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mercoledì, marzo 10th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

8 Unconventional Ways to De-stress and Release Tension dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Questo articolo è stato scritto da Kai Jai, un Coach Motivazionale per il raggiungimento del Successo, Istruttore di Yoga e Blogger di SharingSuccess.tv. Ama insegnare alle persone l’arte dell’inseguire le proprie passioni.


Mentre ci muoviamo durante la nostra vita quotidiana, ci ritroviamo spesso a dover affrontare ostacoli e sfide che possono farci ritrovare in situazioni stressanti e causanti ansia, in entità variabili. Quindi per essere più rilassato e libero dalla tensione è importante rompere la nostra routine e scovare modi per allontanare lo stress. Questo processo può essere molto semplice, o molto profondo, ma perché non provare qualcosa di diverso? Qui ci sono 8 modi, molto probabilmente non presenti nella tua routine, per allentare lo stress e spegnere la tensione.

1. Massaggiati le orecchie. Massaggiarsi le orecchie è un modo fantastico per rilasciare le endorfine nel cervello e per sentirsi bene. E la bellezza è che richiede sono pochi minuti di tempo. Comincia col massaggiarti gentilmente i lobi con pollice e indice. Poi continua col frizionare i bordi delle orecchie partendo dal basso e salendo verso l’alto. Queste parti delle tue orecchie hanno piccoli punti che sono direttamente collegati a delle parti del corpo specifiche. Come rilasserai loro, il relax arriverà fino anche alla parte del corpo. Finisci col massaggiare la parte dietro dell’orecchio, l’osso che percepisci all’attaccatura con l’indice e il dito medio.

2. Dipingi con le dita. Se pensavi che sporcarsi e dipingere con le mani fosse una cosa solo per bambini, pensa diversamente. Dipingere con le dita ti permette di divertirti, di essere artistico e di stare in contatto col tuo bambino interiore. Ti fa esprimere la tua creatività e spontaneità senza aspettative. Quindi, perché non essere il creatore di qualche bel pezzo di arte astratta? Fai un salto in un negozio di giocattoli per bambini, e procurati una confezione di colori per bambini dai 10 anni in su.

3. Smantella il tuo salotto. Prendi nota e osserva quante cose hai accatastate per la casa, specialmente in salotto – quel luogo dove spesso ti abbandoni per qualche momento di relax. Fai un po’ d’ordine e apprendi il potere dell’arte del minimalismo. Sbarazzati di qualunque cosa che non ti serva o che tu non stia usando. Regala o vendi quello che esce da casa tua. Crea uno spazio pulito di pace e tranquillità. È anche più facile rilassarsi quando non sei circondato da pile di panni da stirare, di lavoro, marchingegni elettronici ed anche letture varie perché il tuo subconscio non pensa che tu stia sgobbando abbastanza.

4. Lo Yoga della Risata. Tutti sappiamo del potere della risata, quel qualcosa dall’effetto meraviglioso sul nostro umore, che può farci sempre sentire davvero bene. D’altro canto però, non accade sempre facilmente e frequentemente. Un modo divertente pazzo di farti ridere incontrollatamente è quello di trovare (anche tramite Google) un corso o alcune lezioni di Yoga della Risata. Potresti ritrovarti a dover uscire dalla tua zona di comfort ma ti ritroverai coinvolto in una piacevole e divertente sorpresa.

5. Procrastina. Fai una lista delle cose da fare e poi non farle. Chiamala la tua lista della procrastinazione. Poi decidi di buttarti in qualcosa che vuoi davvero fare. E quando ti sentirai pronto ed ispirato per fare qualcosa sulla tua lista della procrastinazione, parti e falla. Forse scoprirai che non sono cose che devi realmente fare, oppure qualcuno potrebbe offrirsi di farle al posto tuo. Sono fermamente convinto che se non accetti di fare con gioia ed entusiasmo quello che devi fare, forse è meglio non farlo. Procrastinando riuscirai spesso a lasciare andare la tua resistenza e a rilassarti.

6. Sii brutalmente onesto. Ti sei mai sentito frustrato perché volevi dire qualcosa a qualcuno ma poi non l’hai fatto paura che qualcosa accadesse, per paura di quello che l’altra persona avrebbe potuto pensare, o come l’avresti potuta far sentire. Invece di imbottigliare le cose e ingoiare il rospo, il che ti causa stress e tensione non indifferenti, perché semplicemente non buttarsi sul potere che ha una sana chiacchierata onesta? Esprimi le tue emozioni e afferma quello che pensi e senti davvero, senza essere rude od offensivo. Afferma quello pensi ad alta voce, con coraggio. Fai caso a quanto sollevato ti sentirai poi.

7. Danza sotto la pioggia. Quanto spesso vedi le persone arrabbiarsi e correre a coprirsi quando comincia a piovere? La prossima volta che pioverà, divertiti un po’, lasciati bagnare, e balla sotto la pioggia. Raccogli tutti i tuoi sensi e goditi quel momento. Canta perfino, se vuoi. Sarai sorpreso di quanto rinfrescante e ringiovanente sia. Per quelli di voi che abitano in paesi dal clima freddo, provate a ballare tra la neve o a fare angioletti nella neve.

8. Goditi la permanenza. Invece di viaggiare e andare da qualche parte per le vacanze, resta a casa e goditi una bella permanenza a casa. Per renderla una avventura, procurati una mappa di una località molto vicina che puoi magari raggiungere in bus o passeggiando, tipo escursioni. Se vivi in un luogo freddo potresti farti una sciata, o agguantare il tuo snowboard. Prova nuove attività come lo scattare foto al panorama. Fai un salto in qualche caffè locale che ti suoni attraente e nel quale non sei mai stato. Se hai bisogno di prenderti un attimo di stacco ed hai dei bambini, chiedi ad un’amica o ad un parente di prendersene cura. Divertiti ed esplora la tua zona.

Quando veniamo sommersi da momenti di eccessivo impegno, a volte non ci serve altro che fare un passetto in dietro, accantonare un attimo quello che stiamo facendo, e inseguire nuove piccole passioni che dissolvano la tensione e che creino esperienze felici e libere dallo stress. Spero sinceramente che tu provi uno o più di questi suggerimenti, ricordandoti di divertirti, di essere presente nel momento che stai vivendo ed osservare l’ansia che se ne scorre via da te.

lunedì, febbraio 08th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Affermazioni Che Orientano L’Energia tratte da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee). Conclusione curata da Patrizia Maria Bianco .


Da qualche parte, nei recessi della tua mente, si svolge un dialogo incessante. Pensieri incompleti, alcuni dei quali appartenuti ad altre persone, hanno plasmato un borbottio costante. Sono pensieri che non sempre hanno a cuore il tuo bene. Indossano i panni del tuo sé e ti dicono: “Non ti senti bene. Non ce la farai mai. Sei stupido, brutto, mediocre, diverso. Non sei abbastanza buono, sei malato. Il tuo successo è pura fortuna. La felicità non dura”.

Sii onesto. Credi davvero a tutte queste stupidaggini che ti arrivano dai recessi della tua mente?

È interessante il fatto che tali schemi ripetitivi impercettibili o a malapena udibili, determinino il corso della tua vita. Ti sorprendi costantemente che ti “accada” sempre la stessa cosa. Secondo la saggezza degli antichi, la materia si conforma al pensiero.

