La Bussola Della Vita • THE COMPASS OF LiFE

Per Ritrovare Te Stesso • TO FiND YOURSELF

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La poesia che pubblichiamo oggi ci è stata regalata da una amica, Licia Atzori

Hai anche tu qualcosa da dire e vorresti farlo con una poesia? FALLO!


Mi piacerebbe,

Mi piacerebbe un mondo di amicizia

dove ognuno è educato alla tolleranza e al gioco,

e a difendere se stessi e gli altri

dai trucchi della mente.

Mi piacerebbe,

mi piacerebbe un mondo di giustizia,

il lavoro e il guadagno suddivisi con cura,

gli abusi colti e sradicati presto;

alleviato il peso della vita.

Mi piacerebbe,

mi piacerebbe un mondo libero,

in cui amore è una parola che di rado si forma sulle labbra,

perché è lì, non solo nei sogni,

ma anche in ogni cosa che la gente tenta, osa

e fa ogni giorno

perché lo si può respirare nell’aria.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.

Della libertà si potrebbe parlare all’infinito. Ecco perché di tanto in tanto mi piace parlarne ancora. Ho già scritto precedentemente che la libertà non è semplicemente una condizione di assenza di regole, di spensieratezza, di assenza di problemi, di andare dove si vuole e fare quello che ci pare vivendo alla giornata.

Spesso le persone combattono e muoiono per conquistarla. Quindi, la libertà deve essere qualcosa di prezioso se le persone sono disposte a morire per lei.

Altre persone, invece, danno la libertà per scontata ma, in nome del diritto a esercitare la propria libertà, schiacciano quella di altri.

Io mi ripeto, lo so, dicendo che credo che la libertà sia prima di tutto una condizione mentale.

Ma puoi guardare alla libertà, anche come a una “miscela composta” da vari ingredienti.

Alcuni di questi ingredienti sono: il senso di responsabilità, la capacità di scelta, il coraggio e la capacità di decisione.

Degli altri ingredienti, magari, ne parleremo in futuro.

Tu puoi usufruire di tutta la libertà che il tuo senso di responsabilità, il tuo coraggio, la tua capacità di scegliere e di decidere riescono a produrre. Indipendentemente dalle circostanze.

Il senso di responsabilità non va confuso con il senso del dovere. Il senso di responsabilità è per eccellenza un dovere. Un dovere che tu hai nei confronti te stesso e le persone che ami. E in senso più lato nei confronti di tutta l’umanità.

Dunque, un altro ingrediente della libertà è la capacità di scelta.

In qualunque circostanza, perfino se fossi sotto dittatura, tu hai sempre la possibilità di scegliere.

Anche la scelta è un dovere che tu hai nei confronti di te stesso, quelli che ami e del resto dell’umanità.

Tu puoi sempre e comunque, ovunque tu sia, in qualunque circostanza ti trovi, scegliere come e per cosa vuoi vivere.

Poi c’è la capacità di decisione.

È necessario decidere di scegliere, decidere cosa scegliere e decidere di realizzare le scelte fatte.

Poi ancora abbiamo il coraggio. Per tutto nella vita ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio anche per morire, è vero, ma io sono convinta che per vivere ce ne voglia ancora di più.

E ti serve il coraggio per scegliere, e ti serve il coraggio per perseverare. Serve coraggio anche per non cedere alla procrastinazione e per chiudere fuori tutto ciò che può demotivarti, soprattutto quella tua vocina interna che ti insidia dicendoti: “tanto non ce la puoi fare… lascia perdere…” oppure le voci di chi ti ama ma, sia pure in buona fede, e credendo di essere d’aiuto, cerca di dissuaderti dal portare fino in fondo le tue scelte perché crede che tu non ce la possa fare.

Molto spesso devi proprio avere il coraggio di contare solo su te stesso e su quanto tu credi di valere come essere umano.

Prova a chiederti: “Quale è lo scopo del mio essere qui, adesso, in questa vita?”.

Poi comincia con il dirti: “Se sono qui, è sicuramente perché c’è qualcosa di speciale che solo io, e nessun altro al mio posto, posso fare!”

Se così non fosse, non saresti nato come essere umano, con la capacità di pensare, di avere coraggio, di scegliere e di prendere decisioni.

Tutto quello che ti resta da fare, a questo punto, è scoprire cos’è quel qualcosa di speciale che solo tu puoi fare.

Bé anche questo è qualcosa che solo tu puoi scoprirle, non può farlo qualcun altro per te. Il posto dove trovare la risposta, lo sai, è dentro di te. Non può arrivare da nessun’altra parte.

