi la cognizione del tempo, e può trattarsi di un qualunque tipo di attività, a chi piace il nuoto, a chi piace suonare, a chi ballare, a chi dipingere, a chi leggere, e tantissime altre, infinite da elencare.

Siamo essere sensibili, e c’è qualcosa che ognuno di noi ama a tal punto, che passerebbe tutta la sua vita probabilmente a non fare altro. E io ci credo. Non credo che potrei mai stancarmi di disegnare. Di esprimere il mio mondo interiore tramite quest’arte sublime.

La cosa che più sto apprezzando di me stessa ultimamente è la mia umiltà; la consapevolezza di poter sempre migliorare, e accettare sempre una critica, anche piccola, perché vi è la possibilità di un grande miglioramento.

Naturalmente ci vuole anche un pizzico di sana arroganza, ed intendo stima per le proprie capacità e la propria determinazione, che quindi ci spingano ad avanzare nella direzione che abbiamo scelto. Penso che sia una cosa indispensabile.

Ed è quello che faccio.

E sono felice.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Want Inner Peace? Learn to Forgive dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.

Può essere difficile perdonare qualcuno che ci ha ferito. Infatti, delle volte ci attacchiamo alle ingiustizie che abbiamo subito e al rancore. Questo perché le nostre storie di ingiustizie e risentimenti sono un modo che usiamo per definire chi pensiamo di essere.

Pensaci solo per un momento . Ti porti dietro storie di torti subiti?

Ho conosciuto molte persone le cui vite sono completamente consumate dalle loro storie di abbandono o abuso. Potrebbe essere una storia di come i loro genitori o altri membri della loro famiglia li abbiano maltrattati, o di come un partner o amico li abbia traditi, e di come loro si sentano vittime di un crimine.

Adesso, questo potrebbe suonarti strano, ma a portare rancore, alla fine vi è una conclusione particolare.

Questa conclusione per storie piene di risentimento consiste nell’incolpare gli altri dei nostri fallimenti e della nostra miseria. Non dobbiamo prenderci la responsabilità per come è la nostra vita. E i nostri racconti di maltrattamenti possono anche far si che alcune persone si schierino dalla nostra parte. Storie di questo genere possono creare uno scenario del tipo “loro contro di noi”. Storie a proposito di ingiustizie sono state raccontate sin dall’alba dei tempi.


Perché dovremmo lasciarci alle spalle il risentimento, ed abbracciare il perdono? In realtà è piuttosto semplice.

Il rancore ci rende miserabili – il perdono ci libera.


Ma non ci sono delle cose semplicemente troppo difficili da perdonare? Ecco qui la storia di Anne Marie Hagan dal Canada:

Anna aveva 19 anni e studiava per diventare infermiera, quando vide suo padre venir ucciso sotto i suoi occhi dal loro vicino di casa, che soffriva di schizofrenia. Anna venne totalmente divorata dalla rabbia, dal rancore, dal desiderio di vendetta e dalla auto commiserazione: “Ero assolutamente determinata al non far mai, mai tornare quell’uomo in libertà. Più tempo lui passava in gabbia, più valore acquisiva la vita di mio padre.”

Poi, 17 anni dopo vide il criminale faccia a faccia:

Fu durante quell’incontro, mentre imparavo di più sulla sua natura umana e sulle orrende sofferenze che aveva affrontato, che tutto cambiò.

Anna scrive che in quell’incontro, 16 anni e 10 mesi di miseria erano stati spazzati via.

Lui cominciò a piangere e disse, “è tutta colpa mia, è tutta colpa mia”, e io non riuscivo più a sopportarlo. Gli sono corsa incontro aggirando il tavolo, dicendogli che lo perdonavo. Mi ricordo di avergli detto “colpa è una parola troppo grande, colpa è una parola troppo troppo grande.”

Possiamo imparare a perdonare?

La buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione, e vi sono diversi passi che facilitano il raggiungimento del perdono.

Questo è quello che dice Anna:

Non avrei mai potuto immaginare che così facendo, mi sarei liberata. Finalmente sono riuscita a liberarmi dal dolore e dal tormento che mi teneva in cattività, realizzando che ero stata la mia stessa carceriera. La mia vita è cambiata nel momento in cui ho cominciato a vedere il mondo.

L’assassino di mio padre adesso ha 59 anni. Ha un lavoro, e sta studiando sodo per ottenere la laurea universitaria. Lo ammiro per aver avuto la forza e il coraggio di ricostruirsi la propria vita. Gli faccio visita regolarmente. Abbiamo parlato a lungo di quello che è accaduto in quel giorno fatale, e di come il mio perdonarlo ha cambiato la vita di entrambi.

Puoi vedere quanto e come la vita di Anna sia cambiata in modo meraviglioso da quando è diventata in grado di perdonare? Da quel momento ha potuto guardare avanti e gettarsi dietro i dispiaceri del passato.

Possiamo imparare a perdonare?

Come detto prima, la buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione.

Questo è quello che Anne Marie Hagan dice:

Il perdono non è dare un permesso. Non significa che sei d’accordo con quello che ha fatto la persona che ti ha offeso in qualche modo, o che tale persona ha ragione ad aver fatto quello che ha fatto. Il perdono non può essere parziale o condizionato dal rimorso perché questo significherebbe che potremmo perdonare solo quelli che sono dispiaciuti. Il perdono riconosce che colui che ti ha ferito, è un essere umano che ha un gran bisogno di gentilezza, compassione e amore, a dispetto di tutto il male che ha fatto.

E tu – hai intenzione di imboccare il sentiero del perdono?

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Nel Buddismo di Nichiren Daishonin si parla di 10 fattori che giocano un ruolo fondamentale nella vita individuale e collettiva di tutte le persone. Essi sono:

1. Nyo Ze So = L’Aspetto. E’ il primo dei dieci fattori ed è il più importante di tutti. Nell’essere umano indica il corpo e il suo comportamento visibile. Vale a dire come ci poniamo e, quindi, come appariamo, come parliamo e come agiamo e, quindi, come arriviamo alle altre persone.