I pensieri sono energia. I pensieri coscienti sono energia orientata. Le affermazioni sono pensieri coscienti indirizzati verso esiti positivi, stimolanti e liberatori. Le affermazioni servono a orientare l’energia. In altre parole: la tua mente riceve una maggiore quantità di quel sollievo dì cui ha bisogno e tu decidi che direzione dare al viaggio della tua vita. Perciò, possiamo concluderne che le affermazioni positive orientano la tua energia e, di conseguenza, la tua vita. Peter Kelder sostiene che vi sono due fattori in particolare che contribuiscono a instaurare un cambiamento drastico anche dell’aspetto fisico, questi sono l’atteggiamento mentale e il desiderio. Avrai notato che ci sono persone che sembrano vecchie a quarant’anni e altre che paiono giovani a sessanta. Ciò che determina la differenza è l’atteggiamento mentale. Se sei in grado di vederti giovane nonostante la tua età, anche gli altri ti vedranno in quel modo. Dopo aver iniziato la pratica dei riti, l’autore del libro dice di essersi sforzato di cancellare dalla sua mente l’immagine che aveva di se stesso come di un uomo vecchio e debole. Al suo posto, impresse nella mente l’immagine di se stesso nel fulgore dei suoi anni. E rinsaldò quell’immagine con la forza del desiderio. Per molte persone che pensano sia impossibile modificare il modo di vedere se stessi, si tratta di un vero e proprio atto di coraggio. Credono che il corpo sia programmato per diventare presto o tardi vecchio e debole e nulla li scuoterà da tale prospettiva. Nonostante ciò, non appena iniziano la pratica dei cinque riti, cominciano a sentirsi più giovani ed energici. Ciò li aiuterà a cambiare la visione che hanno di sé. A poco a poco cominceranno a immaginarsi più giovani. E prima che sia passato molto tempo, avranno un aspetto più giovane. L’unica differenza fra il vigore e la giovinezza e la vecchiaia e una salute malferma è il ritmo veloce a cui ruotano i vortici. Normalizzate quel ritmo e il vecchio tornerà a essere come nuovo.

A questo punto lo scrittore afferma che migliaia di anni fa i Lama scoprirono che tutte le risposte agli imponderabili misteri della vita si trovano dentro di noi. Scoprirono che tutto ciò che concorre a creare la nostra esistenza prende origine dall’individuo. Noi occidentali non siamo mai stati in grado di comprendere tale concezione. Molti pensano ancora che le nostre vite siano modellate dalle forze incontrollabili del mondo della materia. Ad esempio, la maggior parte di coloro che vivono immersi nel modello culturale tipicamente occidentale pensano che l’invecchiamento e il deterioramento del corpo siano una legge di natura. Per volgere l’attenzione all’interno, i Lama chiudevano gli occhi. In questo modo eliminavano le distrazioni e potevano concentrarsi su di sé. Scrutando dentro di sé essi si sono resi conto che questa è un’illusione che diventa realtà perché si nutre di se stessa. Secondo Peter Kelder, I Lama, in particolare quelli del monastero a cui si riferisce nel suo libro, stanno compiendo un’opera grandiosa per il mondo sul piano astrale, assistendo l’umanità di tutta la terra, poiché tale piano è situato molto al di sopra delle vibrazioni del mondo fisico ed è un punto focale potente da cui si può ottenere molto con un piccolo sforzo. Un giorno il mondo si sveglierà e vedrà con sorpresa l’opera grandiosa compiuta dai Lama e da altre forze invisibili. Egli sostiene che si sta avvicinando in fretta il momento in cui l’alba di una nuova era sorgerà e vedremo l’attuarsi di un mondo nuovo. Ci sarà un tempo in cui l’uomo imparerà a liberare a proprio piacimento le potenti forze interiori per vincere la guerra e la pestilenza, l’odio e la tristezza. E dice ancora che l’umanità cosiddetta “civilizzata” in verità sta vivendo nella più buia delle epoche oscure ma che, comunque, noi ci stiamo preparando a cose migliori e più illustri. In altre parole, chiunque si sforzi di innalzare la propria coscienza a livelli superiori, contribuisce a elevare la coscienza dell’umanità intera. E da questo punto di vista, l’esecuzione dei cinque riti sembrerebbe provocare un impatto molto maggiore dei benefici fisici che se ne potrebbero conseguire.

La mia personale conclusione è che da queste considerazioni fatte dall’autore nel libro, quello che ancora una volta emerge, e che sembra non lasciare più molto spazio a dubbi, è che noi siamo il risultato dei nostri pensieri, i quali, determinano le nostre azioni. Sì, esattamente quelle azioni con cui ognuno di noi, crea la propria realtà individuale per sé nel proprio ambiente più immediato e contribuisce a creare la realtà collettiva in cui tutti viviamo immersi in questo mondo.

Nel 1255, il Monaco Buddista Giapponese Nichiren Daishonin (1222 – 1282), scrisse in una lettera indirizzata ad un suo discepolo la seguente frase: “… Se la mente degli uomini è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra. Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente. Lo stesso vale per un Budda e un comune mortale. Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda. …” Io credo che sia veramente così. Credo che questa affermazione fosse vera allora, lo è adesso, qui nel presente, e lo sarà per il futuro.

sabato, febbraio 06th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Alexandra Cappelli.


La nostra mente divaga in continuazione. La domanda è, quando stiamo facendo qualcosa: riusciamo ad essere presenti in quello che stiamo facendo? O magari a tavola, all’ora di pranzo, pensiamo a come potremo spiegare a quella persona che il problema che abbiamo dipende dall’atteggiamento del collega che non fa che riprenderci sul nostro operato. Oppure, mentre siamo a guardare un film, pensiamo alla mattina dopo, al fatto che dovremo alzarci presto, e quindi a come organizzarci la giornata in modo efficace. Tanto di cappello. Complimenti. Seriamente, sono cose lodevoli, ciò significa essere attivi e responsabili, ma anche terribilmente assenti e scostanti. Non riuscite a gustarvi una pausa in santa pace e divagate in un momento di relax, pensando a quanto ci sia ancora da fare. La nostra mente ha bisogno di staccare la spina se non siamo in grado di farla pensare sempre come vogliamo. E in particolar modo, se stiamo cercando di trasformare i nostri schemi di pensiero, dei momenti in cui spegnere l’interruttore servono. Tuffati nel gustare il tramezzino preso al bar, prima di rientrare in ufficio. Assaporane la lattuga, i pezzetti di pomodoro, la consistenza del pane, mastica lentamente, pensa alle sensazioni che quel sapore ti suscita. Quando sarai al cinema o sul tuo divano a guardare un film, immergiti nell’esperienza dell’attore principale, vivi la storia, sentila tua…prova le varie sensazioni che la storia ti offre. Staccati dal tuo io. Offriti. Queste pause che facciamo durante la giornata ci permettono di essere più sereni, più tranquilli, e più lucidi quando si tratta di prendere una decisione. Probabilmente, dedicandoci mentalmente anche ad altre cose, quando si arriva a dover muovere un passo importante, vi sarà un tipo di razionalità diversa. Non stressata da una giornata di lavoro ininterrotto. Non condizionata dalle cose che possono averci colpito negativamente nell’arco del giorno.

