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martedì, marzo 09th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Tu sei ciò che pensi. Sei la materializzazione fisica dei tuoi pensieri. Inoltre, le tue valutazioni mentali riguardanti ciò che ti circonda: l’ambiente, le persone, gli avvenimenti, e perfino te stesso, dipendono dal fatto che tu abbia un atteggiamento mentale positivo o negativo. Per capire meglio, puoi provare ad analizzarti da solo. Prova, ad esempio, a porre a te stesso queste domande e, naturalmente, a rispondere con sincerità:

1. Come consideri te stesso: Sei una buona persona? Sei una cattiva persona? Sei in buona salute? Sei malato a livello psicosomatico? Sei ricco? Sei Povero? Hai una mente aperta? Hai pregiudizi?

2. Che tipo di pensieri hai: Hai pensieri buoni? Hai pensieri cattivi? Coltivi pensieri di buona salute? Fai pensieri concentrati sulla malattia? Hai pensieri di ricchezza? Covi pensieri di povertà?

3. Come utilizzi le tue necessità: Ti fai motivare dalla necessità a realizzare grandi obiettivi con onestà e integrità personale oppure la necessità ti stimola a cercare di ottenere dei risultati tramite l’inganno e la disonestà?

Di per sé l’atteggiamento mentale positivo non prende minimamente in considerazione cose come sotterfugio, inganno, disonestà, pregiudizio, rancore, vendetta, ecc. Semplicemente non gli appartengono. Mentre esse sono tendenze tipiche e ricorrenti dell’atteggiamento mentale negativo. Se sei per tua natura già orientato ad avere un atteggiamento mentale positivo, indubbiamente per te sarà tutto più semplice. Se ti rendi conto che la tua tendenza predominante è quella di avere pregiudizi, sentimenti, emozioni, passioni, convinzioni e abitudini negative, sbarazzati di questi parassiti mentali muovendo consapevolmente e intenzionalmente il tuo atteggiamento mentale dal negativo al positivo. Ad esempio, ogni volta che ti trovi coinvolto in un problema o un equivoco con un’altra persona, comincia da te stesso, chiarisciti per prima cosa con te stesso. Anche una sola parola, può provocare la pace o la guerra. La storia ce lo insegna questo. Una parola detta con atteggiamento mentale negativo, può creare incomprensioni, causare infelicità e miseria. La stessa parola, detta con un atteggiamento mentale positivo, produce effetti opposti: concordia, felicità e benessere. Comincia con la comunicazione tra le menti, accertandoti che, in te, mente e cuore siano sempre uniti. Impara a distinguere tra fatti importanti e fatti secondari. Tu sei molto di più di un corpo con un cervello. Tu sei una mente consapevole in un corpo fisico! Guida i tuoi pensieri con un atteggiamento mentale positivo. Controlla le tue emozioni. Poiché sei il padrone della tua mente, indirizzala! Non lasciarti dominare da essa. E avrai le redini del tuo destino completamente nelle tue mani. Ricordi? Ne hai il potere. Lo stesso potere dell’Universo. Il tuo corpo è il palazzo che ospita la tua mente, la tua vita. E nella tua mente, la tua coscienza e il tuo subconscio collaborano armoniosamente. Per il momento, in questo contesto, prendiamo in considerazione il subconscio. Della coscienza parleremo un’altra volta. Il tuo subconscio è la sede delle tue abitudini, dei tuoi ricordi, dei tuoi principi inviolabili di condotta, di forze note e di forze sconosciute, che influiscono sulla tua personalità e sul tuo carattere.

4. Allora, come puoi indirizzare la tua mente a pensare e operare nel modo che tu desideri?

Per prima cosa, ripeti a te stesso ad alta voce ogni giorno, più volte al giorno, affermazioni positive come queste: “Giorno dopo giorno, in ogni modo, in ogni aspetto della mia vita, io miglioro continuamente!”, “Ogni cosa per me sta andando di bene in meglio, ogni giorno, sempre di più!”, “Giorno dopo giorno divento, in ogni modo, sempre più ricco!”, “Posso farcela e ci riuscirò, perché io credo di riuscirci!”. Affermazioni come queste, ripetute spesso, con convinzione e con concentrazione, producono un effetto sul tuo subconscio e provocano una sua reazione. Naturalmente le affermazioni positive che puoi fare sono tante, la cosa importante è che stimolino in te emozioni positive, sensazioni di benessere e sentimenti di gratitudine.

Quello che sei oggi è soltanto il risultato di quello che hai pensato fino a oggi. Comincia oggi stesso a pensare diversamente, e il tuo domani sarà tutta un’altra storia. La tua mente possiede poteri noti e ignoti da cui, essa stessa, si fa anche influenzare. E con un atteggiamento mentale positivo, tu puoi realizzare concretamente nella tua realtà, nella tua vita, tutto ciò che la tua mente riesce a concepire e prendere per buono. Perciò, comincia adesso a pensare e raccontare una storia differente.

Puoi veramente farcela se pensi veramente che puoi riuscirci e credi veramente che ci riuscirai.

lunedì, febbraio 08th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Affermazioni Che Orientano L’Energia tratte da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee). Conclusione curata da Patrizia Maria Bianco .


Da qualche parte, nei recessi della tua mente, si svolge un dialogo incessante. Pensieri incompleti, alcuni dei quali appartenuti ad altre persone, hanno plasmato un borbottio costante. Sono pensieri che non sempre hanno a cuore il tuo bene. Indossano i panni del tuo sé e ti dicono: “Non ti senti bene. Non ce la farai mai. Sei stupido, brutto, mediocre, diverso. Non sei abbastanza buono, sei malato. Il tuo successo è pura fortuna. La felicità non dura”.

Sii onesto. Credi davvero a tutte queste stupidaggini che ti arrivano dai recessi della tua mente?

È interessante il fatto che tali schemi ripetitivi impercettibili o a malapena udibili, determinino il corso della tua vita. Ti sorprendi costantemente che ti “accada” sempre la stessa cosa. Secondo la saggezza degli antichi, la materia si conforma al pensiero.

I pensieri sono energia. I pensieri coscienti sono energia orientata. Le affermazioni sono pensieri coscienti indirizzati verso esiti positivi, stimolanti e liberatori. Le affermazioni servono a orientare l’energia. In altre parole: la tua mente riceve una maggiore quantità di quel sollievo dì cui ha bisogno e tu decidi che direzione dare al viaggio della tua vita. Perciò, possiamo concluderne che le affermazioni positive orientano la tua energia e, di conseguenza, la tua vita. Peter Kelder sostiene che vi sono due fattori in particolare che contribuiscono a instaurare un cambiamento drastico anche dell’aspetto fisico, questi sono l’atteggiamento mentale e il desiderio. Avrai notato che ci sono persone che sembrano vecchie a quarant’anni e altre che paiono giovani a sessanta. Ciò che determina la differenza è l’atteggiamento mentale. Se sei in grado di vederti giovane nonostante la tua età, anche gli altri ti vedranno in quel modo. Dopo aver iniziato la pratica dei riti, l’autore del libro dice di essersi sforzato di cancellare dalla sua mente l’immagine che aveva di se stesso come di un uomo vecchio e debole. Al suo posto, impresse nella mente l’immagine di se stesso nel fulgore dei suoi anni. E rinsaldò quell’immagine con la forza del desiderio. Per molte persone che pensano sia impossibile modificare il modo di vedere se stessi, si tratta di un vero e proprio atto di coraggio. Credono che il corpo sia programmato per diventare presto o tardi vecchio e debole e nulla li scuoterà da tale prospettiva. Nonostante ciò, non appena iniziano la pratica dei cinque riti, cominciano a sentirsi più giovani ed energici. Ciò li aiuterà a cambiare la visione che hanno di sé. A poco a poco cominceranno a immaginarsi più giovani. E prima che sia passato molto tempo, avranno un aspetto più giovane. L’unica differenza fra il vigore e la giovinezza e la vecchiaia e una salute malferma è il ritmo veloce a cui ruotano i vortici. Normalizzate quel ritmo e il vecchio tornerà a essere come nuovo.