2. Nyo Ze Sho = La Natura. La natura invisibile è la mente, che non si vede ma che esiste e, per esteso, tutto quello che passa per la nostra mente: quello che pensiamo, quello che crediamo, quello che desideriamo, quello che temiamo, quello che detestiamo, e così via.

3. Nyo Ze Tai = L’Entità. E’ la combinazione del nostro corpo e della nostra mente, la vera essenza di tutte le cose, cioè la nostra vita. In altre parole è il risultato della combinazione tra ciò che pensiamo e crediamo, e come appariamo e agiamo. Motivo per cui possiamo affermare che le persone sono ciò che pensano.

4. Nyo Ze Riki = Il Potere. Il potere o capacità di agire in ognuna delle dieci condizioni vitali (10 Mondi nel Buddismo) in cui, di momento in momento, ci veniamo a trovare. Quando siamo in quello che il Buddismo chiama il Mondo di Inferno, tendiamo a usare questo potere contro la vita stessa portandola all’autodistruzione. Mentre, quando ci troviamo in uno stato mentale più nobile come , ad esempio il Mondo di Bodhisattva, usiamo questo stesso potere in modo costruttivo, manifestando umanità, buonsenso, autocontrollo, spirito di ricerca, grande determinazione, generosità, e così via.

5. Nyo Ze Sa = L’Azione. A questo punto, attraverso l’uso dei pensieri, delle parole e del corpo, per creare il bene o il male, il potere si concretizza, si trasforma in azione compiuta. E compiendo l’azione, noi creiamo quella che il Buddismo chiama la causa interna o karmica. Ovvero, una causa latente che rimane tale fino a quando, nell’ambiente, non si presenta una occasione in grado di renderla manifesta. Il tempo necessario a far si che questo accada è variabile, può trattarsi di un secondo, come di anni.

6. Nyo Ze In = La Causa Interna. E’ appunto il seme che con pensieri, parole e azioni noi poniamo nell’ottava coscienza (l’inconscio) dove rimane fino a quando non si presenta l’occasione o causa esterna appropriata. Supponiamo di fare, volontariamente o involontariamente, un torto a qualcuno, questa è la causa interna che abbiamo posto. Questo seme rimarrà addormentato nella nostra vita, indipendentemente dal fatto che ci pensiamo o meno, il tempo necessario a riceverne l’effetto. Ora, la persona che ha ricevuto il torto potrebbe reagire istantaneamente al torto, ad esempio, dandoci uno schiaffo. In questo caso, la risposta/effetto è istantanea. Oppure potrebbe covare rancore nei nostri confronti e aspettare di renderci “la cortesia” alla prima occasione in cui le sembri appagante farlo. Questo potrebbe accadere anche anni dopo.

7. Nyo Ze En = La Causa Esterna. Ossia l’occasione che permette alla causa interna di manifestarsi. Come detto sopra, sia che la reazione al torto sia istantanea o che avvenga a distanza di anni, ci sarà sempre una relazione tra quello che la persona in questione ritiene di aver subito da parte nostra e quello che decide di fare per farcela pagare.

8. Nyo Ze Ka = L’Effetto Latente. Si dice che la causa e l’effetto sono sempre simultanei. Non importa quanto tempo passi prima che l’effetto si manifesti. Quest’ultimo è sempre e comunque contemporaneo alla causa e aspetta, appunto, l’occasione per manifestarsi. Per rimanere sull’esempio del torto, se quella persona decide di farci fare una brutta figura, in una determinata situazione, a distanza di anni da quando ha subito il nostro torto, quello che succede in quel momento sarà comunque la diretta conseguenza di ciò che noi le abbiamo fatto anni prima. E sicuramente il desiderio di vendicarsi in quella persona è nato in lei immediatamente, al momento stesso in cui ha ricevuto il nostro torto. Non anni dopo. Poi, ha solo aspettato quella che per lei poteva essere una occasione propizia per vendicarsi.

9. Nyo Ze Ho = L’Effetto Manifesto. Ovvero la retribuzione, positiva o negativa, cioè la risposta visibile alla causa interna e all’effetto latente. Per noi, appunto, la figuraccia (Causa Esterna) che quella persona ci ha fatto fare anni dopo aver subito il torto che noi le avevamo fatto, è esattamente il momento in cui quell’effetto latente prende forma concreta.

10. Nyo Ze Honmak kukyo To (Nyo Ze Hon matsu Ku Kyo To) = La Coerenza Dall’Inizio Alla Fine. E’ la immutabile via di mezzo che permea tutti gli altri nove fattori, cioè la vera entità di tutti i fenomeni. Coerenza di pensiero, parola e azione, ossia, parla e agisci in coerenza a come pensi. E questo ci riporta di nuovo all’aspetto. Esso è il più importante dei dieci fattori perché è proprio attraverso l’aspetto che si rivela la coerenza dall’inizio alla fine. Vale a dire come appariamo, cosa diciamo e cosa facciamo mostra nell’ambiente, nella società, chi siamo come individui. E anche la validità degli insegnamenti buddisti.

Da qui l’importanza per noi esseri umani di comprendere che ogni cosa che pensiamo, diciamo e facciamo è visto/giudicato dalla società/ambiente esattamente allo stesso modo in cui noi lo vediamo/giudichiamo nel nostro io più profondo. Il giudizio degli altri è solamente una estensione esterna del giudizio che, di fatto, noi abbiamo di noi stessi. Ad esempio, se temiamo di essere persone cattive, faremo sempre e inevitabilmente, sia chiaro non intenzionalmente, in modo di trovare questo giudizio negli occhi degli altri che ci guardano.

Le persone che mancano di coerenza tra quello che pensano e che poi dicono e fanno, sono persone tendenzialmente inaffidabili e incostanti. Persone che tendono a sentirsi quasi sempre inadeguate e fuori posto. Persone che tendono a vedere difficoltà ovunque e che si arrendono facilmente di fronte alle difficoltà.

Le persone che sono coerenti tra quello che pensano e come poi parlano e agiscono, al contrario, sono persone che tutti vorrebbero come amiche. Sono affidabili, costanti, ricche di umanità e solide. Sono persone che di fronte alle difficoltà, spesso, tirano fuori un coraggio e una forza tale che fino a quel momento magari neanche loro stessi sapevano di possedere. Ecco perché si dice che il vero valore, la vera stoffa di cui una persona è fatta, si vede da come affronta le difficoltà, più che in ogni altro momento.