Di nuovo, qualunque cosa ti capiti di fare nel tuo quotidiano, falla al 100%.

Altrimenti, il risultato sarà comunque pessimo. Pensa ad un medico che si lascia trasportare dai suoi pensieri durante un intervento chirurgico. No buono. Pensa alla lettura di un libro mentre per la mente ti passano mille cose, risultato, di cosa parla il libro? Non vi è nessun tipo di vantaggio nel vivere in modalità di “risparmio”. È come l’aver paura di darsi totalmente ed incondizionatamente al mondo per qualche sconosciuta paura. Non c’è assolutamente niente di cui aver paura. Niente dal quale doversi guardare le spalle. Goditi quei piccoli regali che la vita ti offre ogni giorno, unici ed irripetibili, ogni singola volta. Vivili, sentili, provali, abbracciali. Dedicandoti esclusivamente a quel momento. Concentrandoti esclusivamente sul benessere che ti provocano. Custodisci quei momenti.

venerdì, febbraio 05th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Liberamente riassunti da Patrizia Maria Bianco, I Riti Energetici

tratti da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


I Cinque Tibetani – Primo Rito:

Il primo rito è semplice. Viene praticato allo scopo esplicito di accelerare la velocità dei vortici. Giocando, i bambini lo fanno di continuo. Tutto ciò che devi fare è stare in piedi eretto e allargare le braccia in modo da portarle orizzontali al pavimento. Adesso ruota su te stesso finché non avverti un leggero capogiro. È molto importante che ruoti da sinistra verso destra. E se ti viene voglia di sederti o di sdraiarti per riprenderti dallo stordimento, fallo senza problemi. In qualità di principiante non devi sforzarti di fare di più. Col tempo, la pratica dei cinque riti ti metterà in grado di ruotare sempre di più sentendoti sempre meno intontito. Inoltre, per attenuare la sensazione di vertigine, puoi adottare l’espediente usato dai ballerini e da chi pratica pattinaggio artistico. Prima di iniziare a ruotare metti a fuoco un punto davanti a te. Non appena inizi a girare, continua a trattenere lo sguardo su quel punto il più a lungo possibile. In ultimo, dovrai far sì che quel punto abbandoni il tuo campo visivo così da poter ruotare su te stesso con il resto del corpo. Allora, ruota il capo molto velocemente, e rimetti a fuoco il punto non appena ti è possibile. Il punto di riferimento ti dà la possibilità di sentirti meno disorientato e stordito. Attenzione, non è la rotazione, che costituisce l’essenza dell’esercizio, a rappresentare il problema principale, ma il modo in cui la si porta a termine. Se volete interrompere la rotazione, divaricate i piedi portandoli alla stessa ampiezza delle spalle, toccatevi i palmi delle mani davanti al petto e guardatevi i pollici. Vi aiuterà a ritrovare l’equilibrio. Questo primo rito, può essere eseguito anche alla fine (cioè dopo gli altri esercizi). Potete quindi iniziare la sequenza degli esercizi con il secondo rito.

I Cinque Tibetani – Secondo Rito:

Il secondo rito è ancora più semplice da eseguire. Nel secondo rito, per prima cosa ci si sdraia a terra in posizione supina. È meglio stendersi su un tappeto spesso o su una superficie imbottita. Il suo scopo è unicamente quello di isolare il corpo dal pavimento freddo. Dopo esserti steso sul dorso, distendi completamente le braccia lungo i fianchi e appoggia i palmi delle mani sul pavimento tenendo le dita unite. Poi solleva il capo da terra ripiegando il mento sul petto. Nel far ciò, solleva le gambe con le ginocchia tese, portandole in posizione verticale. Se riesci, estendi le gambe all’indietro verso la testa, ma senza piegare le ginocchia. Poi, lentamente riporta a terra sia il capo che le gambe tenendo le ginocchia tese. Rilassa tutti i muscoli, poi ripeti il rito. Ogni volta che lo esegui, instaura un ritmo respiratorio: inspira profondamente quando sollevi le gambe e il capo, espira completamente quando li abbassi. Tra un’esecuzione e l’altra, quando stai rilassando i

muscoli continua a respirare mantenendo lo stesso ritmo. Quanto più profondamente respiri, tanto meglio è. Se non riesci a tendere perfettamente le ginocchia, piegale quanto ti è necessario. Continuando a eseguire il rito riuscirai a tenderle al massimo.

Durante questo esercizio l’errore più comune è quello di sollevare contemporaneamente le gambe e la parte inferiore della schiena. Così facendo, la schiena si indebolisce. Quando sollevate le gambe, fate aderire la schiena al pavimento. In tal modo, farete sì che il movimento parta dai talloni. Spingete i talloni lontano dal corpo. Le dita dei piedi vanno verso i polpacci. Questa posizione attiva gli estensori delle gambe. Potete anche collocare le mani sotto ai glutei, aiutando così le gambe ad assumere la posizione verticale. Se soffrite di lordosi (massima curvatura della parte inferiore della schiena), prima di alzare le gambe appoggiate completamente i piedi sul pavimento. E non abbassate le gambe tese. Riportate a terra per primi i piedi e lasciateli scivolare sul pavimento fino a distendere completamente le gambe.

I Cinque Tibetani – Terzo Rito:

Il terzo rito deve essere praticato immediatamente dopo il secondo. Anch’esso è molto semplice. Tutto quello che devi fare è inginocchiarti sul pavimento tenendo il corpo eretto. Appoggia le mani sui muscoli delle cosce. Adesso inclina in avanti il capo e il collo e ripiega il mento sul petto. Poi inclina dolcemente il capo piegandoti contemporaneamente all’indietro e inarcando la spina dorsale. Mentre ti inarchi, per sostenerti afferra le cosce con le braccia e le mani. Dopo l’inarcamento, torna alla posizione iniziale e ripeti daccapo il rito. Come nel secondo rito, è opportuno instaurare uno schema ritmico di respirazione. Inspira profondamente quando inarchi la spina dorsale. Espira quando ritorni in posizione eretta. Il respiro profondo è altamente benefico, quindi introduci nei polmoni quanta più aria possibile.

Nell’eseguire questo terzo esercizio è molto importante che: Quando siete in ginocchio, abbiate cura di flettere le dita dei piedi, altrimenti, con tutta probabilità, inizierete a inarcarvi dalla parte inferiore della schiena piuttosto che da quella superiore. Per evitare di indebolire la parte inferiore della schiena tendete i muscoli dei glutei. Vi consiglio di assumere con le mani una posizione differente da quella canonica. Appoggiatele sulla parte inferiore della schiena con le dita rivolte verso il basso. È una preparazione migliore all’inarcamento; inoltre, avvicinando le scapole si allarga il torace. Secondo la mia esperienza questo esercizio crea dei problemi per i ripetuti piegamenti del collo in avanti e indietro. È particolarmente importante stirare il collo prima di piegare il capo in avanti. Abbassate il capo a partire dal mento e inclinatelo con delicatezza all’indietro. Per stabilire di quanto dobbiate piegare il capo all’indietro, appoggiate una mano sulla nuca e inclinatelo. Togliete la mano e mantenetelo in quella posizione. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

Per chiudere in modo benefico il terzo rito lasciatevi cadere dolcemente in posizione embrionale: poggiando sui talloni con le dita tese, sporgetevi in avanti, la fronte sul pavimento, la schiena tonda e morbida, le spalle e le braccia rilassate. E respirate.