A questo punto lo scrittore afferma che migliaia di anni fa i Lama scoprirono che tutte le risposte agli imponderabili misteri della vita si trovano dentro di noi. Scoprirono che tutto ciò che concorre a creare la nostra esistenza prende origine dall’individuo. Noi occidentali non siamo mai stati in grado di comprendere tale concezione. Molti pensano ancora che le nostre vite siano modellate dalle forze incontrollabili del mondo della materia. Ad esempio, la maggior parte di coloro che vivono immersi nel modello culturale tipicamente occidentale pensano che l’invecchiamento e il deterioramento del corpo siano una legge di natura. Per volgere l’attenzione all’interno, i Lama chiudevano gli occhi. In questo modo eliminavano le distrazioni e potevano concentrarsi su di sé. Scrutando dentro di sé essi si sono resi conto che questa è un’illusione che diventa realtà perché si nutre di se stessa. Secondo Peter Kelder, I Lama, in particolare quelli del monastero a cui si riferisce nel suo libro, stanno compiendo un’opera grandiosa per il mondo sul piano astrale, assistendo l’umanità di tutta la terra, poiché tale piano è situato molto al di sopra delle vibrazioni del mondo fisico ed è un punto focale potente da cui si può ottenere molto con un piccolo sforzo. Un giorno il mondo si sveglierà e vedrà con sorpresa l’opera grandiosa compiuta dai Lama e da altre forze invisibili. Egli sostiene che si sta avvicinando in fretta il momento in cui l’alba di una nuova era sorgerà e vedremo l’attuarsi di un mondo nuovo. Ci sarà un tempo in cui l’uomo imparerà a liberare a proprio piacimento le potenti forze interiori per vincere la guerra e la pestilenza, l’odio e la tristezza. E dice ancora che l’umanità cosiddetta “civilizzata” in verità sta vivendo nella più buia delle epoche oscure ma che, comunque, noi ci stiamo preparando a cose migliori e più illustri. In altre parole, chiunque si sforzi di innalzare la propria coscienza a livelli superiori, contribuisce a elevare la coscienza dell’umanità intera. E da questo punto di vista, l’esecuzione dei cinque riti sembrerebbe provocare un impatto molto maggiore dei benefici fisici che se ne potrebbero conseguire.

La mia personale conclusione è che da queste considerazioni fatte dall’autore nel libro, quello che ancora una volta emerge, e che sembra non lasciare più molto spazio a dubbi, è che noi siamo il risultato dei nostri pensieri, i quali, determinano le nostre azioni. Sì, esattamente quelle azioni con cui ognuno di noi, crea la propria realtà individuale per sé nel proprio ambiente più immediato e contribuisce a creare la realtà collettiva in cui tutti viviamo immersi in questo mondo.

Nel 1255, il Monaco Buddista Giapponese Nichiren Daishonin (1222 – 1282), scrisse in una lettera indirizzata ad un suo discepolo la seguente frase: “… Se la mente degli uomini è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra. Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente. Lo stesso vale per un Budda e un comune mortale. Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda. …” Io credo che sia veramente così. Credo che questa affermazione fosse vera allora, lo è adesso, qui nel presente, e lo sarà per il futuro.

venerdì, febbraio 05th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Liberamente riassunti da Patrizia Maria Bianco, I Riti Energetici

tratti da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


I Cinque Tibetani – Primo Rito:

Il primo rito è semplice. Viene praticato allo scopo esplicito di accelerare la velocità dei vortici. Giocando, i bambini lo fanno di continuo. Tutto ciò che devi fare è stare in piedi eretto e allargare le braccia in modo da portarle orizzontali al pavimento. Adesso ruota su te stesso finché non avverti un leggero capogiro. È molto importante che ruoti da sinistra verso destra. E se ti viene voglia di sederti o di sdraiarti per riprenderti dallo stordimento, fallo senza problemi. In qualità di principiante non devi sforzarti di fare di più. Col tempo, la pratica dei cinque riti ti metterà in grado di ruotare sempre di più sentendoti sempre meno intontito. Inoltre, per attenuare la sensazione di vertigine, puoi adottare l’espediente usato dai ballerini e da chi pratica pattinaggio artistico. Prima di iniziare a ruotare metti a fuoco un punto davanti a te. Non appena inizi a girare, continua a trattenere lo sguardo su quel punto il più a lungo possibile. In ultimo, dovrai far sì che quel punto abbandoni il tuo campo visivo così da poter ruotare su te stesso con il resto del corpo. Allora, ruota il capo molto velocemente, e rimetti a fuoco il punto non appena ti è possibile. Il punto di riferimento ti dà la possibilità di sentirti meno disorientato e stordito. Attenzione, non è la rotazione, che costituisce l’essenza dell’esercizio, a rappresentare il problema principale, ma il modo in cui la si porta a termine. Se volete interrompere la rotazione, divaricate i piedi portandoli alla stessa ampiezza delle spalle, toccatevi i palmi delle mani davanti al petto e guardatevi i pollici. Vi aiuterà a ritrovare l’equilibrio. Questo primo rito, può essere eseguito anche alla fine (cioè dopo gli altri esercizi). Potete quindi iniziare la sequenza degli esercizi con il secondo rito.

I Cinque Tibetani – Secondo Rito:

Il secondo rito è ancora più semplice da eseguire. Nel secondo rito, per prima cosa ci si sdraia a terra in posizione supina. È meglio stendersi su un tappeto spesso o su una superficie imbottita. Il suo scopo è unicamente quello di isolare il corpo dal pavimento freddo. Dopo esserti steso sul dorso, distendi completamente le braccia lungo i fianchi e appoggia i palmi delle mani sul pavimento tenendo le dita unite. Poi solleva il capo da terra ripiegando il mento sul petto. Nel far ciò, solleva le gambe con le ginocchia tese, portandole in posizione verticale. Se riesci, estendi le gambe all’indietro verso la testa, ma senza piegare le ginocchia. Poi, lentamente riporta a terra sia il capo che le gambe tenendo le ginocchia tese. Rilassa tutti i muscoli, poi ripeti il rito. Ogni volta che lo esegui, instaura un ritmo respiratorio: inspira profondamente quando sollevi le gambe e il capo, espira completamente quando li abbassi. Tra un’esecuzione e l’altra, quando stai rilassando i

muscoli continua a respirare mantenendo lo stesso ritmo. Quanto più profondamente respiri, tanto meglio è. Se non riesci a tendere perfettamente le ginocchia, piegale quanto ti è necessario. Continuando a eseguire il rito riuscirai a tenderle al massimo.

Durante questo esercizio l’errore più comune è quello di sollevare contemporaneamente le gambe e la parte inferiore della schiena. Così facendo, la schiena si indebolisce. Quando sollevate le gambe, fate aderire la schiena al pavimento. In tal modo, farete sì che il movimento parta dai talloni. Spingete i talloni lontano dal corpo. Le dita dei piedi vanno verso i polpacci. Questa posizione attiva gli estensori delle gambe. Potete anche collocare le mani sotto ai glutei, aiutando così le gambe ad assumere la posizione verticale. Se soffrite di lordosi (massima curvatura della parte inferiore della schiena), prima di alzare le gambe appoggiate completamente i piedi sul pavimento. E non abbassate le gambe tese. Riportate a terra per primi i piedi e lasciateli scivolare sul pavimento fino a distendere completamente le gambe.

I Cinque Tibetani – Terzo Rito:

Il terzo rito deve essere praticato immediatamente dopo il secondo. Anch’esso è molto semplice. Tutto quello che devi fare è inginocchiarti sul pavimento tenendo il corpo eretto. Appoggia le mani sui muscoli delle cosce. Adesso inclina in avanti il capo e il collo e ripiega il mento sul petto. Poi inclina dolcemente il capo piegandoti contemporaneamente all’indietro e inarcando la spina dorsale. Mentre ti inarchi, per sostenerti afferra le cosce con le braccia e le mani. Dopo l’inarcamento, torna alla posizione iniziale e ripeti daccapo il rito. Come nel secondo rito, è opportuno instaurare uno schema ritmico di respirazione. Inspira profondamente quando inarchi la spina dorsale. Espira quando ritorni in posizione eretta. Il respiro profondo è altamente benefico, quindi introduci nei polmoni quanta più aria possibile.