Nichiren Daishonin, in una lettera a un credente scrisse:“Una piccola zampa di granchio può rovinare mille vasi di lacca” e “Anche una sola azione sconsiderata compiuta da una sola persona può distruggere gli sforzi compiuti da altre cento”. Questo vale sia per quello che accade all’intero del singolo individuo sia riguardo a come l’individuo agisce verso il suo ambiente.

Non importa quanto intensamente pensi a quello che desideri, quante magnifiche parole dici e quante azioni, sia pure imponenti, compi se non credi di meritare o di poter realizzare quello che desideri. Sarà come voler prendere dell’acqua da un pozzo senza avere un secchio. Il pozzo c’è, l”acqua c’è, la corda per calare il secchio anche, ma non hai alcun recipiente con cui raccogliere tutta quell’acqua che è lì, a tua completa disposizione.

Allo stesso modo, non importa quanto bene parli e agisci se non è coerente con quello che pensi. Prima o poi crollerai, facendo magari una azione sconsiderata o insensata, e da quel momento non sarai più credibile. Le altre persone tenderanno a dimenticarsi perfino di tutte le tue azioni virtuose precedenti. Questo proprio perché manca coerenza tra cosa senti e cosa manifesti. Questo tipo di dualismo è fonte di grande stress psico-fisico e porta all’esaurimento. Alla fine si sbotta. E quando questo accade, le persone che ci stanno intorno si sconcertano, si spaventano e si allontanano da noi.

Capisci perché è così importante essere coerenti, fedeli a se stessi, pensare, parlare e agire in modo consapevole, comprendere che tutto parte sempre da noi, e non dagli altri, per quanto ci riguarda.

Forse non potremo piacere a tutti. Sicuramente non piaceremo a chi non la pensa come noi e non condivide il nostro modo di vivere. Ma possiamo stare certi che le persone che entreranno a far parte della nostra realtà dal momento che scegliamo di vivere in coerenza con noi stessi, saranno persone così meravigliose che ci faranno sentire bene e cento, mille, volte sempre più convinti che vale la pena di continuare così.

E la coerenza consapevole dall’inizio alla fine, in tutto e per tutto, da parte di sempre più persone porterà sicuramente a un cambiamento in positivo delle sorti dell’umanità tutta e del mondo intero.

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Patrizia Maria Bianco.


“Camminando sulla strada della mia quotidianità

mi sono trovata su di un sentiero sconosciuto.

Non capivo perché

ma una forza misteriosa mi invitava

a continuare su quel sentiero.

Non potevo ignorarla,

dovevo andare avanti.

Ed a ogni passo,

dietro di me si richiudeva

l’oscurità delle mie paure

e delle mie incertezze.

Ma davanti a me,

proprio dal buio più profondo,

vidi spuntare una luce.

Ad un tratto il sentiero diventò

ripido e scivoloso

trascinandomi giù nelle profondità della terra.

Ma allo stesso tempo la luce davanti a me

cresceva di intensità.

E nel buio più profondo

prese forma,

afferrò le mie mani

e mi portò nel suo mondo.

Capii in quel momento che

quel mondo era dentro di me

fin dall’infinito passato

e per l’infinito futuro.

Ora e per sempre.

E mi fu chiaro che anche la luce era parte di me

da sempre.

Vita dopo vita.

Improvvisamente mi rendo conto che

quella luce è il mio cuore,

la mia anima,

la mia vita.

Quella luce è il mio angelo.

Un angelo di nome Barry.”

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.

“Che tu creda di riuscirci o che tu creda di non riuscirci, hai ragione comunque.”

Henry Ford

Tu puoi attrarre ricchezza nella tua vita, esattamente allo stesso modo in cui, che ti piaccia o no, puoi respingerla.

Quando credi di non poterti permettere qualcosa; quando lesini su tutto per paura di rimanere senza quel “poco” che hai; quando non ci provi nemmeno perché tanto sai già che non cambierà niente; quando … e qui possiamo andare avanti con tutti gli altri non che vuoi, di fatto, stai respingendo sia la ricchezza materiale che il benessere fisico e mentale.

Il non poter fare ti fa sentire frustrato, amareggiato, deluso, insofferente, depresso, stressato. Posso fermarmi qui? Non c’è bisogno che continuo vero?

Questo continuo stato di malessere, si ripercuote inevitabilmente anche nel corpo, innescando patologie dei tipi più svariati. Le cosiddette malattie psicosomatiche ad esempio.

Ora, se tu sei quello che pensi, quando pensi in modo così negativo e distruttivo, ogni cellula del tuo organismo si riproduce sulla base di questa tua emozione-vibrazione negativa. E cellule stressate e deboli non possono certo rendere un buon servizio al tuo organismo.

Questo, a sua volta, si manifesta attraverso il tuo malumore, la tua scarsa vitalità, la tua mancanza di entusiasmo. In un circolo che si autoalimenta all’infinito.

Quando vivi in questo modo, di fatto, stai adottando un atteggiamento mentale negativo. E penserai che non c’è abbastanza per tutti, che al mondo stanno bene solo i furbi e i disonesti, che i tuoi diritti dovrebbero valere più di quelli di altri o che purtroppo altri godono di diritti, a spese tue, che a te sono negati. Questo tipo di pensieri, a loro volta, sfociano in sentimenti come la diffidenza, il risentimento, la rabbia, l’intolleranza.

Naturalmente poi, nella società, è facile trovare altre persone che, nutrendo questo stesso tipo di pensiero, contribuiscono a creare la cosiddetta realtà in cui vivi. Una realtà in cui molti individui stanno spesso bene, purtroppo, a spese di altri, ad esempio.

Eppure se ti chiedo cosa vuoi, come vuoi che sia la tua vita, cosa ti piace fare, niente di quello che ho detto sembra avere a che fare con te. Ed è così che dovrebbe essere!

Tu vuoi stare bene, essere sano, poterti permettere le cose che desideri, poter fare le cose che desideri, essere gentile e generoso con tutti. Vuoi vedere i tuoi cari felici, vuoi essere felice tu! Ed è giusto che sia così! Ne hai tutto il diritto! E anche il potere!