I Cinque Tibetani – Quarto Rito:

Per prima cosa, siediti a terra con le gambe distese davanti a te e divaricale di circa trenta centimetri. Tenendo il busto eretto, appoggia i palmi delle mani sul pavimento di fianco ai glutei. Poi piega il mento in avanti sul petto. A questo punto sprofonda il capo fin dove è possibile. Contemporaneamente solleva il corpo in modo che le ginocchia si pieghino mentre le braccia rimangono tese. Il busto dovrebbe formare con la parte superiore delle gambe una linea retta, orizzontale al pavimento. Le braccia e la parte inferiore delle gambe formeranno una linea verticale perpendicolare al pavimento. Poi, tendi ogni muscolo del corpo. Infine, tornando alla posizione iniziale seduta, rilassa i muscoli e riposati prima di ripetere il procedimento. La respirazione è importante anche per questo rito. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Trattieni il respiro quando tendi i muscoli. Espira completamente quando scendi a terra. Continua a respirare rispettando lo stesso ritmo durante il periodo di riposo tra un’esecuzione e l’altra.

Il punto centrale di questo esercizio dovrebbe essere il raddrizzamento e lo stiramento della spina dorsale. Usate le mani come sostegno per sedervi con la schiena perfettamente dritta. Abbassate il capo solo dopo aver stirato il collo. Iniziate a sollevare il busto a partire dal bacino e fatelo indietreggiare per evitare di piegare le gambe prima che il corpo si sia sollevato dal pavimento. Spingete il bacino verso i piedi. Durante l’espirazione portatevi seduti tra le mani e raddrizzate la colonna vertebrale. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

I Cinque Tibetani – Quinto Rito:

Per eseguire il quinto rito il corpo deve essere rivolto al pavimento. A mo’ di sostegno poggia le mani sul pavimento e fletti le dita dei piedi. Durante tutta l’esecuzione del rito mani e piedi devono trovarsi alla distanza di sessanta centimetri, le braccia e le gambe tese. Inizia con le braccia perpendicolari al suolo e la schiena inarcata cosicché il corpo ne risulti incurvato. A questo punto inclina dolcemente il capo all’indietro il più possibile. Poi piegati all’altezza dei fianchi e solleva il corpo fino a fargli formare una V capovolta. Contemporaneamente porta in avanti il mento ripiegandolo sul petto. È tutto qui. Riportati alla posizione di partenza e ricomincia daccapo tutto il rito. In capo a una settimana la persona media considererà questo rito uno dei più facili da compiere. Quando sarai diventato abile lascia cadere il corpo dalla posizione sollevata fino a fargli quasi toccare il pavimento senza peraltro entrarne veramente a contatto. Tendi i muscoli per un attimo sia nel punto di elevazione che in quello di abbassamento. Segui lo stesso schema respiratorio utilizzato nei riti precedenti. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Espira completamente quando lo abbassi.

Iniziate questo esercizio a partire da una posizione prona per accertarvi che la distanza tra le mani e i piedi sia corretta. Le mani si trovano in prossimità del torace, le dita dei piedi sono flesse. Usate le mani e la potenza della schiena per spingervi nella posizione che si accompagna all’espirazione. Contraete i muscoli dei glutei, per non indebolire la parte inferiore della schiena. Mentre espirate, alzate i glutei e spostatevi nella posizione invertita cosiddetta a V, portando i glutei in alto e indietro. Così facendo allungherete la parte inferiore della schiena. Fate sempre questo esercizio a piedi scalzi su una superficie non scivolosa altrimenti, lo sforzo per non scivolare impiegherà molte delle vostre energie.

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

mercoledì, febbraio 03rd, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Premessa commentata da Patrizia Maria Bianco, Liberamente Tratta da

I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


Il corpo ha sette centri energetici che potremmo chiamare vortici. Gli Indù li chiamano chakra. Sono campi elettrici potenti, invisibili a occhio nudo, tuttavia assolutamente reali. Ciascuno dei sette vortici ha il proprio centro in una delle sette ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo e ha la funzione di stimolare la produzione ormonale della ghiandola. Sono gli ormoni a regolare tutte le funzioni del corpo incluso il processo di invecchiamento.

I sette vortici energetici del corpo sono localizzati nelle sette ghiandole endocrine:

Il Primo vortice, è situato sulle ghiandole riproduttive.

Il Secondo si localizza nel pancreas, nella regione addominale.

Il Terzo si accentra nelle ghiandole surrenali nella regione del plesso solare.

Il Quarto vortice ha il proprio centro nella ghiandola del timo situata nella regione del cuore.

Il Quinto è posto nella ghiandola tiroide che sì trova nel collo.

Il Sesto ha sede nella ghiandola pineale alla base posteriore del cervello.

Il Settimo vortice è situato nella ghiandola pituitaria alla base anteriore del cervello.

In un corpo sano, ciascuno di questi vortici ruota a grande velocità, permettendo all’energia vitale detta anche “prana” o “energia eterica” di scorrere verso l’alto attraverso il sistema endocrino. Quando tutti i vortici girano molto rapidamente e alla stessa velocità, il corpo è in perfetta salute. Ma se uno o più di questi vortici rallenta, il flusso di energia vitale ne risulta inibito o bloccato. È così che potremmo definire un cattivo stato di salute, il deterioramento fisico e l’invecchiamento.

Alle sette ghiandole endocrine corrispondono i sette chakra principali. I chakra (centri energetici) si troverebbero intorno alle ghiandole talvolta in una posizione di “scambi”, come per esempio, il chakra superiore, collegato alla ghiandola pineale, che agisce sulla testa come collegamento energetico con il cosmo. Perciò, in un individuo sano i vortici rotanti si estendono dall’interno del corpo verso l’esterno, ma nelle persone anziane, nei deboli e nei malati, raggiungono a malapena la superficie. Il modo più rapido per riacquistare giovinezza, salute e vitalità è quello di avviare il normale movimento rotatorio dei centri. Un risultato che si può ottenere con cinque semplici riti.

All’inizio, la gente chiama questi riti esercizi isometrici. È vero che i cinque riti sono utili per stirare i muscoli irrigiditi e le articolazioni, e che migliorano il tono muscolare. Ma non è questo il fine che essenzialmente si propongono. Il vero e proprio vantaggio che si ricava dall’esecuzione dei riti è la normalizzazione della velocità dei vortici in rotazione, avviando il loro movimento rotatorio a una velocità adatta a un uomo o a una donna di, diciamo, venticinque anni di età. In quegli individui tutti i vortici ruotano alla stessa velocità. D’altra parte, se potessi vedere i sette vortici che comunemente possiedono un uomo o una donna di mezz’età, ti renderesti conto immediatamente che hanno drasticamente rallentato, che stanno girando a velocità differenti e che nessuno di loro funziona in armonia con gli altri. I più lenti provocano un deterioramento di quella parte del corpo, i più veloci sono causa di nervosismo, ansia e spossatezza. Perciò, è la condizione anormale dei vortici la causa di un cattivo stato di salute, del deterioramento e della vecchiaia.