Riguardo al come, poniti le giuste domande e poi respira, respira profondamente, ascoltati con attenzione e lascia che le risposte affiorino. Se non basta una volta continua a farlo per tutto il tempo che ti serve. Potrebbero volertici giorni, settimane, mesi, forse perfino anni.

O forse solo poche ore.

Nessuno può dirtelo.

Ma quello che è certo è che quando sarai pronto, quelle risposte arriveranno. Ed è proprio quello il momento in cui, se avrai il coraggio di fare la scelta che ti detta il tuo cuore e deciderai di assumerti la responsabilità di imparare e di fare tutto il necessario per portare fino in fondo l’impegno che hai scelto di prenderti con te stesso, tu stai, di fatto, esercitando nella tua vita, concretamente la più alta e nobile forma di libertà: la libertà di vivere pienamente e con soddisfazione ogni singolo istante della tua vita.

Perciò: “Vivi. Ma vivi davvero!”

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Ciao!


Questo weekend, siamo impegnate nel seguire il corso

Più Libertà Con La PNL con Richard Bandler,

John La Valle e Alessio Roberti.

Siamo molto, molto contente e motivate.

E la prima giornata è andata meravigliosamente,

non vediamo l’ora di tornare a casa e di condividere con voi,

tutto quello che di utile ed efficace stiamo imparando.


Il messaggio più bello col quale andremo a letto stasera è

non deve esserci una ragione speciale per essere felice


Un abbraccio fortissimo,

Alexandra & Patrizia

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Scritto da Patrizia Maria Bianco.


La libertà non è solo una condizione fisica. Essere liberi di muoversi, di andare dove ci pare, di fare quello che si vuole e quando si vuole, di dire quello che vogliamo e quando lo vogliamo. Poter fare tutto questo può sembrare libertà ma di fatto è soltanto la piccola punta di un iceberg. In realtà, questo tipo di libertà è soltanto una mera illusione. Di fatto questo tipo di libertà non ha, realmente, niente a che fare con la vera libertà. Allora se questa non è libertà, che cosa è questa libertà? La libertà è prima di tutto una condizione mentale. In primo luogo ci si sente liberi dentro. E non c’è prigione al mondo che possa rinchiudere una libertà del genere.

Ne sono prova la vita di persone come Nelson Mandela e Josei Toda ad esempio. La libertà è in primo luogo l’innata capacità di scegliere che ha l’essere umano, riguardo al modo in cui vuole pensare e a ciò in cui vuole credere. Partendo, appunto, dalla consapevolezza del modo in cui pensa attualmente, l’essere umano può, consapevolmente e intenzionalmente, cambiare la direzione dei propri pensieri, delle proprie credenze e del proprio atteggiamento mentale. La fede cieca, ad esempio, non è mai una buona maestra di vita.

Coltivare, per contro, un forte spirito di ricerca mirato a sviluppare e condurre uno stile di vita coerente basato sulla consapevolezza che deriva dall’approfondimento della conoscenza e della saggezza, può essere un percorso di fede vissuto in prima persona. Quel tipo di esperienza personale diretta di fede che eleva le persone e le rende veramente libere.

Per quanto riguarda Nelson Mandela sicuramente conoscerai la sua storia, dopo 26 anni di carcere è stato il primo Presidente della Repubblica del Sudafrica libero dal Apartheid. E un paio di mesi fa è uscito nei cinema “Invictus”, un film che mette in luce il pensiero di questo grande uomo e statista. Se non lo hai visto ti consiglio di vederlo perché ne vale veramente la pena.

Oggi, invece, io scelgo di parlarti di Josei Toda. Durante la II Guerra Mondiale, l’educatore Buddista Giapponese Josei Toda fu incarcerato per non aver accettato le imposizioni dottrinali e le ideologie Shintoiste del regime militarista Giapponese dell’epoca. Oltre ai maltrattamenti e le pesanti privazioni subite durante i due anni di carcere, il signor Toda perse tutto quello che aveva. Le sue imprese fallirono, i suoi attivi finanziari si trasformarono in debiti gravosi. Il lavoro della sua vita fu completamente distrutto, sua moglie e suo figlio erano costantemente esposti ai rischi che purtroppo la popolazione civile corre in tempo di guerra.

Ma nemmeno la gioventù di Josei Toda era stata risparmiata da altre dure prove. Le amare lacrime piante stringendo fra le sue braccia per tutta una notte il corpicino senza vita della sua bimba di pochi anni morta a causa di una malattia, subito seguita dalla morte della sua adorata prima moglie e poco dopo anche da quella di suo padre. Eppure quest’uomo non ha permesso alla vita di piegarlo.