Tutto quello che devi fare è invertire la rotta. Comincia da oggi in poi a investire tutta l’energia che hai speso fino adesso ad annaspare per stare a galla, nella creazione di valore. Creare valore, significa trovare un modo per stare bene che benefici anche gli altri. Non il contrario.

Perciò, per attirare benessere e ricchezza nella tua vita, è necessario che tu decida di pensare in modo positivo e costruttivo. È inoltre necessario che tu sia onesto con te stesso e che tu veda chiaramente dove vuoi andare. Pensa accuratamente a quello che vuoi e togli la tua attenzione, immediatamente, da tutto quello che non vuoi. Sii determinato nell’autodisciplinarti, perché l’unica persona al mondo che può darti degli ordini sei tu.

Abbi sempre cara la tua salute e fai in modo di restare sano, al massimo delle tue capacità. Se credi veramente che ci sia qualcosa di più grande di te in questo mondo, sperimenta, metti alla prova la tua fede e affidati con tutto il cuore. Sii ponderato e sviluppa saggezza, ti tornerà utile per gestire tempo, denaro e relazioni umane. Consultati e collabora con persone fidate che ti possono supportare nei tuoi progetti, perché come si dice: “Un cervello pensa per uno, due cervelli pensano per tre.”

Fai tesoro di tutte le sconfitte che hai subito e semmai ce ne fossero delle altre. Un giorno quello che hai imparato dalle tue sconfitte potrebbe tornarti molto utile per vincere. Sforzati di avere una immaginazione creativa, è già dentro di te. Tira fuori entusiasmo dal tuo cuore e sorridi alla vita, perché la vita è bella nonostante tutto. E se hai un atteggiamento mentale positivo e credi di riuscirci puoi farcela.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Stop Being Perfect : Unleash Your Creativity dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.


Questo articolo è stato scritto da diggy, di Upgrade Reality.


Veniamo tutti indottrinati a raggiungere la perfezione. Comincia tutto a scuola quando ci insegnano ad ottenere voti perfetti o risultati del 100% su un test. Le riviste di bellezza ci dicono che la pelle deve essere perfettamente liscia e uniforme. I media ci dicono che il nostro pavimento e la nostra casa devono essere perfettamente puliti, senza nemmeno una macchia. È la società di oggi, la perfezione è l’obiettivo, e tutto quello che è sotto questo standard, è pura ordinarietà.

Poiché la perfezione è impossibile da ottenere, “con sorpresa” molti di non la raggiungono mai. Dopotutto, quale persona è davvero perfetta da svolgere un lavoro in modo assolutamente perfetto ogni singola volta? Questo è un fattore che contribuisce molto alla depressione e alle credenze limitanti nelle vite di molte persone in tutto il mondo.

Se la tua aspettativa è la “perfezione” ma non riesci a raggiungerla, allora deve esserci qualcosa che non va in te. Da una logica deduzione deve significare che sei un fallimento. (E io credo che ciò sia vero solo se tu credi che sia così).


La Perfezione Estingue La Creatività


La creatività è unica e originale.

Non ci sono parametri standard richiesti o linee guida per come dovrebbe essere o che forma dovrebbe assumere. Con l’impostare una aspettativa sul risultato finale (e quella aspettativa sia la perfezione) e col trasformare la creatività in un processo, ci scoraggiamo dal sperimentare nuovi metodi o dal dare vita a nuove idee.

La ragione per ciò è semplice: evitando di addentrarsi nell’ignoto o nell’incertezza, la perfezione è molto lontana dal “garantito” quindi imbocchiamo il sentiero più sicuro e certo per cercare di raggiungere la perfezione. (Che di solito è quel sentiero monotono e scontato che finiscono col prendere tutti).


Il seguente è un estratto dal libro “Linchpin” di Seth Godin.


Un tale sta viaggiando in un vagone di prima classe di un treno, in Spagna, e con suo grande piacere, si accorge che è seduto accanto a Pablo Picasso. Raccogliendo tutto il suo coraggio, si volta verso il maestro e gli dice:

“Signor Picasso, lei è un grande artista, ma perché tutte le sue opere, tutte le sue opere moderne sono così contorte? Perché non dipinge la realtà invece che tutte queste distorsioni?”

Picasso esita per un attimo e poi domanda:

“Allora come credi che la realtà sia?”

L’uomo afferra una foto di sua moglie dal suo portafoglio.

“Ecco, così. Questa è mia moglie.”

Picasso prende la fotografia, la osserva, e sogghignando afferma:

“Davvero? È davvero molto piccola. E anche piatta!”


Diciamo per esempio che tu voglia diventare un pittore esemplare come Pablo Picasso. Dici a te stesso che l’unico modo per diventare un grande artista è quello di dipingere una perfetta replica di una fotografia, perché se sarà perfetta sarà simbolo di grande bravura ed abilità e tutti quanti penseranno che tu sia un pittore magnifico.

Se segui questo approccio temo che non diverrai mai un grande artista.


Smetti di Essere Perfetto (Per Gli Altri)


Se smetti di cercare di accontentare gli altri cercando di andare incontro alla loro definizione di perfezione, ti togli un sacco di peso dalle spalle. Questa aspettativa del fare qualcosa di perfetto è un gran stress che costantemente ti mangia da dentro, risucchiando la tua energia emotiva che potresti sfruttare molto meglio (ad esempio, nell’essere creativo ed artistico).

Dovresti fare ogni cosa al meglio delle tue capacità, cosicché tu possa essere soddisfatto del tuo operato. Battiti per trovare la tua personale interpretazione di perfezione (che potrebbe essere l’esatto opposto dell’idea popolare). Quello che intendo con questo è che non devi fare qualcosa di assurdo e stupido solo perché ti vuoi ribellare alla perfezione.

Dovresti lavorare su qualcosa fin quando non sei totalmente soddisfatto di tale creazione che senti di aver raggiunto quel risultato che ti eri prefisso.