Naturalmente è molto importante ricordare che ogni tecnica, compresi i riti tibetani, ha bisogno di essere riconsiderata, di quando in quando, da insegnanti esperti. Anche un piano di esercizi come questo, che riscuote tanto successo, nasconde dei pericoli se non è eseguito correttamente. Ad esempio, i disturbi alla tiroide e i problemi al collo e alla parte inferiore della schiena possono peggiorare se i riti tibetani vengono eseguiti impropriamente. È importante controllare la propria pratica ed essere al corrente del grado di abilità raggiunta. Poiché ci vorrà del tempo prima che sappiate verificarlo, è molto utile che vi atteniate il più strettamente possibile alle indicazioni scritte.

Domande e Risposte Per Saperne Di Più

In quale momento della giornata bisogna eseguire i riti?

Si possono praticare di sera o di mattina, in qualunque momento risulti opportuno.

Quante volte bisogna effettuare ciascun rito?

Per cominciare ti suggerisco di praticare ciascun rito ogni giorno per tre volte al giorno durante la prima settimana. Poi, per ogni settimana successiva, aggiungi due esecuzioni quotidiane in più fino ad arrivare a ventuno esecuzioni giornaliere di ciascun rito. In altre parole la seconda settimana, effettua i riti ogni giorno per cinque volte; la terza sette volte; la quarta, esegui ciascun rito ogni giorno per nove volte e così via. In capo a dieci settimane, sarai in condizione di praticare ogni giorno i cinque riti per intero ventuno volte. Se hai qualche difficoltà a eseguire il primo rito, il volteggio, lo stesso numero di volte degli altri, limitati a ripeterlo quanto ti è possibile senza sentirti eccessivamente stordito. Infine sarai in grado di ruotare su te stesso le ventuno volte prescritte.

Ciascun rito è ugualmente importante?

I cinque riti funzionano dandosi la mano l’un l’altro e sono tutti ugualmente importanti. Certo, ciascuno di essi, preso a sé, è efficace, ma sono necessari tutti e cinque per ottenere i migliori risultati. Se, dopo aver eseguito i riti per un certo periodo di tempo, scopri di non essere in grado di effettuarli tutti per il numero di volte prescritte, prova a suddividerli in due sedute, una al mattino, una la sera. Se non riesci assolutamente a effettuare uno dei riti, tralascialo e fai gli altri quattro. Poi dopo un periodo di alcuni mesi, riprova quello con cui avevi delle difficoltà. In tal modo i progressi si avranno molto più lentamente, ma si realizzeranno comunque. Non devi in nessun caso affaticarti. Sarebbe controproducente. Esercitati semplicemente quanto ti è possibile, e aumenta gradatamente. E non scoraggiarti mai. Sono pochissime le persone che col tempo e con la pazienza non riescono in ultimo a eseguire tutti i riti ventun volte al giorno.

Che succede se si omette completamente uno dei riti?

I riti sono così potenti che se se ne tralascia uno pur continuando a praticare regolarmente gli altri quattro per il numero di volte prescritte, si ottengono comunque ottimi risultati. Persino un solo rito produce meraviglie. Quindi, se capisci di non farcela a effettuare tutti i riti o a ripeterli per ben ventuno volte, stai pur certo che qualunque cosa tu faccia, otterrai ottimi risultati.

Si possono praticare i riti unitamente a una disciplina fisica o le due cose entrano in conflitto?

Senza alcun dubbio, se stai già seguendo un programma di esercizi ginnici, continua a eseguirlo. In caso contrario, prendi in considerazione l’idea di iniziarne uno. Ogni forma di esercizio, ma in particolare quelli di tipo cardiovascolare, aiutano il corpo a mantenere l’equilibrio della giovinezza. Inoltre, i cinque riti contribuiscono a normalizzare i sette vortici rotanti e il corpo diventa ancor più ricettivo ai benefici prodotti dagli esercizi.

Ci sono altre tecniche che si associano ai cinque riti?

Oltre alla respirazione profonda e ritmica da effettuare tra una ripetizione e l’altra dei riti, in aggiunta tra un rito e l’altro, converrebbe rimanere in piedi, eretti con le braccia lungo i fianchi ed effettuare alcune profonde respirazioni ritmiche. Espirando, immagina che ogni tensione presente nel tuo corpo si allontani e ti faccia sentire rilassato e a tuo agio. Quando inspiri, immagina di riempirti di un senso di benessere e soddisfazione. Ti suggerisco inoltre di fare un bagno tiepido o fresco dopo i riti, non freddo, comunque. Strofinare rapidamente il corpo prima con un asciugamano bagnato, poi con un asciugamano asciutto, è probabilmente ancora meglio. C’è una cosa su cui devo metterti in guardia: non devi mai fare né una doccia, né un bagno, né strofinarti con un asciugamano bagnato che siano così freddi da farti provare internamente una sensazione di gelo. Se fai una cosa del genere, distruggerai tutto ciò che hai ottenuto di positivo dall’esecuzione dei riti.

È mai possibile che la “Fonte della Giovinezza” sia davvero così semplice?

Tutto quello che devi fare è effettuare i cinque riti tre volte al giorno, tanto per cominciare, e aumentare gradatamente fino a eseguirne ventuno quotidianamente. È questo il segreto straordinariamente semplice che, se fosse conosciuto, apporterebbe beneficio al mondo intero. Naturalmente per ottenere degli autentici benefici, devi eseguire i riti tutti i giorni. Puoi tralasciare un giorno a settimana, mai uno di più. E se interrompi l’esecuzione quotidiana a causa di un viaggio d’affari o di qualunque altro impegno, i tuoi progressi, nel complesso, ne risentiranno. Fortunatamente, la maggior parte delle persone che inizia la pratica dei cinque riti, scopre che l’esecuzione quotidiana è non solo facile ma anche piacevole e remunerativa. Dopo tutto, occorrono più o meno venti minuti per farli tutti e cinque. E una persona fisicamente idonea, può effettuarli in dieci minuti o anche meno. Se ti risulta difficile avere a disposizione una quantità di tempo libero pur così limitata, alzati semplicemente qualche minuto prima la mattina o vai a letto un po’ più tardi la sera. I cinque riti servono espressamente allo scopo di recuperare il corpo a uno stato di salute e di vitalità giovanile.

In questo articolo ho raccolto e sintetizzato alcune informazioni che ti possono essere utili qualora tu volessi sperimentare I Cinque Riti Energetici (in tal caso però ti suggerisco di fare come faccio io, utilizza il libro in quanto, naturalmente, è più dettagliato al riguardo).

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

martedì, gennaio 05th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Zen And the Art Of Walking dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.

Cosa potrebbe esserci di spirituale nel camminare? Dopotutto, camminare è una cosa ordinaria. Prova a pensarti a contare ogni minuto che spendi a camminare – includendo il camminare da una stanza all’altro, o l’andare a prendere il bus, o il fare una passeggiata, o andare a fare shopping. Il camminare ricopre un altissima percentuale delle nostre attività fisiche. Come è quindi che alcune delle tradizioni Zen si rapportano al camminare come ad una pratica spirituale?