Tutto questo lo aveva portato, già allora, a riflettere sul significato della vita e della morte degli esseri umani. Col sincero desiderio di trovare una risposta al profondo dolore, l’agonia che aveva provato a causa della perdita delle persone che amava, si era avvicinato al Cristianesimo prima e, in seguito al culto del Budda Amida (Nembutsu). Ma non trovò convincenti le loro argomentazioni. Sentì quindi la necessità di proseguire nella propria ricerca interiore.

Questa ricerca lo ha condotto al suo mentore Tsunesaburo Makiguchi e al Buddismo di Nichiren Daishonin. Entrambi furono arrestati durante la II Guerra Mondiale per essersi opposti al militarismo. Durante la prigionia si ritrovò nuovamente a vivere delle esperienze dolorose ed avendo per natura una mente portata per lo studio di argomenti scientifici e per la matematica, gli riusciva difficile credere in qualcosa che non fosse razionalmente comprensibile. Tuttavia fu proprio in carcere che gli accadde di vivere un’esperienza spirituale intensa e profonda dal quale scaturì in lui uno stato vitale vasto e forte, una condizione vitale che non aveva mai sperimentato in precedenza.

Te la racconto in una sintesi di brevi stralci presi dal libro “La Rivoluzione Umana” (vol. IV – Esperia Edizioni). Scrive Daisaku Ikeda a proposito dell’illuminazione in carcere del suo maestro Josei Toda: “… Continuò a recitare Daimoku, sforzandosi in ogni modo di avvicinarsi al significato autentico della parola entità. Si immerse in una profonda meditazione […] Ormai aveva perso del tutto la cognizione del tempo e quasi non ricordava dove fosse. Fu all’improvviso.

La parola ‘vita’ attraversò la sua mente in un lampo. […] ‘Il termine entità non può riferirsi altro che alla vita! Se capiamo questo fatto, niente è più velato dal mistero‘. […] Si alzò in piedi. Non si accorse del freddo e non riusciva a rendersi conto di che ora fosse. Cominciò a respirare con un po’ di affanno, sentendosi pervaso da una gioia infinita, e camminò avanti e indietro senza sosta. La cella era microscopica. La percorse in su e in giù, completamente immerso nelle sue riflessioni. Aveva i pugni serrati e la schiena diritta. ‘ Il Budda è la vita, ma anche una espressione della vita. Non esiste al di fuori di noi, ma proprio nella nostra vita. No, esiste anche al di fuori di noi. È la vita stessa dell’Universo. Ogni individuo possiede in sé la natura di Budda e noi possiamo farla emergere recitando Daimoku davanti al Gohonzon.‘ Voleva urlare a gran voce, far sapere a tutti ciò che finalmente aveva compreso. Ebbe la sensazione che la sua piccola cella si aprisse verso lo spazio infinito. […] Ora sentiva di aver davvero compreso che cosa fosse l’entità del Budda; era finalmente conscio del misterioso funzionamento della vita, dotata di un flusso eterno che trascendeva il passato, il presente e il futuro. […] Questa conclusione era chiara, ma Toda sentiva di doverne dare dimostrazione in modo incontrovertibile.[...]L’ambiente intorno a lui era assolutamente privo di compassione, Toda non era altro che un detenuto arrestato in tempo di guerra.

Tuttavia, benché la sua salute fosse minata dalla denutrizione, egli rifiutava di venir meno agli obiettivi che si era prefissato. Al limite delle forze, era dimagrito in modo impressionante e i vestiti addosso a lui sembravano appoggiati su una gruccia; nondimeno egli recitava Daimoku senza esitare. […] A cosa stava pensando? Forse era preoccupato per i suoi affari, dato che aveva saputo di essere sull’orlo del fallimento, o piuttosto era assalito dall’ansia di poter uscire al più presto di prigione. La sua famiglia che attraversava momenti difficili, poteva rappresentare un’altra causa di preoccupazione; d’altra parte anche il suo amato maestro si trovava nello stesso carcere.

Ma in realtà nessuno di questi pensieri lo angustiava. Se c’era veramente una preoccupazione, questa era il darsi una spiegazione del significato del quindicesimo capitolo del Sutra del Loto, intitolato Emergere dalla Terra, su cui si era soffermato per diversi giorni. Ormai quelle frasi si erano impadronite di un angolo della sua mente. […] Si sentiva pervaso da una profonda gioia di vivere, completamente immerso in un turbine di piacevoli sensazioni di pace e serenità, che avevano liberato completamente il campo da ogni altro genere di pensiero. […] Improvvisamente, prima che se ne accorgesse, Toda si ritrovò nel mezzo di un’enorme folla, forse simile ai granelli di sabbia di sessantamila fiumi, intenta a venerare il Dai Gohonzon. Non era un sogno né una visione, e Toda ebbe la sensazione che fosse durata per qualche secondo, ma poteva essersi trattato di minuti o di ore.