Lascia che il genio e l’artista in te splenda. Potresti pensare di non essere un genio, né tanto meno un artista perché te lo sei ripetuto per molto tempo. O forse altre persone ti hanno sminuito dicendoti che non eri un genio e nemmeno un artista, e tu gli hai creduto.

Io credo che ognuno sia bravo in qualcosa. Ogni singola persona ha un dono unico e speciale o un modo di esprimere se stesso che porta un cambiamento positivo nella propria vita o almeno in un’altra persona. Ad ogni modo, se non proviamo mai cose nuove e corriamo il rischio di venir derisi o umiliati (o anche rischiare di fare un totale buco nell’acqua), non scopriremo mai il vero genio e l’artista che è dentro di noi.

Alcune delle persone più grandiose di tutti i tempi (prendi i Fratelli Wright ad esempio) sono state ridicolizzate per le loro idee e i loro lavori agli inizi. Quelle persone non se la sono presa troppo ed hanno continuato a dedicarsi in quello che credevano con passione e questo li ha condotti ad essere davvero notevoli, eccezionali.


Sii Creativo Per Le Giuste Ragioni


Tutti abbiamo un dono che è in grado di influenzare le persone in un modo unico, che sia con le parole, o la musica, il dipingere, lo sport, il cibo, gli edifici o qualunque cosa ti riesca di pensare, la lista è davvero infinita. E anche se non sei il migliore al mondo in qualcosa, se ci metti tutta la tua passione, la tua passione può essere d’ispirazione e motivazione per gli altri.

Tutto questo parlare di essere creativi ed artistici può averti ispirato a smettere di seguire le regole così rigidamente e di riflettere sul significato di perfezione che richiedi da qualunque cosa fai. Potresti voler esplorare il bordo della scatola nella quale ti sei confinato fin’ora, che è l’inizio della scoperta del vero artista e del genio in te.


Ecco alcuni punti sulla creatività:


  • Non essere creativo perché devi e perché gli altri si aspettano questo da te.
  • Non essere creativo per poter così avere soldi o un beneficio materiale.
  • Sii creativo perché questo è il tuo dono al mondo. Fai la differenza col tuo genio e la tua arte. (Definisco arte quel qualcosa che fai dal niente che ha un impatto positivo e può cambiare qualcuno).

Le cose che creerai hanno la possibilità di cambiare le vite degli altri e il mondo stesso per come lo conosciamo noi, in meglio. Se sei creativo perché ami il processo del creare la tua forma d’arte e ami condividerla con gli altri, allora scoprirai con piacere che ciò ti porterà benefici materiali ed economici. Potresti diventare famoso o ricco per le cose che crei, ma non dovrebbe essere quella la ragione per la quale sei creativo.


Fai La Scelta


Hai la scelta di liberarti dalle aspettative di perfezione della nostra società. Hai la scelta di non seguire il sistema dove le altre persone ti dicono come vivere e quello che puoi o non puoi fare. Permetti al tuo genio e al tuo artista interiore di esprimersi. All’inizio potrebbe essere difficile e potresti sentirti assolutamente negato, proprio perché hai soppresso quell’artista e quel genio dentro di te per tanti anni.


Non lasciare che la credenza falsa e limitante del “non ho talento né vena artistica” ti trattenga dall’esprimere te stesso. Cerca qualcosa che ti piaccia fare e concentra le tue energie e la tua attenzione su quel qualcosa. Anche se all’inizio fai schifo in quella cosa, la tua passione e la tua energia ti faranno andare avanti e ti faranno continuare a provare. Migliorerai e migliorerai e alla fine riuscirai a creare qualcosa che influenzerà in modo positivo la vita di molte persone.

Tutto quello che devi fare è decidere. Però non devi farlo perché te lo sto dicendo io, fallo per te stesso. Vivi per le tue aspettative e segui il tuo cuore e la tua passione, questo ti permetterà di esprimere te stesso nel modo in cui avresti sempre fatto per natura. Smetti di cercare di essere perfetto e comincia ad essere creativo ed artistico. Condividi il tuo dono unico e speciale con il mondo.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

How to Be Insanely Useful and Find Joy: the Ashoka Method dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.


Sei utile? È una domanda strana, perché di solito consideriamo utili oggetti e strumenti. Lascia che ti ponga la domanda in modo diverso:

Valorizzi la vita degli altri?

Se a questa domanda puoi rispondere “si” allora sei utile.

Con “valorizzare” intendo che quello che fai migliora la vita di qualcuno, portandovi gioia al suo interno.

Ma per quanto riguarda la tua di gioia? Qual’è il tuo stato di benessere?

La cosa strana è che la nostra vita viene valorizzata dall’aiutare gli altri. Quando portiamo la gioia nel cuore degli altri, proviamo gioia noi stessi.

Non deve necessariamente trattarsi di azioni eclatanti. Il mondo è migliorabile grazie a piccole azioni positive.


Non possiamo fare cose grandiose, ma solo piccole cose con grande amore.

Madre Teresa


i Tre Pilastri della Benevolenza


1. Rispetto
Gli antichi insegnamenti buddisti parlano dell’aspirazione ad ahimsa, ovvero alla non-violenza. Espressa in chiave positiva, si intende l’avere il rispetto per ogni forma di vita. Suona bene, non credi? Ma cosa ne dici della zanzara sul tuo braccio o del ragno nella doccia? E di quelle brutte e taglianti parole che ci escono di bocca in un momento di intensa rabbia? Si, il rispetto per la vita è ad un livello più alto. È facile picchiarsi a vicenda ma la pratica di ahimsa implica il guardarsi con il gentile occhio della compassione. Cadiamo, falliamo, inciampiamo, vacilliamo – durante tutto questo percorso la luce che guida la nostra ispirazione ci fa avanzare.


Attraverso il rispetto per la vita, entriamo in una relazione spirituale col mondo.

Attraverso la pratica del rispetto per la vita diventiamo buoni, profondi e vivi.

Albert Schweitzer


2. Saggezza

Saggezza significa guardare le cose nel loro insieme. Significa lasciare andare la nostra visione ristretta del mondo che pare girare in termini esclusivi di “io”, “mio”, “me”. Quando guardiamo con gli occhi della saggezza, possiamo vedere la sofferenza e le gioie degli altri. Possiamo collocare le nostre esperienze personali in un contesto decisamente più vasto.