La ragione per le quali tradizioni come quella Zen utilizzano il camminare, è che può formare un ponte di collegamento tra la meditazione e la vita di tutti i giorni. Le camminate accompagnate dai pensieri sono una forma di meditazione attiva. Come tutte le altre cose, anche camminare può essere fatto in modo spensierato, o carico di riflessioni. E’ così facile essere spensierati e lasciarsi trascinare dai pensieri e dalle fantasie mentre siamo impostati sul pilota automatico.

Camminate riflessive possono insegnarci a rimanere presenti e ad assaporare la nostra vita nel suo mistero.

Non abbiamo bisogno di essere in ritiro per fare delle camminate riflessive. Di seguito ti darò dei consigli sul come trasformare una passeggiatina in meditazione attiva.

Questi sono alcuni altri benefici delle camminate riflessive:

Camminare ci tiene in contatto col nostro corpo.

Tu sei in contatto con il tuo corpo? Se sei una persona molto fisica, avrai capito quello che intendo. Ma se sei il tipo di persona che vive maggiormente fra i suoi pensieri, probabilmente non sarai molto a contatto col tuo corpo. Lascia che ti ponga qualche domanda. Sei sovrappeso? Il tuo corpo è fiacco? Se la risposta è “si”, beh, allora non sei sicuramente a contatto col tuo corpo.

Camminare ci aiuta a a risvegliarci ai nostri corpi.

Quando comunichiamo positivamente col nostro corpo, diventiamo sensibili alle sue necessità, sia che sia una sana ed equilibrata alimentazione o del regolare esercizio fisico.

Camminare calma le menti agitate.

Alcune persone hanno una mente talmente attiva che sedere e meditare per loro appare una vera e propria tortura. E’ questo momento nel quale il camminare può aiutare, come una pratica spirituale. Quando camminiamo colmi di pensieri, la mente tende a riposarsi naturalmente e facilmente.

Camminare aiuta ad incorporare qualcosa che ci è difficile accettare.

Penso che ci siano delle volte nella vita nelle quali è difficile rimanere concentrati e calmi. Ad esempio, ci sono momenti di crisi quando ci sentiamo sovraccaricati ed agitati. Camminate all’insegna della riflessione sono un gran antidoto contro l’agitazione e la disperazione.

Camminare risolleva il tuo spirito.

Molte persone soffrono di cali di umore e depressione in molte forme. Per quella che è la mia esperienza, la meditazione delle volte può guidare alla depressione se si è particolarmente depressi. La ragione di ciò è che le persone depresse sono focalizzate su le rinunce e le mancanze del mondo.

La meditazione – specialmente se fatta ad occhi chiusi – delle volte può peggiorare la situazione.

Ed è per questo che raccomando meditazione da passeggio a chi si sente giù.

Una passeggiata pensierosa ma vivace risolleva lo spirito.

Camminare nutre il buon spirito.

Penso che una buona salute sia un benessere che includa il corpo, la mente, e lo spirito. Camminare è una delle migliori – e gratuite – medicine!

  • Respiriamo più a fondo quando camminiamo
  • Il cuore e i polmoni si allenano
  • Gli arti si rafforzano
  • La mente si riposa
  • Lo spirito si risolleva e l’anima viene nutrita.

Ecco qui alcuni consigli sul come usare le camminate meditative:

  • Cammina a passo medio
  • Tieni la testa alta e guardati attorno
  • Concentrati sulle visioni, sulle sensazioni del corpo, sui suoni
  • Tocca le dita col pollice per ricordarti di rimanere presente
  • Coordina respiro e passo
  • Lascia che la terra ti trasporti

La passeggiata non deve essere lunga. Comincia con giusto 10 minuti. Se lo fai ogni giorno, noterai la differenza nei tuoi sentimenti in senso globale e di benessere.

Aspetto con ansia di sapere come ti sei trovato!

Per favore, lascia un commento e facci sapere cosa pensi della camminata meditativa.

lunedì, dicembre 14th, 2009 | Author: Alexandra & Patrizia

The Scent of a Flower

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Rieccoci qua! Se mi stai leggendo vuol dire che hai sperimentato personalmente il beneficio derivante dall’attenzione che hai diretto intenzionalmente sulla tua respirazione.

Bene! A questo punto vediamo di passare alla fase 2 del tuo percorso di crescita intenzionale.

La fase di ascolto deduttivo.

Dopo aver dedicato la tua massima attenzione possibile alla tua respirazione, e aver lasciato scivolare via tutti, ma proprio tutti, i tuoi pensieri, lascia che essi ritornino pian piano alla tua mente.

Uno alla volta.

Via via che si ripresentano, tu dai intenzionalmente la tua attenzione a uno, e uno soltanto, per volta.

Ascolta attentamente e registra l’emozione, la sensazione che quel pensiero suscita in te. Poi lascialo andare e passa ad un altro pensiero, ascolta attentamente e registra l’emozione, la sensazione anche del secondo pensiero e poi lascialo andare.

Fai la stessa cosa con i pensieri successivi.

Sempre ad uno ad uno. Continua per un po’. Non deve diventare una cosa pesante, perciò, non appena senti che non ne hai più voglia, smetti.

Fai solo in modo, intenzionalmente, che almeno gli ultimi due pensieri a cui dai la tua attenzione, siano pensieri per te piacevoli, pensieri che suscitino in te emozioni positive. L’ultimo in particolare, fai in modo che sia un pensiero felice.

Non importa cosa, purché sia un pensiero felice per te, un pensiero che ti faccia sentire bene. E su di lui concludi. Poi cerca intenzionalmente di conservarti il più a lungo possibile nello stato d’animo in cui ti ha messo il tuo pensiero felice.

Questo ti permetterà di prolungare la durata del buonumore in cui ti trovi adesso.

Questa fase, la fase 2 del tuo percorso di crescita intenzionale, di per sé è da considerarsi una fase tendenzialmente passiva. Qui tu non stai creando intenzionalmente. Qui tu ti stai limitando a un ascolto deduttivo, appunto, delle tue emozioni.

Ti stai limitando a prendere atto delle tue emozioni, a riconoscere le tue emozioni, quindi, a riconoscere l’effetto che i tuoi pensieri hanno su di te, o per meglio dire, quali sono i pensieri che ti fanno sentire male quando arrivano alla tua attenzione e quali, invece, ti fanno sentire bene basandoti sulle emozioni che fanno nascere in te.

Per un po’ ti suggerisco di continuare a dedicarti a queste due fasi, senza aggiungere altro.

Ancora una volta sei Tu che decidi di quanto tempo hai bisogno per sentirti in grado di riconoscere subito se stai pensando a qualcosa che non ti piace o a qualcosa che ti piace.

Solo Tu puoi sentire le tue emozioni e sentirti pronto a riconoscere attraverso di loro a cosa stavi dando la tua attenzione nel momento in cui hai provato quella data emozione, abbastanza velocemente da intervenire intenzionalmente altrettanto velocemente.

E’ importante non sentire oppressione o pesantezza durante questa fase, ma piuttosto prendila quasi come “un gioco di abilità” e quindi, perché no, magari potresti anche divertirti.

Non appena ti renderai conto di essere diventato abbastanza bravo a riconoscere dalle tue emozioni la causa che le ha generate, sarai pronto a fare un passo in avanti nel tuo percorso di crescita intenzionale.

Ti sto parlando dello “sviluppo della capacità di evoluzione graduale intenzionale dell’attenzione”.