Fu per Toda un’occasione unica, un’esperienza concreta che provava per la prima volta. Sentì il suo corpo attraversato da fremiti di gioia ed egli, gridando a se stesso che non c’erano dubbi su quanto aveva provato, ebbe la netta sensazione di aver preso parte a quella cerimonia. Dopo qualche istante ritornò in sé e si accorse di dov’era, nella sua cella in un mattino di Novembre. Rimase profondamente colpito da quell’esperienza e non riuscì a trattenere le lacrime che scorrevano incessanti. […] Si sentì avvolto completamente da una sensazione di serenità immensa. […] La gioia che provava lo faceva sentire quasi in preda al delirio. […] In un’altra cella della stessa prigione Tsunesaburo Makiguchi giaceva malato.

L’età lo aveva indebolito e i diciotto mesi di stenti gli causavano grandi sofferenze, Egli fu trasferito all’infermeria del carcere il 17 Novembre 1944 e morì il giorno seguente […] Toda fu rilasciato sulla parola il 3 Luglio 1945 […] ‘Trascorsi due anni in solitudine, rinchiuso in una cella microscopica a causa di un’accusa priva di fondamenti, ed ebbi l’opportunità di meditare a lungo. Dopo molti mesi di riflessioni giunsi a intuire quale fosse la spiegazione del mistero della vita umana, […] La profonda questione della vita umana non può essere spiegata con dei giochi di parole, dato che non è affatto semplice e banale. Troppo spesso la gente si accontenta di facili argomentazioni, mentre io sento la necessità di offrire una risposta autentica a coloro che ricercano ardentemente la verità. In sostanza ritengo che la risposta alle mie domande fosse celata nel profondo del mio essere e desidero quindi parlare della filosofia della vita che mi ha permesso di risvegliare me stesso.

Toda si era risvegliato alla sua missione. […] aveva raggiunto i quarantacinque anni. La cosa gli richiamò alla mente il fatto che, durante l’era Meiji in cui era nato, vigeva l’uso di dividere la vita umana in decadi, secondo una categorizzazione formulata da Confucio: ‘Libero da certezze a quarant’anni, a cinquanta conosci il volere del cielo’. Toda, a quarantacinque anni, non apparteneva a nessuna delle due categorie, ma le aveva acquisite entrambe nello stesso momento: ‘Libero da incertezze cinque anni dopo e conscio del volere del cielo cinque anni prima‘.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Want Inner Peace? Learn to Forgive dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.

Può essere difficile perdonare qualcuno che ci ha ferito. Infatti, delle volte ci attacchiamo alle ingiustizie che abbiamo subito e al rancore. Questo perché le nostre storie di ingiustizie e risentimenti sono un modo che usiamo per definire chi pensiamo di essere.

Pensaci solo per un momento . Ti porti dietro storie di torti subiti?

Ho conosciuto molte persone le cui vite sono completamente consumate dalle loro storie di abbandono o abuso. Potrebbe essere una storia di come i loro genitori o altri membri della loro famiglia li abbiano maltrattati, o di come un partner o amico li abbia traditi, e di come loro si sentano vittime di un crimine.

Adesso, questo potrebbe suonarti strano, ma a portare rancore, alla fine vi è una conclusione particolare.

Questa conclusione per storie piene di risentimento consiste nell’incolpare gli altri dei nostri fallimenti e della nostra miseria. Non dobbiamo prenderci la responsabilità per come è la nostra vita. E i nostri racconti di maltrattamenti possono anche far si che alcune persone si schierino dalla nostra parte. Storie di questo genere possono creare uno scenario del tipo “loro contro di noi”. Storie a proposito di ingiustizie sono state raccontate sin dall’alba dei tempi.


Perché dovremmo lasciarci alle spalle il risentimento, ed abbracciare il perdono? In realtà è piuttosto semplice.

Il rancore ci rende miserabili – il perdono ci libera.


Ma non ci sono delle cose semplicemente troppo difficili da perdonare? Ecco qui la storia di Anne Marie Hagan dal Canada:

Anna aveva 19 anni e studiava per diventare infermiera, quando vide suo padre venir ucciso sotto i suoi occhi dal loro vicino di casa, che soffriva di schizofrenia. Anna venne totalmente divorata dalla rabbia, dal rancore, dal desiderio di vendetta e dalla auto commiserazione: “Ero assolutamente determinata al non far mai, mai tornare quell’uomo in libertà. Più tempo lui passava in gabbia, più valore acquisiva la vita di mio padre.”