Se sono stato di servizio, se sono riuscito a vedere di sfuggita un po’ di più dell’essenza e della natura del bene estremo, se mi sarò sentito ispirato a raggiungere orizzonti più ampi di pensiero ed azione, se sarò stato in pace con me stesso, sarà stata una giornata di successo.

Alex Noble


3. Gentilezza

Le azioni gentili vanno oltre la non-violenza. Significa che sentiamo il bisogno di un altro essere, e creiamo agio e gioia attraverso le nostre azioni. Un sorriso, un saluto, un pranzo cucinato per amici troppo impegnati, una visita a qualcuno che è solo o malato, lasciar passare qualcuno davanti, quando sei in coda al supermercato – la lista di possibili azioni positive è infinita.


Nessuna azione gentile è fine a se stessa. Una azione gentile porta ad un’altra azione gentile. Il buon esempio viene seguito. Un singolo atto di gentilezza butta fuori radici in tutte le direzioni, e le radici crescono e germogliano, fino a creare nuovi alberi. La parte più meravigliosa che la gentilezza fa nei confronti degli altri è che rende gentili anche loro.

Amelia Earhart


Il Metodo Ashoka


Quando aspiriamo ad un nuovo modo di essere, è buona cosa avere un modello di riferimento. Qualcuno che c’è passato, che ha superato quella situazione. Tanto tempo fa, nella storia antica, possiamo trovare una persona la quale luce può ancora illuminare il nostro cammino. Infatti, se vi fosse qualcosa come un Premio Nobel per la Pace Postumo, il grande imperatore Ashoka sarebbe davvero un potenziale pretendente. Ecco perché chiamo questo modo di essere follemente utili e di trovare la gioia, il metodo Ashoka.

Ashoka il Grande visse dal 304 a.C. al 232 d.C. Ha governato su un impero che si espandeva su gran parte del subcontinente indiano inclusi gli odierni Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, e gli stati indiani dell’Assam, Kerala, Andhra e Kalinga. Insomma ti sei fatto un idea – il suo impero era vastissimo.

Durante i primi 10 anni della sua reggenza il Grande Ashoka era un temuto e spietato guerriero. Poi il suo cuore cambiò. Si dice che dopo che le sue truppe ebbero vinto la guerra di Kalinga, Ashoka camminò sul campo di battaglia e pianse tutta la morte e la sofferenza che aveva causato. Decise di regnare in accordo con i principi buddisti della compassione, dell’amore, della verità e della tolleranza. Ashoka non prese parte più a nessuna guerra. Fece dei regni limitrofi così facilmente rovesciabili, invece dei degni alleati. Il benessere e la prosperità del suo popolo erano davvero importanti per Ashoka, tanto che questa sua passione lo spinse a promuovere la conoscenza attraverso delle università aperte a tutti. In uno dei suoi editti, incisi su pietra, Ashoka chiama se stesso “colui che tratta tutti con amore”.

Sappiamo molto su Ashoka perché ha fatto incidere molti dei suoi editti su pietra – e molti di questi pilastri e rocce resistono tutt’oggi.

Qui ci sono alcuni esempi dei suoi editti:


Lungo le strade ho fatto piantare alberi di fico del Banyan, cosicché possano fare ombra agli animali e agli uomini, ed ho fatto piantare boschetti di mango. Ad intervalli di otto krosas, ho fatto scavare pozzi, costruire case di riposo, e in vari luoghi, ho fatto s’ che vi fossero zone acquifere per l’uso dei animali e degli uomini.

Ashoka il Grande


Puoi vedere una foto del pilastro con inciso l’editto QUi.


Tutte le persone sono figli miei. E il bene che desidero per i miei figli, e la gioia e il benessere che desidero per loro in questo mondo e nel prossimo, è quello che desidero anche per tutte le altre persone. Non potete comprendere quanto profondamente io desideri questo, e se alcuni di voi capissero, non capireste pienamente l’essenza del desiderio che ho.


Puoi percepire la profondità dell’aspirazione di Ashoka. È acclamato per aver costruito ospedali per animali, come per gli uomini, e per l’aver rinnovato le strade principali in tutta l’India. In tutto questo suo operato ahimsa, o il rispetto per la vita, è stata la sua guidante aspirazione.

Ashoka ha elevato gli standard di vita creando transiti d’acqua e sistemi d’irrigazione per il commercio e l’agricoltura. Trattava i suoi sottoposti come eguali a prescindere dal credo religioso, dall’appartenenza politica o di casta. È tutt’ora riverito in India e il Capitello del Leone che era collocato sopra una delle sue colonne è diventato simbolo nazionale dell’India.

Ashoka avrebbe potuto meritarsi il Premio Nobel per la Pace (se fosse stato disponibile all’epoca)? Cosa ne pensi?

Ashoka cambiò il suo cuore, e decise di diventare estremamente utile. Anche noi possiamo cambiare il nostro cuore e vivere per “servire”. E la cosa meravigliosa è che non siamo esclusi da questa equazione. Vivere per servire significa anche trattare noi stessi con gentilezza e compassione.

E se desideri più felicità nella tua vita, essere estremamente utile è la rotta più diretta alla gioia. Gioia condivisa.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Spesso sento le persone dire che, vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non fa alcuna differenza perché in sostanza stiamo comunque parlando di mezzo bicchiere. Perciò, loro dicono, se sei ottimista vedi il bicchiere mezzo pieno, se sei pessimista lo vedi mezzo vuoto. Tutto qui. E chiedo io: “Ti sembra poco?”

Si dice che l’essenziale è molto spesso invisibile agli occhi. E io credo proprio che sia vero.

È la sostanziale differenza che c’è tra l’atteggiamento mentale di chi vede il bicchiere mezzo pieno e quello di chi lo vede mezzo vuoto che cambia completamente il significato delle cose e la vita delle persone.

Chi vede il bicchiere mezzo pieno, tende a sentire gratitudine per quello che ha, confida di ottenere ciò che desidera, usa l’immaginazione e lavora di fantasia. Di conseguenza vive in maniera attiva, con speranza e prende la vita con serenità. Riesce a lasciarsi sorprendere e si emoziona anche di fronte a piccole cose.