Una fase estremamente importante per imparare a disimparare le credenze che ostacolano il nostro potere creazionale e la nostra capacità di crescita intenzionale.

venerdì, dicembre 11th, 2009 | Author: Alexandra & Patrizia

The Scent of a Flower

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Come puoi concretamente creare la realtà che desideri per te stesso nella tua vita?

Ognuno ha il proprio modo e i propri tempi una volta che ha capito come fare.

Dire che “cambiando i pensieri si cambia la vita” è certamente più facile a dirsi che a farsi. Ma si può fare! I mezzi che ti sto mettendo a disposizione per riuscirci sono quelli che ho seguito e che tutt’ora seguo io. Io sono stata per lungo tempo una di quelle persone che: “Vorrei tanto… ma ho paura di…” e durante i miei primi tentativi di scoprire la portata del mio potere interiore, sono caduta molte volte, in particolare, per un motivo molto preciso. Ad un certo punto mi sono resa conto che credevo di credere anziché credere e basta. Può sembrare uno sciocco gioco di parole, ma ti assicuro che non lo è.

Mi spiego meglio, io pensavo a ciò che desideravo e poi cercavo di crederci. Cercavo intenzionalmente di crederci veramente, ma le mie credenze di fondo, o più precisamente le mie paure, erano ancora tutte lì a ostacolarmi, creando così una contraddizione. E tale contraddizione manteneva la realizzazione dei miei desideri in stato di latenza, in breve non permetteva ai miei desideri di manifestarsi concretamente nella mia realtà.

Naturalmente questa difficoltà mi ha fatto comprendere che per imparare a credere veramente di poter fare qualcosa, dovevo prima disimparare a credere di non poterla fare. Quindi, pensando che forse potresti essere uno zuccone come me, ho deciso di scendere fin nei minimi dettagli della mia esperienza di crescita intenzionale per aiutarti al meglio a comprendere come fare a invertire, passo dopo passo, la tua rotta.

Perciò, se ora tu vuoi veramente imparare a percepire chiaramente il grande potere che è dentro di te, se vuoi veramente sentirti ed essere padrone della tua vita e vuoi veramente riscrivere di tuo pugno la storia della tua realtà, la prima cosa che devi fare è fermarti un attimo e ascoltarti. E non intendo dire che devi prenderti una pausa caffè di 5 minuti e guardarti intorno in posizione di ascolto. Quello che intendo è che devi proprio staccare la spina e prenderti un po’ di tempo per te stesso.

Trovarti un posticino in cui puoi rilassarti senza essere distratto o disturbato per un quarto d’ora almeno. Un po’ di musica da meditazione, di tuo gradimento, in sottofondo, ti aiuterà a creare un’atmosfera più rilassante. Mettiti seduto comodamente e comincia a fare dei bei respiri profondi.

Controlla l’inspirazione e l’espirazione, fai partire la tua respirazione dal basso, dal tuo diaframma.

Fai entrare nei tuoi polmoni più aria che puoi e poi spingila dolcemente fuori, tutta quanta. Concentrati esclusivamente sul tuo respiro. Rimani concentrato sulla tua respirazione e fai piazza pulita nella tua mente di tutti i pensieri, ma proprio tutti.

Quando i pensieri cercano di riappropriarsi della tua mente, tu non ti opporre, lasciali semplicemente scivolare via riportando la tua attenzione sul tuo respiro, ogni volta. Tutte le volte.

Trova ogni giorno 15 minuti solo per te. Tutti per te, per entrare in contatto con il tuo io interiore attraverso il tuo respiro. La mattina è il momento ideale perché ti consente di dare una direzione positiva a tutta la tua giornata. Se lo farai di pomeriggio o di sera, probabilmente a quel punto sarà già stata la tua giornata a condizionare te.

Naturalmente questo non significa che devi desistere, potrai sempre trarre beneficio dalla positività che ti deriva dal fare questo esercizio per dormire bene e svegliarti di buon umore.

Passati i 15 minuti, riapri gli occhi, distendi braccia e gambe e allungati ben bene, gustandoti a pieno la sensazione di benessere che il tuo momento di relax ti ha donato. Dopodiché, per prima cosa, fai sempre qualcosa che ti piace, qualcosa che ti faccia sentire bene: gioca con i tuoi figli o con il tuo animaletto domestico, mettiti della musica che ti piace (naturalmente meglio evitare i generi deprimenti e tristi e quella che, se anche ti piace, ti rievoca brutti ricordi), fai una passeggiata, o qualunque altra cosa ti faccia sentire bene e di buonumore.

Ben presto ti accorgerai di essere in grado di percepire il tuo ambiente con più leggerezza e di avere il potere di gestire intenzionalmente la tua mente, anche se al momento riesci a farlo solo per un breve lasso di tempo (inizialmente anche solo per pochi secondi). Limitati a questo per qualche giorno. Sei tu che decidi di quanti giorni hai bisogno.

Tuttavia, se continuerai a “esercitarti”, diventerai sempre più abile nel liberare la tua mente e quando senti che riesci a farlo con abbastanza naturalezza, ti sentirai pronto per la fase successiva del tuo sviluppo personale di consapevolezza del tuo potere interiore. Ovvero la fase di ascolto deduttivo dei propri pensieri. Ma di questo ti parlerò la prossima volta.

venerdì, dicembre 04th, 2009 | Author: Alexandra & Patrizia

Sand And Footprint

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Le lezioni delle pratiche di rilassamento sono tratte dal libro “Autoliberazione” di Luis A. Ammann


Infine, questo tuo percorso ti ha portato qui, alla ultima lezione delle pratiche di rilassamento. La tecnica di cui ti parlerò oggi è da assimilare bene, molto bene. In modo corretto e profondo, in modo tale da diventare l’unica che applicherai nella tua vita quotidiana. Sarà il tuo unico aiuto nelle situazioni difficili della tua vita. Quindi, non affrontare questa lezione finché non avrai l’assoluta certezza di avere assimilato tutto quello che ti ho spiegato nelle lezioni precedenti.

Se così non fosse, non potresti applicare automaticamente questa tecnica in modo corretto e, di conseguenza, non raggiungeresti i risultati desiderati. Pertanto, prima di proseguire con questo passaggio, ti suggerisco, ancora una volta, di ripassare quanto hai fatto fin qui, valutando le eventuali difficoltà e introducendo i necessari perfezionamenti al riguardo. E solo quando hai una padronanza perfetta delle lezioni precedenti, dedicati all’apprendimento di questa tecnica completa di distensione delle tue tensioni.

Ricordi la lezione 4 in cui ti ho parlato della esperienza di pace? Bene, si tratta di questo. Procedi nel modo seguente: stringi fortemente un pugno, contraine i muscoli, evoca l’esperienza di pace e sciogli, di colpo, la tensione della mano. Fallo in modo che, mentre si produce la distensione della tua mano, si manifesti in te anche l’esperienza di pace. E’ molto importante che tu comprenda questo punto. Ripeti: tendi il tuo pugno evocando l’esperienza di pace e sciogli di colpo la tensione della tua mano.