Nell’eseguire questo terzo esercizio è molto importante che: Quando siete in ginocchio, abbiate cura di flettere le dita dei piedi, altrimenti, con tutta probabilità, inizierete a inarcarvi dalla parte inferiore della schiena piuttosto che da quella superiore. Per evitare di indebolire la parte inferiore della schiena tendete i muscoli dei glutei. Vi consiglio di assumere con le mani una posizione differente da quella canonica. Appoggiatele sulla parte inferiore della schiena con le dita rivolte verso il basso. È una preparazione migliore all’inarcamento; inoltre, avvicinando le scapole si allarga il torace. Secondo la mia esperienza questo esercizio crea dei problemi per i ripetuti piegamenti del collo in avanti e indietro. È particolarmente importante stirare il collo prima di piegare il capo in avanti. Abbassate il capo a partire dal mento e inclinatelo con delicatezza all’indietro. Per stabilire di quanto dobbiate piegare il capo all’indietro, appoggiate una mano sulla nuca e inclinatelo. Togliete la mano e mantenetelo in quella posizione. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

Per chiudere in modo benefico il terzo rito lasciatevi cadere dolcemente in posizione embrionale: poggiando sui talloni con le dita tese, sporgetevi in avanti, la fronte sul pavimento, la schiena tonda e morbida, le spalle e le braccia rilassate. E respirate.

I Cinque Tibetani – Quarto Rito:

Per prima cosa, siediti a terra con le gambe distese davanti a te e divaricale di circa trenta centimetri. Tenendo il busto eretto, appoggia i palmi delle mani sul pavimento di fianco ai glutei. Poi piega il mento in avanti sul petto. A questo punto sprofonda il capo fin dove è possibile. Contemporaneamente solleva il corpo in modo che le ginocchia si pieghino mentre le braccia rimangono tese. Il busto dovrebbe formare con la parte superiore delle gambe una linea retta, orizzontale al pavimento. Le braccia e la parte inferiore delle gambe formeranno una linea verticale perpendicolare al pavimento. Poi, tendi ogni muscolo del corpo. Infine, tornando alla posizione iniziale seduta, rilassa i muscoli e riposati prima di ripetere il procedimento. La respirazione è importante anche per questo rito. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Trattieni il respiro quando tendi i muscoli. Espira completamente quando scendi a terra. Continua a respirare rispettando lo stesso ritmo durante il periodo di riposo tra un’esecuzione e l’altra.

Il punto centrale di questo esercizio dovrebbe essere il raddrizzamento e lo stiramento della spina dorsale. Usate le mani come sostegno per sedervi con la schiena perfettamente dritta. Abbassate il capo solo dopo aver stirato il collo. Iniziate a sollevare il busto a partire dal bacino e fatelo indietreggiare per evitare di piegare le gambe prima che il corpo si sia sollevato dal pavimento. Spingete il bacino verso i piedi. Durante l’espirazione portatevi seduti tra le mani e raddrizzate la colonna vertebrale. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

I Cinque Tibetani – Quinto Rito:

Per eseguire il quinto rito il corpo deve essere rivolto al pavimento. A mo’ di sostegno poggia le mani sul pavimento e fletti le dita dei piedi. Durante tutta l’esecuzione del rito mani e piedi devono trovarsi alla distanza di sessanta centimetri, le braccia e le gambe tese. Inizia con le braccia perpendicolari al suolo e la schiena inarcata cosicché il corpo ne risulti incurvato. A questo punto inclina dolcemente il capo all’indietro il più possibile. Poi piegati all’altezza dei fianchi e solleva il corpo fino a fargli formare una V capovolta. Contemporaneamente porta in avanti il mento ripiegandolo sul petto. È tutto qui. Riportati alla posizione di partenza e ricomincia daccapo tutto il rito. In capo a una settimana la persona media considererà questo rito uno dei più facili da compiere. Quando sarai diventato abile lascia cadere il corpo dalla posizione sollevata fino a fargli quasi toccare il pavimento senza peraltro entrarne veramente a contatto. Tendi i muscoli per un attimo sia nel punto di elevazione che in quello di abbassamento. Segui lo stesso schema respiratorio utilizzato nei riti precedenti. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Espira completamente quando lo abbassi.

Iniziate questo esercizio a partire da una posizione prona per accertarvi che la distanza tra le mani e i piedi sia corretta. Le mani si trovano in prossimità del torace, le dita dei piedi sono flesse. Usate le mani e la potenza della schiena per spingervi nella posizione che si accompagna all’espirazione. Contraete i muscoli dei glutei, per non indebolire la parte inferiore della schiena. Mentre espirate, alzate i glutei e spostatevi nella posizione invertita cosiddetta a V, portando i glutei in alto e indietro. Così facendo allungherete la parte inferiore della schiena. Fate sempre questo esercizio a piedi scalzi su una superficie non scivolosa altrimenti, lo sforzo per non scivolare impiegherà molte delle vostre energie.

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

mercoledì, febbraio 03rd, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Premessa commentata da Patrizia Maria Bianco, Liberamente Tratta da

I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


Il corpo ha sette centri energetici che potremmo chiamare vortici. Gli Indù li chiamano chakra. Sono campi elettrici potenti, invisibili a occhio nudo, tuttavia assolutamente reali. Ciascuno dei sette vortici ha il proprio centro in una delle sette ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo e ha la funzione di stimolare la produzione ormonale della ghiandola. Sono gli ormoni a regolare tutte le funzioni del corpo incluso il processo di invecchiamento.

I sette vortici energetici del corpo sono localizzati nelle sette ghiandole endocrine:

Il Primo vortice, è situato sulle ghiandole riproduttive.

Il Secondo si localizza nel pancreas, nella regione addominale.

Il Terzo si accentra nelle ghiandole surrenali nella regione del plesso solare.

Il Quarto vortice ha il proprio centro nella ghiandola del timo situata nella regione del cuore.

Il Quinto è posto nella ghiandola tiroide che sì trova nel collo.

Il Sesto ha sede nella ghiandola pineale alla base posteriore del cervello.

Il Settimo vortice è situato nella ghiandola pituitaria alla base anteriore del cervello.

In un corpo sano, ciascuno di questi vortici ruota a grande velocità, permettendo all’energia vitale detta anche “prana” o “energia eterica” di scorrere verso l’alto attraverso il sistema endocrino. Quando tutti i vortici girano molto rapidamente e alla stessa velocità, il corpo è in perfetta salute. Ma se uno o più di questi vortici rallenta, il flusso di energia vitale ne risulta inibito o bloccato. È così che potremmo definire un cattivo stato di salute, il deterioramento fisico e l’invecchiamento.

Alle sette ghiandole endocrine corrispondono i sette chakra principali. I chakra (centri energetici) si troverebbero intorno alle ghiandole talvolta in una posizione di “scambi”, come per esempio, il chakra superiore, collegato alla ghiandola pineale, che agisce sulla testa come collegamento energetico con il cosmo. Perciò, in un individuo sano i vortici rotanti si estendono dall’interno del corpo verso l’esterno, ma nelle persone anziane, nei deboli e nei malati, raggiungono a malapena la superficie. Il modo più rapido per riacquistare giovinezza, salute e vitalità è quello di avviare il normale movimento rotatorio dei centri. Un risultato che si può ottenere con cinque semplici riti.