Chi tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, invece, tende a sentirsi perennemente insoddisfatto, vittima del comportamento altrui. Tende a invidiare quelli che stanno meglio, vede il male in ogni cosa, ha una spiccata tendenza alla lamentela, vive facendo il minimo indispensabile perché tanto il futuro è nero e incerto comunque.

Niente è motivo di gioia perché in ogni cosa il pessimista riesce a vedere soltanto l’aspetto negativo, e se anche riconosce un aspetto positivo, pensa che non sarà certo a suo vantaggio. Perché tanto il mondo è ingiusto, perché tanto il governo è ladro, perché piove, e perché…, perché…

Anche ad una lettura poco attenta non sfugge la differenza di qualità della vita che distingue queste due “correnti di pensiero”. Non trovi?

Tu, quale direzione scegli di dare ai tuoi pensieri, alle tue emozioni e ai tuoi sentimenti?

C’è anche un’altra cosa che merita la tua attenzione.

Questo mondo è affollato di persone che, anche se sulla spinta emotiva di buoni sentimenti, si schiera contro le cose che teme o che non vuole.

Ci si schiera contro la guerra, contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali, contro la fame nel mondo e così via, chi più ne ha, più ne metta.

Poco importa se tutte queste persone gridano NO a tutto questo! Di fatto stanno dando a tutto ciò che non vogliono la loro attenzione, la loro energia. E in virtù del fatto che ciò a cui ti opponi persiste, quello che si ottiene è soltanto un aumento: della violenza, un aumento della fame e della povertà, e dovunque si combattono guerre grandi, guerre piccole e guerre di ordinaria e disperata quotidianità.

Quanto costa ad esempio, in soldoni, organizzare grandi manifestazioni contro? E quanto costerebbe, invece, realizzare progetti educativi mirati a insegnare il rispetto?

Perciò, ancora una volta, ti dico: sposta la tua attenzione da ciò che non vuoi a ciò che vuoi. Riorienta positivamente i tuoi pensieri! Scegli consapevolmente dove indirizzare le tue emozioni e la tua energia.

Non proclamarti contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali perché questo non la fermerà. Anzi; Proclamati, insegna e agisci a favore del rispetto delle donne, dei bambini e degli animali.

Non accanirti contro quel dato politico. Probabilmente vincerà comunque; Sii, invece, a favore e quindi sostieni il suo avversario.

Non inneggiare contro la guerra. Non la fermeranno per questo; inneggia, insegna e agisci in favore della pace. Risolvi in primo luogo i tuoi conflitti interiori, le contraddizioni che albergano nel tuo cuore e trova la pace in te stesso. Perché tutto parte da lì.

Madre Teresa diceva: “Non parteciperò a nessuna marcia contro la guerra. Ma se organizzate una marcia per la pace, chiamatemi.”

E tu, in cosa vuoi investire la tua energia? Che tipo di direzione vuoi dare al tuo futuro, a quello dei tuoi figli e a quello dell’Umanità?

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Dunque, abbiamo detto che, nella tua mente la tua coscienza e il tuo subconscio collaborano armoniosamente. E che il tuo subconscio è la sede delle tue abitudini, dei tuoi ricordi, dei tuoi principi inviolabili di condotta, di forze note e di forze sconosciute, che influiscono sulla tua personalità e sul tuo carattere e interagisce costantemente con la tua coscienza.

Ma che cos’è la coscienza? Per spiegarlo nel senso più ampio non basta certo lo spazio di poche pagine.

Perciò ti parlerò solo degli aspetti della coscienza che può esserti utile comprendere bene allo scopo di creare la realtà che desideri per te stesso, nella tua vita.

Il significato di “prendere coscienza, diventare coscienti di, essere coscienti, avere coscienza di”, è: diventare consapevoli, essere consapevoli. Prendere coscienza di essere molto più di quello che credevi. E, di conseguenza, avere coscienza di essere un microcosmo in un macrocosmo.

È la tua consapevolezza del fatto che la Creatura e il Creatore sono una unica realtà.

È la tua coscienza che risveglia in te la tua fede e la tua fiducia nel tuo potere, che è tutt’uno con l’Universo.

Il Buddismo, ad esempio, classifica le funzioni spirituali di percezione e discernimento in 9 coscienze.


Le prime 5 coscienze corrispondono ai 5 sensi: Vista, Udito, Tatto, Gusto, Olfatto.

Ogni organo include le funzioni di percezione e discernimento, quindi ogni organo di senso possiede da solo una coscienza.

Le coscienze dalla sesta alla nona corrispondono alle funzioni percettive proprie della mente umana.


Quindi, la sesta coscienza, integra le percezioni delle altre cinque coscienze per formare immagini coerenti e giudizi rispetto al mondo esterno.


La settima coscienza corrisponde alla razionalità e alla ragione. Riguarda il nostro mondo interiore, la capacità di porci domande e di riflettere su noi stessi. Si ritiene che la consapevolezza dell’io e l’attaccamento a esso abbiano origine dalla settima coscienza, così come tutte le “grandi” domande sul senso della vita.


L’ottava coscienza corrisponde all’enorme voragine mai colma dell’inconscio, così chiamata perché in essa si accumulano, come tanti “semi” tutti gli effetti potenziali delle proprie azioni buone o cattive. È il deposito delle tracce lasciate in noi dalle infinite esperienze compiute dall’infinito passato sino a ora attraverso pensieri parole e azioni. Queste tracce determinano ogni aspetto della nostra attuale esistenza individuale, dalle sembianze fisiche alle condizioni di vita, dalle malattie al carattere, dai particolari talenti alla durata della nostra vita, determinando così la direzione in cui la nostra vita tenderà a svilupparsi.


Infine, c’è la nona coscienza, la natura di Budda. Questa è la sorgente stessa della vita. E lo scopo della pratica buddista è di stimolare il risveglio di questa coscienza pura e incontaminata dal karma che ha il potere di illuminare tutte le altre 9 coscienze.