Poi, 17 anni dopo vide il criminale faccia a faccia:

Fu durante quell’incontro, mentre imparavo di più sulla sua natura umana e sulle orrende sofferenze che aveva affrontato, che tutto cambiò.

Anna scrive che in quell’incontro, 16 anni e 10 mesi di miseria erano stati spazzati via.

Lui cominciò a piangere e disse, “è tutta colpa mia, è tutta colpa mia”, e io non riuscivo più a sopportarlo. Gli sono corsa incontro aggirando il tavolo, dicendogli che lo perdonavo. Mi ricordo di avergli detto “colpa è una parola troppo grande, colpa è una parola troppo troppo grande.”

Possiamo imparare a perdonare?

La buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione, e vi sono diversi passi che facilitano il raggiungimento del perdono.

Questo è quello che dice Anna:

Non avrei mai potuto immaginare che così facendo, mi sarei liberata. Finalmente sono riuscita a liberarmi dal dolore e dal tormento che mi teneva in cattività, realizzando che ero stata la mia stessa carceriera. La mia vita è cambiata nel momento in cui ho cominciato a vedere il mondo.

L’assassino di mio padre adesso ha 59 anni. Ha un lavoro, e sta studiando sodo per ottenere la laurea universitaria. Lo ammiro per aver avuto la forza e il coraggio di ricostruirsi la propria vita. Gli faccio visita regolarmente. Abbiamo parlato a lungo di quello che è accaduto in quel giorno fatale, e di come il mio perdonarlo ha cambiato la vita di entrambi.

Puoi vedere quanto e come la vita di Anna sia cambiata in modo meraviglioso da quando è diventata in grado di perdonare? Da quel momento ha potuto guardare avanti e gettarsi dietro i dispiaceri del passato.

Possiamo imparare a perdonare?

Come detto prima, la buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione.

Questo è quello che Anne Marie Hagan dice:

Il perdono non è dare un permesso. Non significa che sei d’accordo con quello che ha fatto la persona che ti ha offeso in qualche modo, o che tale persona ha ragione ad aver fatto quello che ha fatto. Il perdono non può essere parziale o condizionato dal rimorso perché questo significherebbe che potremmo perdonare solo quelli che sono dispiaciuti. Il perdono riconosce che colui che ti ha ferito, è un essere umano che ha un gran bisogno di gentilezza, compassione e amore, a dispetto di tutto il male che ha fatto.

E tu – hai intenzione di imboccare il sentiero del perdono?

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Barry T. Wood


Ombre scure vagano nel paesaggio della mia mente

come i sogni di sera, che vanno alla deriva intorno a tempo.

Messi all’angolo,

li batto di nuovo per liberare me stesso da questo imperfetto sublime.

Mentre si dissipano nella polvere della rima di ieri,

mi sveglio con una chiarezza che è molto più viva.

Le emozioni vagano sopra me come un brivido nella mia spina

e realizzo qualcosa di nuovo per la prima volta:

Sono libero…

La gabbia era soltanto nella mia mente.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Why Mindful Goodbyes Lead To a Life Without Regrets dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.


Tutti abbiamo la tendenza a distinguere tra saluti irrilevanti e significativi.

Immagina per un momento che ti stai dirigendo all’alimentari, o stai andando in ufficio. Prima di uscire di casa magari saluti una persona a cui vuoi bene. Come è quel saluto? La maggior parte delle volte si tratta di un cenno con la mano o di un bacetto sulla guancia.

Adesso immaginati una scena diversa.

Immagina di dover salutare qualcuno che sta partendo per l’estero per un periodo di tempo significativo. Saluti in modo differente, non è così? Forse gli dedicherai un abbraccio o dirai parole più specifiche e significative. Ma andiamo a dare uno sguardo più da vicino a quei saluti quotidiani. La ragione per cui salutiamo in modo superfluo nella quotidianità è perché immaginiamo che ci rivedremo presto.

Cosa è un saluto?

Salutare qualcuno è un rituale che sottolinea una separazione imminente. La funzione della maggior parte dei rituali è quella di sottolineare il significato apparente, un momento transitorio. Un saluto marca quel momento dal quale dal stare insieme si sta passando a quello nel quale si è separati.

Come esseri umani, tendiamo a differenziare tra saluti molto rilevanti, che potrebbero essere per sempre, e saluti della vita di ogni giorno, poco importanti. Entrambi i tipi di saluti hanno una componente nascosta: contengono gioia.