All’inizio, la gente chiama questi riti esercizi isometrici. È vero che i cinque riti sono utili per stirare i muscoli irrigiditi e le articolazioni, e che migliorano il tono muscolare. Ma non è questo il fine che essenzialmente si propongono. Il vero e proprio vantaggio che si ricava dall’esecuzione dei riti è la normalizzazione della velocità dei vortici in rotazione, avviando il loro movimento rotatorio a una velocità adatta a un uomo o a una donna di, diciamo, venticinque anni di età. In quegli individui tutti i vortici ruotano alla stessa velocità. D’altra parte, se potessi vedere i sette vortici che comunemente possiedono un uomo o una donna di mezz’età, ti renderesti conto immediatamente che hanno drasticamente rallentato, che stanno girando a velocità differenti e che nessuno di loro funziona in armonia con gli altri. I più lenti provocano un deterioramento di quella parte del corpo, i più veloci sono causa di nervosismo, ansia e spossatezza. Perciò, è la condizione anormale dei vortici la causa di un cattivo stato di salute, del deterioramento e della vecchiaia.

Naturalmente è molto importante ricordare che ogni tecnica, compresi i riti tibetani, ha bisogno di essere riconsiderata, di quando in quando, da insegnanti esperti. Anche un piano di esercizi come questo, che riscuote tanto successo, nasconde dei pericoli se non è eseguito correttamente. Ad esempio, i disturbi alla tiroide e i problemi al collo e alla parte inferiore della schiena possono peggiorare se i riti tibetani vengono eseguiti impropriamente. È importante controllare la propria pratica ed essere al corrente del grado di abilità raggiunta. Poiché ci vorrà del tempo prima che sappiate verificarlo, è molto utile che vi atteniate il più strettamente possibile alle indicazioni scritte.

Domande e Risposte Per Saperne Di Più

In quale momento della giornata bisogna eseguire i riti?

Si possono praticare di sera o di mattina, in qualunque momento risulti opportuno.

Quante volte bisogna effettuare ciascun rito?

Per cominciare ti suggerisco di praticare ciascun rito ogni giorno per tre volte al giorno durante la prima settimana. Poi, per ogni settimana successiva, aggiungi due esecuzioni quotidiane in più fino ad arrivare a ventuno esecuzioni giornaliere di ciascun rito. In altre parole la seconda settimana, effettua i riti ogni giorno per cinque volte; la terza sette volte; la quarta, esegui ciascun rito ogni giorno per nove volte e così via. In capo a dieci settimane, sarai in condizione di praticare ogni giorno i cinque riti per intero ventuno volte. Se hai qualche difficoltà a eseguire il primo rito, il volteggio, lo stesso numero di volte degli altri, limitati a ripeterlo quanto ti è possibile senza sentirti eccessivamente stordito. Infine sarai in grado di ruotare su te stesso le ventuno volte prescritte.

Ciascun rito è ugualmente importante?

I cinque riti funzionano dandosi la mano l’un l’altro e sono tutti ugualmente importanti. Certo, ciascuno di essi, preso a sé, è efficace, ma sono necessari tutti e cinque per ottenere i migliori risultati. Se, dopo aver eseguito i riti per un certo periodo di tempo, scopri di non essere in grado di effettuarli tutti per il numero di volte prescritte, prova a suddividerli in due sedute, una al mattino, una la sera. Se non riesci assolutamente a effettuare uno dei riti, tralascialo e fai gli altri quattro. Poi dopo un periodo di alcuni mesi, riprova quello con cui avevi delle difficoltà. In tal modo i progressi si avranno molto più lentamente, ma si realizzeranno comunque. Non devi in nessun caso affaticarti. Sarebbe controproducente. Esercitati semplicemente quanto ti è possibile, e aumenta gradatamente. E non scoraggiarti mai. Sono pochissime le persone che col tempo e con la pazienza non riescono in ultimo a eseguire tutti i riti ventun volte al giorno.

Che succede se si omette completamente uno dei riti?

I riti sono così potenti che se se ne tralascia uno pur continuando a praticare regolarmente gli altri quattro per il numero di volte prescritte, si ottengono comunque ottimi risultati. Persino un solo rito produce meraviglie. Quindi, se capisci di non farcela a effettuare tutti i riti o a ripeterli per ben ventuno volte, stai pur certo che qualunque cosa tu faccia, otterrai ottimi risultati.

Si possono praticare i riti unitamente a una disciplina fisica o le due cose entrano in conflitto?

Senza alcun dubbio, se stai già seguendo un programma di esercizi ginnici, continua a eseguirlo. In caso contrario, prendi in considerazione l’idea di iniziarne uno. Ogni forma di esercizio, ma in particolare quelli di tipo cardiovascolare, aiutano il corpo a mantenere l’equilibrio della giovinezza. Inoltre, i cinque riti contribuiscono a normalizzare i sette vortici rotanti e il corpo diventa ancor più ricettivo ai benefici prodotti dagli esercizi.

Ci sono altre tecniche che si associano ai cinque riti?

Oltre alla respirazione profonda e ritmica da effettuare tra una ripetizione e l’altra dei riti, in aggiunta tra un rito e l’altro, converrebbe rimanere in piedi, eretti con le braccia lungo i fianchi ed effettuare alcune profonde respirazioni ritmiche. Espirando, immagina che ogni tensione presente nel tuo corpo si allontani e ti faccia sentire rilassato e a tuo agio. Quando inspiri, immagina di riempirti di un senso di benessere e soddisfazione. Ti suggerisco inoltre di fare un bagno tiepido o fresco dopo i riti, non freddo, comunque. Strofinare rapidamente il corpo prima con un asciugamano bagnato, poi con un asciugamano asciutto, è probabilmente ancora meglio. C’è una cosa su cui devo metterti in guardia: non devi mai fare né una doccia, né un bagno, né strofinarti con un asciugamano bagnato che siano così freddi da farti provare internamente una sensazione di gelo. Se fai una cosa del genere, distruggerai tutto ciò che hai ottenuto di positivo dall’esecuzione dei riti.

È mai possibile che la “Fonte della Giovinezza” sia davvero così semplice?

Tutto quello che devi fare è effettuare i cinque riti tre volte al giorno, tanto per cominciare, e aumentare gradatamente fino a eseguirne ventuno quotidianamente. È questo il segreto straordinariamente semplice che, se fosse conosciuto, apporterebbe beneficio al mondo intero. Naturalmente per ottenere degli autentici benefici, devi eseguire i riti tutti i giorni. Puoi tralasciare un giorno a settimana, mai uno di più. E se interrompi l’esecuzione quotidiana a causa di un viaggio d’affari o di qualunque altro impegno, i tuoi progressi, nel complesso, ne risentiranno. Fortunatamente, la maggior parte delle persone che inizia la pratica dei cinque riti, scopre che l’esecuzione quotidiana è non solo facile ma anche piacevole e remunerativa. Dopo tutto, occorrono più o meno venti minuti per farli tutti e cinque. E una persona fisicamente idonea, può effettuarli in dieci minuti o anche meno. Se ti risulta difficile avere a disposizione una quantità di tempo libero pur così limitata, alzati semplicemente qualche minuto prima la mattina o vai a letto un po’ più tardi la sera. I cinque riti servono espressamente allo scopo di recuperare il corpo a uno stato di salute e di vitalità giovanile.

In questo articolo ho raccolto e sintetizzato alcune informazioni che ti possono essere utili qualora tu volessi sperimentare I Cinque Riti Energetici (in tal caso però ti suggerisco di fare come faccio io, utilizza il libro in quanto, naturalmente, è più dettagliato al riguardo).

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

giovedì, gennaio 21st, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Seven Productivity Tips For People That Hate GTD dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Articolo scritto da un collaboratore di Zen Habits: Jonathan Mead di Illuminated Mind.

Non tutti “Get Things Done”, ovvero fanno sì che “Le Cose Vengano Fatte”. Lo so perché nemmeno io lo facevo. Il tutto mi creava moltissima ansia.

Non ho niente contro il metodo o David Allen. Sono sicuro che per qualcuno sia grandioso (è per questo che in molti lo seguono, no?). Ma per altri, proprio non va. Principalmente per le presone dalla mente estremamente creativa.