Nichiren Daishonin ribadisce che «il corpo è il palazzo della nona coscienza», la natura di Budda è una facoltà umana innata, una coscienza dormiente che, una volta risvegliata, ci permette di vedere con altri occhi la realtà, di andare oltre i preconcetti della mente e le limitazioni del karma, e indirizzare la nostra vita nella maniera migliore, esattamente come desideriamo, per creare felicità in noi e intorno a noi.

Ma la coscienza della mente è anche la dimora del senso di colpa. Quel senso di colpa che la stragrande maggioranza delle persone sperimenta nel suo ordinario: “ Potevo fare di più, potevo fare meglio, non sono all’altezza, ho deluso Tizio, ho fatto un torto a Caio, è colpa mia se… , ecc., ecc.” E tu? Soffri di sensi di colpa? Se sì, liberatene alla svelta. Perché? Perché il subconscio non dimentica mai niente e sa usare le proprie facoltà altrettanto efficacemente della coscienza.

Il subconscio, infatti, risponde ai bisogni dell’individuo, che non si libera dei sensi di colpa con un atteggiamento mentale positivo, facendolo soffrire e ammalare. La sensazione di essere in colpa può sorgere da varie cause, ma di fatto essa induce la persona che si sente in colpa a ritenersi in debito, a provare vergogna, frustrazione o un senso di costrizione. Sensazioni insopportabili che occorre eliminare. Perciò, se hai un senso di colpa, sbarazzatene!

Per liberarti dal senso di colpa, per prima cosa riconosci il senso di colpa e l’intenzione di correggerti.

Quindi, correggiti.

Fai pensieri e azioni differenti.

Ascolta o leggi del materiale motivazionale accentrato sull’atteggiamento mentale positivo e sulle Leggi che regolano questo Universo come, ad esempio, la Legge dell’Attrazione. Assimilane i principi e applicali alla tua situazione.

Cerca sinceramente di sviluppare una profonda gratitudine per quanto hai.

Se ti senti dispiaciuto, ad esempio, per il tuo comportamento in determinate situazioni, un sincero dispiacere implica necessariamente la decisione di smettere di comportarti in quel dato modo.

Il carattere non si eredita, può essere appreso o insegnato.

Assumiti la responsabilità di decidere come vuoi essere e sii semplicemente come vuoi essere.

Spetta a te capire ciò che per te è giusto o errato.

Distinguere il bene dal male in un certo momento o in una determinata vicenda.

Fare in ogni circostanza la scelta che tu ritieni appropriata.

Spetta sempre e soltanto a te stabilire i principi che ti guideranno verso gli obiettivi che desideri.

Orienta costruttivamente i tuoi pensieri, controlla le tue emozioni, agisci in senso concreto e realizza la vita che tu desideri per te stesso e per i tuoi cari.

Puoi fare tutto da solo se vuoi, ma il modo migliore di riuscire a compiere la propria “rivoluzione evolutiva” può essere quello di frequentare regolarmente altre persone, ad esempio,una comunità religiosa in cui senti di riconoscerti e in cui puoi coltivare relazioni di amicizia con persone che condividono il tuo stesso scopo, incoraggiandovi a vicenda. Prega tutti i giorni, chiedendo a Dio o all’Universo, che ti venga mostrato come puoi far emergere dalla tua vita quell’enorme potenziale che è esattamente lì, dentro di te, da sempre. E se continui a cercare la risposta, ascoltati e la troverai.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Stillness is a Powerful Action dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Trova la calma nel caos.


L’attività conquista freddezza, ma l’immobilità conquista calore.”

Lao Tzu


Articolo scritto da Leo Babauta.

È un pregiudizio della nostra cultura che lo stare fermi sia sinonimo di pigrizia, come essere intrappolati in una fase di non azione, come qualcosa di negativo.

Ma non lo è. È una azione, e potente invece.

Inoltre, può cambiarti la giornata, e di conseguenza, può cambiarti la vita.

Sei nel bel mezzo di una giornata frenetica, sommerso dal lavoro, dalle riunioni e dalle email, vieni interrotto continuamente, o vessato dai tuoi bambini, da telefonate, da mansioni da svolgere e dalla routine.

Vai in pausa. Fermati un minuto, e respira. Chiudi gli occhi, e trova la calma immobile dentro di te. Questa fermezza si diffonde per tutto il tuo corpo, e attraverso la tua mente. Ti calma, ti indirizza, ti concentra su quello che stai facendo adesso, non su tutto quello che devi ancora fare o che ti è accaduto.

L’immobilità diventa una azione di trasformazione.

L’immobilità può essere una potente risposta alla confusione degli altri. Può essere un modo di allontanarti dal ronzare del mondo, di riprendere il controllo della tua vita. E di ricordarti cosa davvero conta, cosa è davvero importante.

Come metterla in pratica.

L’immobilità, stranamente, non viene naturale a molte persone. Quindi meglio allenarsi.

1. Comincia la tua giornata con la immobilità. Sia che tu ti sieda con una tazza di caffè mentre il mondo si risveglia, o che tu seduto su un cuscino concentrandoti sulla respirazione, l’immobilità è un potente modo per cominciare la tua giornata. Imposta la modalità in cui le cose entreranno nella tua vita. Farlo anche per 5-10 minuti sarebbe meraviglioso.

2. Ritagliati regolarmente delle pause di immobilità. Ogni ora imposta una sveglia sul tuo PC, o sul cellulare. Pensa a quella sveglia come ad una campana che suona, ricordandoti di stare fermo per un minuto. Durante questo minuto, concentrati come prima cosa sul tuo respiro, per riportarti sul momento presente. Lascia che le preoccupazioni del mondo scorrano via dalla tua persona – lasciale andare via col tuo respiro. E poi permetti al tuo focus di espandersi, di andare oltre la respirazione, giù per i tuoi sensi, uno alla volta.

3. Quando il caos ruggisce, vai in pausa. Nel mezzo di un momento di crisi o in una giornata insopportabile, fermati. Stai immobile. Fai un profondo respiro, e concentrati sull’aria che entra nei tuoi polmoni, e che con leggerezza poi esce. Cerca la tua immobilità interiore e poi fai sì che la tua azione successiva sia guidata da quella calma immobile. Concentrati solo sulla seguente azione.

Lascia che l’immobilità diventi la tua azione più potente.

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