Tutti i saluti racchiudono felicità.

Antiquate formulazioni di saluti come gli “addii”, o come il più antico “addio per sempre” rivela che al cuore di tutto, i saluti sono felicità. Auguriamo felicità all’altra persona per l’andata e il ritorno, augurando loro gioia per quel periodo in cui saranno lontani.

Per poter formulare un saluto felice, tutto quello che dobbiamo fare è porre attenzione al momento e creare l’intenzione di buona volontà nel nostro cuore. Non vi è bisogno di far sapere all’altra persona del nostro “augurio di felicità”.

Come salutare in modo significativo.


In base al tipo di cultura nella quale vivi, ci sono molti modi per congedare qualcuno. Nelle culture Latino Americane, le persone si abbracciano e baciano quando si salutano. Nei paesi Anglosassoni, le persone tendono ad essere più contenute. Molte persone spesso salutano i loro cari con un rapido abbraccio e un bacio di sfuggita avendo già i pensieri rivolti al lavoro o alla spesa da fare.

Quando abbracci qualcuno, stai vicino a quella persona, fa che quell’abbraccio duri il tempo di un respiro completo, aria dentro.. aria fuori. Rendi ogni abbraccio pieno di significato col porre tenerezza nell’atto verso quella persona. Presta attenzione al calore del suo corpo e senti il suo respiro. È un modo meraviglioso per ricordarvi a vicenda della vostra profonda connessione.

Come salutare alla fine di una mail.


Congedarsi al termine di una mail o di una lettera ha la stessa funzione di un saluto. Ho provato un sacco di diversi modi di salutare le persone. Se sono impegnata, invio una mail firmata semplicemente “Mary” o “M”. Delle volte ricevo delle mail che come saluto hanno “ti auguro felicità” ma tendo a non usarla perché non voglio sembrare troppo eccessiva.

Ho recentemente trovato un modo per far scivolare di nascosto un augurio di felicità alla fine delle mie mail. Le concludo con “stammi bene”. È la versione abbreviata del “ti auguro di stare bene” che penso e sento davvero – però tengo per me – E sono contenta che il mio augurio profondo rimanga nascosto.

Perché è importante offrire saluti sereni.


È importante che ogni saluto conti – anche se stai per fare solo un salto al negozio sotto casa.

Ogni saluto temporaneo potrebbe trasformarsi in un saluto eterno.

Gli incidenti accadono quando meno ce lo aspettiamo. Ecco un esempio: quando avevo 17 anni, sono andata a far visita a mio fratello che studiava a Cambridge e non badai a salutare mio padre. Mentre ero via, una macchina si è scontrata con quella di mia madre e mio padre è morto sul colpo. È stata una grande, grande tragedia, come portai immaginare. Provo ancora rimorso per non aver salutato mio padre. Da quel momento, mi concentro su ogni saluto – anche se penso che sarà per un breve periodo – e lo faccio in modo molto sentito, così da celebrare la nostra connessione.

Tu come dai i tuoi saluti?

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Barry T. Wood


Andando alla deriva nei tuoi pensieri,
come in quel genere di sogno in cui
sei dentro la tua mente
e stai nuotando avanti e indietro,
comprendi che tu non sei una marionetta legata a un filo.

Nessuno ti fa ballare e cantare.

Sei tu che hai creato quasi ogni cosa,
che hai conoscuto e vissuto.
E le esperienze che hai avuto,
le cose che hai visto e cercato di afferrare.

Se ti senti smarrito e annichilito
è perchè un giorno hai cominciato
a volere solo quello che puoi avere.

E tutto si è chiuso in un grande cerchio d’ottone.

Ma Dio non si erge su di te
giudicando ogni cosa che fai
Non è vero che desiderare è peccato.

La conoscenza non dovrebbe ferirti.
Esiste nei tuoi pensieri,
nascosta e annodata.

Nessuna cosa è stata già scritta.
Sei tu a creare ogni cosa.
Dentro di te tu sei realtà mentale.
E tutto quello che puoi vedere
è nel modo in cui lo percepisci.

Lo senti nel modo in cui canta.

E’ solamente quello che credi
che ti conduce verso quello che percepisci,
causando cose che ti rendono la vita amara.
E questo perchè tu non vedi le cose
come realmente sono.

Le tue credenze non sono fatti.

Se credi in te stesso non esiste sfortuna.

Non voltare le spalle a Dio,
non è opera sua quello che vedi.

Il male è quello che tu hai creato.

Non lamentarti della tua sfortuna, del tuo destino
e di tutte le altre cose che odi.

Sono tutte cose che supererai. Vedrai.