Quando si arriva al “Far Sì Che Le Cose Vengano Fatte” o ad altre strategie di questo tipo, è spesso facile cascare nell’abitudine del fare troppi progetti, esagerando. Ti “fanatizzi” sul metodo e perdi di vista l’obbiettivo principale, ovvero la produttività.

Inoltre vi è una grande breccia nelle risorse sulla produttività che non comprende un linguaggio incomprensibile e diagrammi elaborati. Tipicamente, questo accade nel settore creativo. Non sto dicendo che il GTD non funzioni o che non sia meraviglioso. Semplicemente non è sulla stessa lunghezza d’onda di alcune persone (e fa venir loro letteralmente la nausea).

Qui puoi trovare sette dei migliori, semplici, e a volte apparentemente contraddittori metodi per incrementare la tua produttività.

  1. Crea una “stop list”. Se non stai ottenendo i risultati che speravi, è possibile che di fatto non ti importi molto delle cose che stai facendo. Il modo migliore per cambiare questa situazione è quello di creare una “stop list”. Troppo spesso spendiamo un sacco di tempo a creare liste di cose che dobbiamo fare, ma raramente riflettiamo alle cose che non funzionano. Quindi, stila un elenco di tutte quelle cose che ti rubano tempo ed energie. Cerca di capire quale di queste cose sta avendo l’impatto più negativo su di te nel fare le cose che vuoi DAVVERO fare. Considera questo punto ogni giorno.
  2. Concentrati su brevi “esplosioni”. E’ piuttosto triste quando ci rendiamo conto che la maggior parte dei nostri sogni muore a causa di una mancanza di azioni concentrate. Se ti lasci distrarre continuamente dalla televisione, dal navigare su internet o qualunque cosa sia, ti stai tirando la zappa sui piedi. Per di più pensiamo che un alto livello di concentrazione è qualcosa di cui solo dei super-uomini possano beneficiare. Ma la concentrazione mentale è simile al costruire muscoli; è qualcosa col quale dobbiamo allenarci assiduamente. Quindi, cerca di capire quanto “peso mentale” puoi riuscire a sopportare e comincia da lì. Mettiti come obbiettivo quello di rimanere concentrato sul tuo impegno per 50 minuti, e poi prenditi una pausa di 10 minuti per fare quello che vuoi. Poi ripeti. Se non riesci a “sostenere” 50 minuti, prova con 20, o perfino 10. Gradualmente incrementa la tua “resistenza” (il tempo durante il quale riesci a mantenere la concentrazione) ogni settimana.
  3. Definisci ogni giorno la ragione per cui fai quello che fai. Qual è il tuo Meraviglioso Qualcosa? Prenditi il tempo per definire chiaramente la ragione più profonda che ti muove verso il tuo obbiettivo. Adesso appuntalo su un post-it o crea un promemoria giornaliero che magari ti arrivi per email tutti i giorni.
  4. Concediti di fare figuracce. Una delle ragioni più considerevoli per il quale evitiamo di fare le cose che ci piace fare è perché abbiamo paura di cascare, faccia a terra, davanti a tutti. E loro rideranno o penseranno che non siamo affatto brillanti,e tutte le tue teorie sul come tu non sia un genio diverranno vere. Eccoti una buona notizia: Non sarai mai nessuno di grande, se prima non ti concedi di non eccellere. Quindi abbraccia le tue figuracce. Non permettere alla paura del fallimento di allontanarti dal fare ciò che realmente ami.
  5. Concentrati sulle Tre C. Quando arrivi al punto cruciale, ci sono tre cose principali che devi fare per avere successo in quello che vuoi fare. Hai bisogno di Creare, di Connettere, e hai bisogno di Consumare. Detto in altre parole necessiti di produrre/condividere, costruire e nutrire le relazioni, e mantenere il tuo buonsenso. Uno squilibrio in queste aree incepperà il tuo intero processo. Se sei sempre a consumare, ma non proietti nella vita reale, fuori, le idee che ti vengono, non farai mai molti progressi verso il tuo obbiettivo. Se connetti senza creare, non avrai niente da condividere. E se crei senza imparare continuamente, diverrai obsoleto. Definire un obbiettivo per le Tre C ti aiuterà a concentrarti sul tuo scopo per tutta la giornata. Ti aiuterà inoltre a capire che passare del tempo su Twitter a socializzare è importante tanto quanto creare. Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio.
  6. Smetti di dare importanza a cose che non ne hanno. Questo consiglio appare molto semplice, ma non lo si ripete mai abbastanza. E’ estremamente facile lasciarsi coinvolgere ed ossessionare da tutte quelle piccole cose che di fatto non sono molto di rilievo. Il modo migliore di superare questa tendenza è quello di cominciare a pensare ad esse in una prospettiva diversa: pensa all’impatto che quelle cose hanno. Tutte le volte che cominci ad agitarti per dei minuscoli dettagli, chiediti che ne conseguirà, quanto durerà il risultato ottenuto. Se spesso passi la gran parte del tuo tempo a compiere azioni che non avranno più un effetto dopo una settimana o un mese, rimarrai sempre fermo a quel punto. Comincia a dare meno peso alle cose che non hanno importanza. Ne va della tua vita.
  7. Rendilo stupidamente semplice. Se ti stai arrovellando per fare qualcosa che per te conta molto, probabilmente ti stai complicando le cose. Cerca di fare qualcosa che sia davvero semplice, come lavorare su “quella cosa che ami” per un’ora al giorno. Un’ora tutti i giorni. Non importi di terminarla o di renderla perfetta. Fai solo in modo di poter fare qualcosa che ti piace fare ogni giorno, per un’ora, per 30 giorni.

I complicati sistemi di produttività non sono indicati per tutti, e non devono esserlo. Non preoccuparti se il GTD ti spaventa o ti manda il cervello in tilt, puoi comunque far si che le cose che ti stanno a cuore vengano fatte.

martedì, gennaio 12th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Il Mondo di Studio, chiamato anche Mondo di Apprendimento, e quello di Illuminazione Parziale, condividono molte caratteristiche per cui vengono solitamente presi in considerazione assieme. Entrambi hanno come scopo il miglioramento personale e la differenza principale tra i due sta in ciò che vogliono realizzare. Il motivo per cui questi due mondi vengono considerati assieme è che sono strettamente collegati fra loro perché coloro che si trovano nel Mondo di Studio ricevono i frutti degli sforzi delle persone di Illuminazione Parziale, mentre i grandi sforzi compiuti nel Mondo di Studio portano spesso all’Illuminazione Parziale di nuove scoperte.

Tuttavia, le persone di questi due mondi, con il passare del tempo, tendono a fidarsi presuntuosamente solo della propria capacità di giudizio , il che non sarebbe poi tanto importante se non fosse per il fatto che dalla posizione che spesso le persone di questi due Mondi ricoprono nella società, esse tendono a esercitare una notevole influenza, se non un potere vero e proprio, sulla vita delle altre persone. E’ stato stimato, ad esempio, che oggi vive il 90% di tutti gli scienziati che siano mai vissuti nei secoli passati e che la metà di essi è impegnata nella ricerca sugli armamenti. L’idea di poter risolvere i nostri guai grazie all’intelligenza è molto forte nella nostra vita personale, ma pensare non è efficace se il modo in cui pensiamo è in realtà parte in causa nelle nostre difficoltà. In conclusione, nella loro espressione migliore, quando sono basati sul desiderio di migliorare la condizione umana e, quindi, manifestano la Natura Illuminata della propria vita, possono portare a scoperte immensamente benefiche; nell’espressione peggiore, quando sono fondati sul desiderio di estorcere sempre più profitti e, quindi, manifestano la negatività del Mondo d’Inferno nella loro vita, possono portare allo sfruttamento degli altri, al degrado dell’ambiente naturale e alla distruzione della vita stessa.