Quando distendi la tua mano l’esperienza di pace deve manifestarsi pienamente. Per ottenere questo risultato devi ripetere molte volte questo esercizio: fino a quando la tua esperienza di pace rimanga associata a questo tuo gesto. Tendi i muscoli mentre evochi l’esperienza di pace, poi distendili di colpo producendo contemporaneamente il registro interno di distensione. Ripeti questa tecnica ancora e ancora. Molte volte. Quando l’avrai imparata in modo corretto e sarai in grado di metterla in pratica rapidamente, mettila in pratica nella tua vita quotidiana. Evita di ricorrervi inutilmente, usala solo nelle situazioni che sono per te difficili, cioè quando rischi di perdere la calma.

Tutte le situazioni difficili creano tensione. Quello che ti chiedo di fare è di utilizzare quella tensione per stringere la tua mano, trasferendo la tensione creata in te da quella situazione al tuo pugno. Poi distendi il tuo pugno, rilassalo, e si manifesterà in te la distensione completa. In questo modo riesci a incanalare automaticamente la tua tensione eccessiva e a distenderti completamente in maniera immediata. Ripensa alla tua esperienza di pace, utilizza come aiuto l’immagine della sfera trasparente che, espandendosi dal centro del tuo petto verso l’esterno, toccava luminosamente i limiti estremi del tuo corpo e, così facendo, raggiungevi una distensione profonda.

Dunque se hai registrato la corretta diffusione dell’immagine fino ai limiti estremi del tuo corpo, starai sperimentando una pace profonda.

Naturalmente, al punto in cui sei giunto, non ti è più necessario immaginare la sfera che ti ha aiutato nel tuo precedente lavoro. Devi, invece, di quella esperienza trattenere in te la sensazione di espansione dal centro del tuo petto verso i limiti del tuo corpo, ottenendo una profonda distensione che va dall’interno fino ai muscoli più esterni. In sintesi, se contrai rapidamente i muscoli della tua mano e, nel momento in cui si produce la tensione, evochi l’esperienza di pace nel centro del tuo petto, quando distendi poi i muscoli della tua mano, ti rilasserai completamente. La distensione, cioè, passerà dal centro del tuo petto alle estremità del tuo corpo e tu raggiungerai in questo modo un relax completo.

Non è difficile comprendere come utilizzare questo meccanismo una volta superate le notevoli difficoltà che la sua applicazione concreta ti ha presentato durante il tuo “addestramento”. L’unica cosa che ancora devi fare è ripetere questo esercizio più volte possibili e in situazioni differenti, finché lo avrai assimilato completamente, profondamente e in maniera permanente: finché non senti che è diventato parte di te.


ESERCIZI DI REVISIONE:

1. Esegui rapidamente, e in sequenza, il relax esterno, quello interno e quello mentale. Poi ripetili cercando unicamente di perfezionare quei passaggi che ti sono risultati difficili.

2. Fai l’esperienza di pace, perfezionando quei passaggi che ti sono risultati difficili.

3. Metti in pratica l’esperienza di pace in situazioni quotidiane (inizia sempre dalle situazioni più semplici per poi arrivare a quelle più complesse).

4. Riesamina il tuo lavoro sulle tue immagini quotidiane che ti provocano tensione, perfezionando ciò che ti è risultato difficile da mettere in pratica.

5. Riesamina il tuo lavoro sulle tue immagini biografiche che ti provocano tensione, perfezionando anche qui ciò che ti ha creato difficoltà.

6. Metti in pratica la tecnica unificata di distensione seguendo il metodo di applicarla inizialmente alle tue situazioni quotidiane più semplici (ossia meno tese) e poi, gradatamente, via via che ne senti la piena e perfetta padronanza, alle tue situazioni quotidiane più complesse (Ossia più tese).

Inoltre ogni tua vittoria in questo senso, ti permetterà di accrescere la tua fiducia in te stesso e nella tua capacità di gestire le tue emozioni e, di conseguenza, le tue reazioni. E chi sviluppa la capacità di essere padrone di se stesso diventa padrone del proprio mondo, della propria realtà e, quindi, della propria vita.

mercoledì, dicembre 02nd, 2009 | Author: Alexandra & Patrizia

Sand And Footprint

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco


Le lezioni delle pratiche di rilassamento sono tratte dal libro “Autoliberazione” di Luis A. Ammann


Argomento di questa tua ottava lezione, sarà la conversione delle tue immagini biografiche. Vale a dire di quelle tue immagini riguardanti persone, situazioni, oggetti, legati alla tua vita passata che hanno avuto una qualche influenza sul tuo paesaggio interiore e, quindi, nella tua vita attuale. E’ necessario che tu ripercorra la tua vita dalla tua prima infanzia fino a oggi. Prendi un quaderno e annota ciò che ricordi.

A partire dalla prima infanzia, annota le situazioni di cui ti ricordi mettendo in rilievo quelle che per te sono state particolarmente problematiche. Fai dunque una tua piccola biografia, cioè una tua piccola storia personale. Via via che scrivi, ti verranno alla memoria diverse situazioni, alcune molto difficili e sgradevoli, altre meno. Parti da quando eri bambino, continua con la tua adolescenza e procedi in questo modo fino al tuo momento attuale.

Ti potrai, così, rendere conto che parecchi avvenimenti e situazioni che si sono verificati lungo il percorso della tua vita, che non hai compreso o risolto appieno, solo apparentemente appartengono, per te, al passato. Infatti, così non è perché, in realtà, gli effetti delle tue immagini riguardo a queste situazioni difficili, stanno ancora agendo in te, anche se non ne sei consapevole.

E quando qualcosa o qualcuno risveglia in te quei ricordi, sia pure a livello inconscio, sorgono in te enormi tensioni. Come puoi capire, questa lezione, in relazione al tuo percorso di acquisizione delle pratiche di rilassamento ma anche al tuo percorso di crescita personale consapevole e intenzionale, è particolarmente importante per la profondità del lavoro che qui vai a svolgere.

Esamina la tua vita, cerca nella tua memoria, riconsidera le situazioni difficili in cui ti sei trovato. Così facendo comprenderai che esse sono per te una “straordinaria” fonte di tensioni e malesseri.

Una volta che avrai terminato la tua biografia, avendo preso nota accuratamente di tali avvenimenti, sei in condizione di iniziare il tuo lavoro. Adesso che sei consapevole delle situazioni difficili della tua vita, effettua un profondo relax ripercorrendo mentalmente tutte le lezioni precedenti. Poi evoca le tue immagini delle situazioni difficili accadute nella tua vita. E comincia a trasformarle, una ad una, in situazioni favorevoli.

Fai esattamente quello che ti ho spiegato nella lezione precedente. Converti le tue immagini delle situazioni difficili della tua vita, in immagini favorevoli, allegre, positive e, nello stesso tempo, rilassa completamente i tuoi muscoli. Adesso che conosci questa tecnica, ripetila fino a quando lo ritieni necessario, finché quelle situazioni difficili perdono la loro carica negativa e distruttiva e si convertono in immagini per te positive. In questo modo si produrrà in te una distensione profonda e durevole. Sentirai di poter lasciare il passato semplicemente lì dov’è, dietro di te. Sentirai di poter perdonare e perdonarti. Sentirai di poter lasciare andare tutte quelle cose che non vuoi continuare a portare con te, sulle tue spalle, nella nuova realtà che stai creando per te stesso, nella vita che vuoi vivere da adesso in poi.