La prossima volta che ti senti sconfitto,
guarda indietro,
a dove tutto è cominciato,
a tutti i guai che hai superato.

E realizza che sei ancora libero.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Spesso sento le persone dire che, vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non fa alcuna differenza perché in sostanza stiamo comunque parlando di mezzo bicchiere. Perciò, loro dicono, se sei ottimista vedi il bicchiere mezzo pieno, se sei pessimista lo vedi mezzo vuoto. Tutto qui. E chiedo io: “Ti sembra poco?”

Si dice che l’essenziale è molto spesso invisibile agli occhi. E io credo proprio che sia vero.

È la sostanziale differenza che c’è tra l’atteggiamento mentale di chi vede il bicchiere mezzo pieno e quello di chi lo vede mezzo vuoto che cambia completamente il significato delle cose e la vita delle persone.

Chi vede il bicchiere mezzo pieno, tende a sentire gratitudine per quello che ha, confida di ottenere ciò che desidera, usa l’immaginazione e lavora di fantasia. Di conseguenza vive in maniera attiva, con speranza e prende la vita con serenità. Riesce a lasciarsi sorprendere e si emoziona anche di fronte a piccole cose.

Chi tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, invece, tende a sentirsi perennemente insoddisfatto, vittima del comportamento altrui. Tende a invidiare quelli che stanno meglio, vede il male in ogni cosa, ha una spiccata tendenza alla lamentela, vive facendo il minimo indispensabile perché tanto il futuro è nero e incerto comunque.

Niente è motivo di gioia perché in ogni cosa il pessimista riesce a vedere soltanto l’aspetto negativo, e se anche riconosce un aspetto positivo, pensa che non sarà certo a suo vantaggio. Perché tanto il mondo è ingiusto, perché tanto il governo è ladro, perché piove, e perché…, perché…

Anche ad una lettura poco attenta non sfugge la differenza di qualità della vita che distingue queste due “correnti di pensiero”. Non trovi?

Tu, quale direzione scegli di dare ai tuoi pensieri, alle tue emozioni e ai tuoi sentimenti?

C’è anche un’altra cosa che merita la tua attenzione.

Questo mondo è affollato di persone che, anche se sulla spinta emotiva di buoni sentimenti, si schiera contro le cose che teme o che non vuole.

Ci si schiera contro la guerra, contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali, contro la fame nel mondo e così via, chi più ne ha, più ne metta.

Poco importa se tutte queste persone gridano NO a tutto questo! Di fatto stanno dando a tutto ciò che non vogliono la loro attenzione, la loro energia. E in virtù del fatto che ciò a cui ti opponi persiste, quello che si ottiene è soltanto un aumento: della violenza, un aumento della fame e della povertà, e dovunque si combattono guerre grandi, guerre piccole e guerre di ordinaria e disperata quotidianità.

Quanto costa ad esempio, in soldoni, organizzare grandi manifestazioni contro? E quanto costerebbe, invece, realizzare progetti educativi mirati a insegnare il rispetto?

Perciò, ancora una volta, ti dico: sposta la tua attenzione da ciò che non vuoi a ciò che vuoi. Riorienta positivamente i tuoi pensieri! Scegli consapevolmente dove indirizzare le tue emozioni e la tua energia.

Non proclamarti contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali perché questo non la fermerà. Anzi; Proclamati, insegna e agisci a favore del rispetto delle donne, dei bambini e degli animali.

Non accanirti contro quel dato politico. Probabilmente vincerà comunque; Sii, invece, a favore e quindi sostieni il suo avversario.

Non inneggiare contro la guerra. Non la fermeranno per questo; inneggia, insegna e agisci in favore della pace. Risolvi in primo luogo i tuoi conflitti interiori, le contraddizioni che albergano nel tuo cuore e trova la pace in te stesso. Perché tutto parte da lì.

Madre Teresa diceva: “Non parteciperò a nessuna marcia contro la guerra. Ma se organizzate una marcia per la pace, chiamatemi.”

E tu, in cosa vuoi investire la tua energia? Che tipo di direzione vuoi dare al tuo futuro, a quello dei tuoi figli e a quello dell’Umanità?

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Tu sei ciò che pensi. Sei la materializzazione fisica dei tuoi pensieri.

Inoltre, le tue valutazioni mentali riguardanti ciò che ti circonda: l’ambiente, le persone, gli avvenimenti, e perfino te stesso, dipendono dal fatto che tu abbia un atteggiamento mentale positivo o negativo. Per capire meglio, puoi provare ad analizzarti da solo. Prova, ad esempio, a porre a te stesso queste domande e, naturalmente, a rispondere con sincerità:


1. Come consideri te stesso:

Sei una buona persona? Sei una cattiva persona? Sei in buona salute? Sei malato a livello psicosomatico? Sei ricco? Sei Povero? Hai una mente aperta? Hai pregiudizi?