Il Mondo di Bodhisattva è caratterizzato dallo spirito della compassione. La vera compassione, però, non è pena o pietà ed empatia per le sofferenze altrui, ma è il desiderio di aiutare gli altri a sostituire la sofferenza con la felicità, vedendoli come desiderano essere e aiutandoli a diventarlo elevandoli. Le persone in cui questo Mondo è dominante non sono motivate dalla fama o dalla fortuna e rimangono sconosciute ai più. L’amore puro di una madre per il suo bambino è forse il miglior esempio della compassione totale e incondizionata del Bodhisattva, interamente preoccupato del benessere, della crescita e della realizzazione di persone che non siano loro stessi. Noi tutti possiamo comportarci come grandi Bodhisattva quando decidiamo di usare le nostre abilità e talenti personali per aiutare gli altri, come medici, infermieri ed educatori, ad esempio. Tuttavia, nonostante tutte le sue grandi qualità, anche il Mondo di Bodhisattva possiede degli aspetti negativi. Uno è la tendenza a sentirsi superiori e condiscendenti verso le persone che si aiutano, offrendo loro pietà o carità invece di vera compassione. Un altro è la tendenza a trascurare il proprio benessere in favore di quello altrui che poi, spesso, degenera in un terzo aspetto negativo che è quello di lesinare il tempo e lo sforzo che si dedica alla felicità di un altro. Spesso lo vediamo nel comportamento dei genitori sui figli, quando in nome della propria dedizione il genitore interferisce pesantemente nelle scelte di vita dei figli, o nelle persone che si prendono cura di parenti anziani o malati a casa non mancando di sottolineare frequentemente quanto stanno facendo per loro. Si tratta di una cosa comune a molte aree in cui le persone si servono a vicenda come, ad esempio, sul lavoro.

I Mondi che vanno da Studio a Buddità sono chiamati i “Quattro Nobili Sentieri

Il Decimo Mondo, il Mondo di Buddità è quello più difficile da dimostrare. “Ma poiché possiedi gli altri Nove Mondi, dovresti credere di avere anche la Buddità. Non permetterti di avere dei dubbi.” Dice Nichiren Daishonin. Quando una persona vive immersa nella realtà illusoria di questo mondo, è chiamata comune mortale, ma una volta che si sarà risvegliata alla consapevolezza del fatto che la propria natura è tutt’uno con l’Universo, essa è chiamata Budda. La gioia che deriva dal sentirsi consapevoli di chi veramente siamo è diversa da quella del Mondo di Cielo, non può essere distrutta dalla sofferenza ma, anzi, proprio perché si è consapevoli dell’illusorietà della realtà, e di avere il potere di trasformarla si accoglie la sfida delle avversità come un’opportunità per crescere ed espandersi. Quando si avranno superato le avversità ci si sentirà arricchiti, più forti, felici e desiderosi di incoraggiare altri a risvegliarsi alla loro Vera Identità, insegnando loro come fare, sostenendoli e aiutandoli in ogni modo possibile. Come l’aria, la Buddità, non può essere vista, né sentita, né annusata, né toccata. Eppure nessuno, dal momento che l’aria ci tiene vivi respirandola, dubita della sua esistenza, gli altri Nove Mondi costituiscono l’ambiente, sia interno che esterno, in cui il decimo Mondo, ovvero la propria Vera Natura Risvegliata, può manifestarsi.

Ogni volta che i tuoi pensieri e le tue scelte ti portano verso l’oscurità, ti stai allontanando dal tuo Vero Io, da ciò che veramente sei, e l’io illusorio prende il sopravvento precipitandoti nel Mondo d’Inferno. Te ne puoi accorgere prestando attenzione alle tue emozioni: ti senti male, privo di vitalità e soffri. Per contro, ogni volta che i tuoi pensieri e le tue scelte ti portano verso la luce, sei allineato alla tua Vera Natura Illuminata, e saranno ancora una volta le tue emozioni a segnalartelo se le ascolti: ti senti bene, gioioso e pieno di vitalità.

La chiave di tutto è ancora e sempre nella tua consapevolezza del tuo potere di trasformare consapevolmente ed intenzionalmente la tua realtà, la tua vita.

Indipendentemente da quale che sia il tuo credo religioso, spero che avrai trovato la spiegazione dei Dieci Mondi interessante e utile per comprendere meglio le infinite potenzialità con cui puoi muovere la tua vita nella direzione che stai scegliendo.

domenica, gennaio 10th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Oggi ripartiamo dal quarto Mondo: il Mondo di Collera. Nonostante il nome, la Collera di questo Mondo non va confusa con il semplice essere arrabbiati. Le persone non manifestano la Collera solo quando perdono il controllo. Anzi, la Collera per eccellenza è uno stato di supremo egocentrismo in cui le persone credono di essere fondamentalmente migliori delle altre persone e provano piacere nel mostrare questa supposta superiorità al mondo. L’individuo che si trova in questo mondo, non può sopportare di perdere, semplicemente deve essere sempre il migliore. Qualsiasi cosa lo riguardi deve separarlo e metterlo al di sopra del comune “gregge dell’Umanità”. L’arroganza, la presunzione, il disprezzo per gli altri che spesso viene espresso come pietà condiscendente, una vena altamente critica e un bisogno potentemente competitivo che porta spesso al conflitto con gli altri, sono tutti aspetti della Collera di questo Mondo.

L’individuo nel regno della collera ha un bisogno irresistibile di prevalere su chiunque altro. Guarda gli altri dall’alto in basso. Fa uno sfoggio superficiale di benevolenza, correttezza, pulizia, saggezza e fede, e potrebbe perfino mostrare una forma primitiva di integrità morale, ma dentro di sé è un egoista mostruoso. Tuttavia, la collera è la coscienza dell’io che ci permette di affermare l’innata dignità della vita, nostra e altrui. Perciò, in positivo, la collera rappresenta la fonte dell’energia necessaria ad alzarci di fronte alle ingiustizie e alle ineguaglianze, la forza motrice appassionata che agisce per intraprendere una riforma sia personale che sociale. E può, quindi, essere altrettanto creativa quanto solitamente è negativa.

Il Mondo di Collera, assieme ai Mondi di Inferno, Avidità e Animalità, sono chiamati i Quattro Mondi Bassi”.

Nel Mondo di Umanità, chiamato anche Mondo di Tranquillità, quando le persone sono veramente umane, sono anche in pace con se stesse. Il Buddismo lo indica come la condizione di base degli esseri umani. Una delle principali funzioni di questo mondo è quella di recuperare energia. E’ uno stato fondamentalmente neutro, la condizione in cui le persone si trovano quando niente nel loro ambiente le innervosisce o le eccita, richiamando così gli altri stati vitali. Nel mondo di Umanità si è più razionali che emotivi e non si cerca il conflitto né se ne trae piacere. In un senso più ampio, quando le persone agiscono seguendo i loro istinti senza considerarne gli effetti sono nel mondo di Animalità, quando pensano alle conseguenze di ciò che fanno sono nel mondo di Umanità. Tuttavia, essendo questo mondo neutro, è vulnerabile a ogni sorta di influenza ed è, quindi, difficile da mantenere. Questo succede perché il mondo di Umanità è simile a un punto instabile di equilibrio e come tale, spesso non possiede abbastanza forza vitale per non essere travolto dagli impeti distruttivi che provengono dai 4 Mondi Bassi. Nella sua forma più estrema, l’Umanità può essere totalmente negativa manifestandosi come razionalità estrema, freddezza e calcolo, mancanza di emozioni, pigrizia, negligenza, mancanza di volontà di fare sforzi, voler lasciare le cose come stanno per non doversi prendere il disturbo di affrontare problemi e difficoltà. L’apatia, ossia la condizione in cui non ci importa di fare uno sforzo qualsiasi per migliorare noi stessi o il nostro ambiente è una espressione tipica di questo mondo. In una società in cui, pur acutamente consapevoli dei problemi da affrontare, le persone in generale stanno, ad esempio, passivamente sedute a guardare la televisione per ore ogni giorno, è sicuramente una società in cui prevale esageratamente il mondo di Umanità.

In ultima analisi però, se stiamo vivendo in modo pieno e creativo, dobbiamo necessariamente transitare nel mondo di Umanità (riposare, svagarci, fare una bella vacanza, ecc.), ma è impossibile rimanere in questo Mondo più a lungo di quanto sia necessario per ricaricarci di energia al fine di tornare a “operare” efficientemente.