2. Che tipo di pensieri hai:

Hai pensieri buoni? Hai pensieri cattivi? Coltivi pensieri di buona salute? Fai pensieri concentrati sulla malattia? Hai pensieri di ricchezza? Covi pensieri di povertà?


3. Come utilizzi le tue necessità:

Ti fai motivare dalla necessità a realizzare grandi obiettivi con onestà e integrità personale oppure la necessità ti stimola a cercare di ottenere dei risultati tramite l’inganno e la disonestà?

Di per sé l’atteggiamento mentale positivo non prende minimamente in considerazione cose come sotterfugio, inganno, disonestà, pregiudizio, rancore, vendetta, ecc. Semplicemente non gli appartengono. Mentre esse sono tendenze tipiche e ricorrenti dell’atteggiamento mentale negativo.

Se sei per tua natura già orientato ad avere un atteggiamento mentale positivo, indubbiamente per te sarà tutto più semplice. Se ti rendi conto che la tua tendenza predominante è quella di avere pregiudizi, sentimenti, emozioni, passioni, convinzioni e abitudini negative, sbarazzati di questi parassiti mentali muovendo consapevolmente e intenzionalmente il tuo atteggiamento mentale dal negativo al positivo.

Ad esempio, ogni volta che ti trovi coinvolto in un problema o un equivoco con un’altra persona, comincia da te stesso, chiarisciti per prima cosa con te stesso. Anche una sola parola, può provocare la pace o la guerra. La storia ce lo insegna questo. Una parola detta con atteggiamento mentale negativo, può creare incomprensioni, causare infelicità e miseria. La stessa parola, detta con un atteggiamento mentale positivo, produce effetti opposti: concordia, felicità e benessere.

Comincia con la comunicazione tra le menti, accertandoti che, in te, mente e cuore siano sempre uniti. Impara a distinguere tra fatti importanti e fatti secondari. Tu sei molto di più di un corpo con un cervello. Tu sei una mente consapevole in un corpo fisico!

Guida i tuoi pensieri con un atteggiamento mentale positivo. Controlla le tue emozioni. Poiché sei il padrone della tua mente, indirizzala! Non lasciarti dominare da essa. E avrai le redini del tuo destino completamente nelle tue mani. Ricordi?

Ne hai il potere. Lo stesso potere dell’Universo. Il tuo corpo è il palazzo che ospita la tua mente, la tua vita. E nella tua mente, la tua coscienza e il tuo subconscio collaborano armoniosamente. Per il momento, in questo contesto, prendiamo in considerazione il subconscio.

Della coscienza parleremo un’altra volta. Il tuo subconscio è la sede delle tue abitudini, dei tuoi ricordi, dei tuoi principi inviolabili di condotta, di forze note e di forze sconosciute, che influiscono sulla tua personalità e sul tuo carattere.


4. Allora, come puoi indirizzare la tua mente a pensare e operare nel modo che tu desideri?

Per prima cosa, ripeti a te stesso ad alta voce ogni giorno, più volte al giorno, affermazioni positive come queste: “Giorno dopo giorno, in ogni modo, in ogni aspetto della mia vita, io miglioro continuamente!”, “Ogni cosa per me sta andando di bene in meglio, ogni giorno, sempre di più!”, “Giorno dopo giorno divento, in ogni modo, sempre più ricco!”, “Posso farcela e ci riuscirò, perché io credo di riuscirci!”. Affermazioni come queste, ripetute spesso, con convinzione e con concentrazione, producono un effetto sul tuo subconscio e provocano una sua reazione.

Naturalmente le affermazioni positive che puoi fare sono tante, la cosa importante è che stimolino in te emozioni positive, sensazioni di benessere e sentimenti di gratitudine.

Quello che sei oggi è soltanto il risultato di quello che hai pensato fino a oggi. Comincia oggi stesso a pensare diversamente, e il tuo domani sarà tutta un’altra storia. La tua mente possiede poteri noti e ignoti da cui, essa stessa, si fa anche influenzare.

E con un atteggiamento mentale positivo, tu puoi realizzare concretamente nella tua realtà, nella tua vita, tutto ciò che la tua mente riesce a concepire e prendere per buono. Perciò, comincia adesso a pensare e raccontare una storia differente.

Puoi veramente farcela se pensi veramente che puoi riuscirci e credi veramente che ci riuscirai.

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