Il Mondo di Cielo, chiamato anche Mondo di Estasi, è quello che le persone sperimentano quando i propri desideri si realizzano. E’ una condizione intensa e di estrema soddisfazione, in cui ci sentiamo contenti di essere vivi e in cui ogni cosa è benedetta dal nostro stesso benessere: sentiamo che stiamo davvero vivendo al massimo. Si possono però identificare 3 livelli distinti di Cielo o Estasi. Il 1° livello corrisponde al piacere che proviamo soddisfacendo i nostri desideri inerenti ai Sei Sentieri Inferiori; il 2° livello corrisponde all’estasi del Regno di Forma (il corpo) inteso come sentirsi in piena forma e perfetta salute; il 3° livello corrisponde al Regno della Non-forma (lo spirito) si prova quando si vive in modo pienamente creativo e si sente che la vita si espande e si arricchisce ed è il tipo di Estasi più soddisfacente e duratura.

Molte persone sembrano pensare che l’estasi del Regno del Desiderio sia la felicità e aspirano a una esistenza in cui questa felicità, essenzialmente instabile, possa in qualche modo essere resa permanente, molte altre invece pensano che esista da qualche parte al di fuori del mondo in cui viviamo, in cielo o in un paradiso. Altre ancora si dedicano ossessivamente al culto del corpo (forma fisica esasperata, bellezza a ogni costo e gioventù perenne). Ideale sarebbe realizzare una felicità che si esprima armoniosamente a tutti e 3 i livelli. Ciò non è impossibile, ma piuttosto difficile da realizzare. Quello che invece possiamo sicuramente fare, è stabilire una felicità indistruttibile al 3° livello (della Non-forma) tramite lo sviluppo del nostro stato vitale più elevato. La forza vitale e la saggezza generate nel Regno della Non-forma grazie al nostro risveglio alla consapevolezza della nostra Vera Natura, si riversa nel Regno della Forma permettendoci di vivere in modo più sano e armonioso grazie alla solidità della felicità che proviamo dentro di noi. Sicuramente, anche se inconsciamente, molte persone considerano l’Estasi del benessere materiale una condizione ideale.

Essenzialmente, il Buddismo insegna che la più grande delle gioie viene dal produrre piuttosto che dal consumare, dal creare valore e felicità per gli altri esseri umani piuttosto che dal godere di piaceri a breve termine. Quando le persone se ne rendono conto, scoprono che anche la felicità può essere sperimentata qui e ora indipendentemente dalle circostanze.

I Mondi che vanno da Inferno a Cielo sono chiamati i Sei Sentieri Inferiori in cui, come su una giostra, noi esseri umani saliamo e si scendiamo continuamente.

(Continua…)

venerdì, gennaio 08th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Nel Buddismo, tutti gli esseri umani possiedono 10 Stati Interiori dell’Essere chiamati “I Dieci Mondi”. Essi sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Studio, Illuminazione Parziale, Bodhisattva e Buddità. Questi 10 Mondi, coesistono tutti nella nostra vita, qui e adesso. Inoltre, ciascun Mondo ha il suo lato positivo e il suo lato negativo e contiene in sé gli altri Nove Mondi. Sommandoli, in tutto vanno a formare quelli che vengono chiamati “I Cento Mondi”.

Il significato del Mutuo Possesso dei Dieci Mondi, secondo cui ognuno di essi contiene in sé gli altri Nove, dandoci quindi la somma di Cento Mondi, è che una persona, indipendentemente dal mondo in cui si trova, può sempre scegliere quale aspetto di quel mondo manifestare. In breve, anche se, per esempio, tendenzialmente stai nel Mondo di Umanità, sei tu che puoi scegliere se far prevalere nella tua vita il suo lato oscuro (l’Inferno) o il suo lato luminoso (l’Illuminazione).

Potremmo dire che tutti questi Mondi rappresentano l’intera gamma delle nostre emozioni, sensazioni e tendenze attitudinali, dalla più bassa, oscurata, sfiduciata, depressa, frustrata, brutale, ecc, alla più alta, luminosa, consapevole, fiduciosa, nobile, generosa, ecc. Condizioni vitali che tendiamo a manifestare nella nostra vita, e che variano di momento in momento, in risposta a sollecitazioni interne ed esterne. Solitamente noi esseri umani sviluppiamo delle tendenze di fondo che inevitabilmente condizionano la nostra vita e il modo in cui la viviamo. Per esempio, il fatto di pensare, parlare e agire prevalentemente in un dato modo, ci porta a creare un modo di vivere tendenzialmente la nostra vita, di base, manifestando prevalentemente le caratteristiche di un dato mondo piuttosto che di un altro.

Ecco perché poi le persone vedono spesso verificarsi nella propria vita lo stesso tipo di problemi, lo stesso tipo di relazioni, lo stesso tipo di risultati, e così via. A livello di stato d’animo, invece, ognuno di noi spazia continuamente e costantemente da un mondo all’altro, di attimo in attimo, come ho già detto, in risposta agli stimoli interni ed esterni che, di attimo in attimo appunto, si presentano nell’arco della nostra giornata. Ad esempio, puoi vedere una persona a cui tieni molto e questo ti rende felice e gioioso (sei nel Mondo di Estasi), poi questa persona ti da una terribile notizia che ti fa sentire malissimo (nel giro di pochi secondi sei precipitato dal Mondo di Estasi a quello d’Inferno).

Fortunatamente, però, in virtù del fatto che ciascun Mondo contiene in sé tutti gli altri, e che noi siamo dei Creatori Intenzionali Perfettamente Dotati, dal momento che ne diventiamo consapevoli noi possiamo scegliere intenzionalmente dove e come vogliamo dirigere le nostre vite manifestando quel perfetto equilibrio che è unico in ognuno di noi e che deriva dallo scegliere di utilizzare ed esprimere, consapevolmente e intenzionalmente, sempre l’aspetto positivo in ogni Mondo in cui ci troviamo a transitare.

Per aiutarti a capire, cercherò ora di spiegarti più dettagliatamente cosa sono i 10 Mondi e il loro funzionamento, affinché tu possa capire meglio come si manifestano nella tua vita.

La spiegazione dei 10 Mondi a cui faccio riferimento per questo articolo diviso in tre parti, è tratto dal libro “I Dieci Mondi” di Richard Causton, di proprietà della SGI-UK, pubblicato in Italia dalla Esperia Edizioni.

Nel Mondo d’Inferno possiamo identificarvi tutti quegli individui privi di speranza per il futuro per via della disoccupazione o per paura di una catastrofe ambientale, privi insomma di quella “scintilla divina” che motiva e sostiene l’azione creativa e che rende le persone in grado anche solo di accarezzare una visione di come dare forma alle loro vite. Naturalmente ci sono vari tipi di inferno, ad esempio, la claustrofobia è l’inferno di chi ne soffre, la continua angoscia di perdere la persona amata è un’altra forma di inferno, e altre ancora, lo sono le “prigioni della povertà e della malattia”.

L’inferno è tanto vario quanto lo sono gli esseri umani. Spesso è una sofferenza psicologica che non ha nessuna causa esterna visibile e si manifesta con una crescente incapacità di sentirsi motivati da niente e da nessuno nel proprio ambiente. Anche la eccessiva preoccupazione come, ad esempio, immaginare che qualche evento volga al peggio e soffrirne come se il peggio fosse già accaduto, sentendosi ulteriormente frustrati per il fatto di sentirsi impotenti dal poter influenzare in alcun modo gli “eventi catastrofici” che abbiamo prefigurato nella nostra mente, è una manifestazione mentale del mondo d’inferno. Ma allora, cosa potrebbe mai esserci di positivo in questo mondo? Innanzitutto senza l’Inferno non potremmo sapere, per contro, cos’è la felicità. Poi il desiderio di allontanarci dalla sofferenza di questo mondo può essere una potente motivazione per agire andando in un’altra direzione.

Ma forse la cosa più importante è che se non avessimo mai conosciuto la sofferenza del Mondo d’Inferno, non saremmo in grado di accorgerci della sofferenza degli altri e di provare empatia per loro, né essere spinti ad aiutarli. In breve, il Mondo d’Inferno può condurci direttamente a manifestare quello che qui è considerato il mondo più alto e nobile, la Buddità.

Nel Mondo di Avidità le persone sono dominate dai desideri e da un senso costante di irrequietezza. Naturalmente i desideri sono la principale forza motrice della vita. Senza desideri non saremmo mai motivati a fare nulla: le persone apatiche realizzano ben poco. E pur essendo i desideri indispensabili alla vita, è essenziale controllarli. Le persone che non sanno controllare i propri desideri ne sono in realtà schiave e non potranno mai essere soddisfatte a lungo di niente. Esse saranno in preda ad uno stato di insoddisfazione quasi permanente rispetto a ciò che hanno. Per loro, la felicità è sempre più in là di dove si trovano loro adesso. Nella sua forma estrema è uno stato in cui non appena si è ottenuta la realizzazione di ciò che si desiderava, quella cosa perde d’attrattiva e ci si sente già stanchi di essa. E si vuole altre cose, cose nuove, e sempre di più. Altre volte il bisogno di soddisfare un desiderio ossessivo annienta tutte le altre considerazioni, tanto che la propria capacità di giudicare serenamente è gravemente limitata. Fondamentalmente è l’Avidità che ha portato alla distruzione di tanta parte del nostro ambiente naturale.

L’avidità ha però anche un aspetto positivo, in quanto la sofferenza provocata nella persona dalla propria insoddisfazione perenne, alle volte può essere proprio l’energia di cui ella ha bisogno per realizzare qualcosa di grande.

Nel Mondo di Animalità, chiamato anche Mondo di Stupidità, le persone si comportano come animali, sono sotto il controllo dei propri istinti. Questo mondo è caratterizzato dalla stupidità e dalla violenza. Ad esempio l’animalità attraversa tutte le aree di attivismo politiche e sociali, e nella sua forma più negativa è sempre violenta. Ogni volta che agiamo sulla base dei nostri istinti, senza pensare alle conseguenze delle nostre azioni, scivoliamo nel mondo di animalità o stupidità.

Un’altra caratteristica di questo mondo, appunto, è la mancanza di autocontrollo. La peggiore stupidità del Mondo di Animalità è la sua tendenza a distruggere la base della propria stessa esistenza. Naturalmente ci sono anche gli aspetti positivi, ad esempio: l’istinto della paura ci avvisa del pericolo, l’istinto del sonno è vitale per ricaricarsi di energia, l’istinto sessuale è necessario per la riproduzione della specie, e così via. Perciò, è necessario non perdere di vista i propri sani istinti al fine di non cadere nell’opposto di una razionalità estrema, fredda e calcolatrice.

Questi 3 Mondi sono chiamati anche i “Tre Cattivi Sentieri” perché sono considerati la causa primaria di tutti i mali che affliggono l’Umanità e conducono inevitabilmente le persone che vi vivono immerse, come effetto, a generare sofferenza ad altri ed a soffrire a loro volta.

(Continua…)

mercoledì, gennaio 06th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Se hai deciso di voler realizzare un progetto che ti sta a cuore, sappi che ogni situazione nella vita può essere affrontata utilizzando 3 differenti tipi di strategia. Di solito è la natura o tendenza di base delle persone che le spinge a utilizzarne una piuttosto che un’altra.

Se, ad esempio, hai deciso di voler raggiungere un certo tipo di risultato nella tua vita, e ti rendi conto che quel tipo di risultato richiede una certa dose di energia, conoscenza e sforzi in genere, ti troveresti naturalmente nella condizione di dover scegliere di usare una qualche strategia.

Dunque analizziamo insieme, per un attimo, quali sono i 3 tipi di strategia a cui mi riferisco.

La prima strategia è la “strategia superficiale”, vale a dire che se alle prime difficoltà ti tiri indietro e abbandoni il tuo obbiettivo, stai scegliendo di usare questa strategia perché hai la tendenza a scoraggiarti, ad arrenderti e, quindi, rinunci a realizzare il tuo obiettivo o proposito. Ti sarà chiaro che questo tipo di strategia solitamente non porta da nessuna parte. Non solo non realizzerai i tuoi progetti, ma non sfidando mai i tuoi limiti, difficilmente diventerai veramente bravo in qualcosa e, con l’andare del tempo i risultati prodotti da questo atteggiamento finiscono per generare un profondo senso di inadeguatezza e frustrazione.

La seconda strategia è la “strategia dello stressato”, vale a dire che se sei una persona ostinata e orgogliosa, è esattamente questa la strategia su cui punterai, ti butterai a capofitto nella tua impresa, anima e corpo, sfidando i tuoi limiti fisici e ti arrovellerai continuamente il cervello nel cercare sempre una soluzione a tutto da solo, accumulando stress su stress, sempre di più. Alla fine, probabilmente, o realizzi il tuo proposito oppure raggiungi un livello di realizzazione abbastanza soddisfacente, in cui comunque ti accontenti di quello che hai realizzato; anche se non è esattamente quello a cui aspiravi tu ti rassegni perché, comunque, hai fatto tutto quello che era nelle tue possibilità. Peccato che le persone che per perseguire i loro obbiettivi utilizzano questa strategia spesso, purtroppo, non riescono a godersi a lungo i frutti della loro immane fatica perché, come si sa, lo stress è un killer spietato.

La terza strategia è la “strategia della maestria”. Se hai deciso di utilizzare questa strategia, vuol dire che sentendo di avere una buona idea, ma non sapendo come fare a realizzarla, tu chiedi a qualcuno che lo ha già fatto prima di te, e con successo, di spiegarti come fare. COMPLIMENTI! Sei sulla buona strada.

L’unica cosa di cui devi necessariamente tenere conto a questo punto per avere successo nella tua impresa, sono i 3 seguenti punti fondamentali della strategia della maestria:

1. Devi avere ben chiaro cosa vuoi fare, perché lo vuoi fare e come lo vuoi fare.

2. Devi trovare una o più persone, oppure anche una situazione creata ad hoc (ad esempio un corso o un seminario), che ti aiuti a trovare e , quindi, utilizzare al meglio le strategie di cui hai bisogno.

3. Devi fare dei ripassi cadenzati, vale a dire tenerti in contatto con le persone che ti possono aiutare per sentirti supportato e, quindi, tenere viva la tua motivazione, almeno fino a quando non inizi a decollare e senti che ce la fai bene anche da solo. Solitamente non ci si perde di vista con chi ci ha aiutato perché collaborando insieme spesso si creano legami umani che vanno oltre al semplice rapporto di “lavoro”.

Naturalmente, alla base di tutto, la cosa più importante è che tu abbia deciso di fare qualcosa che ti piace veramente fare, qualcosa che desideri fare veramente, perché quando desideri fare qualcosa che ti piace, e lo desideri veramente, i tuoi pensieri saranno positivi in proposito e te ne deriveranno sensazioni positive che, a loro volta, ti faranno sentire propositivo, pieno di energia, con tanta voglia di chiedere, di muoverti, di fare. Ecco che allora le tue azioni saranno decise, intense, sostenute dalla tua forte motivazione e dalla tua energia vitale creativa. E questo produce risultati. Sempre!

mercoledì, dicembre 30th, 2009 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Potremmo dire che esistono almeno due tipi di fede: una è la fede di tipo religioso, e questa non è oggetto di discussione in quanto il credo religioso di ogni individuo è sacro e degno di rispetto indipendentemente dal fatto che lo si condivida o meno; l’altra è la fede in se stessi e nella Sacralità della Vita. Ecco, questa è la fede di cui voglio parlarti.

Quello che conta, indipendentemente dal tuo credo religioso, è quanto tu credi in te stesso e, soprattutto, come tu vedi te stesso in relazione a ciò in cui credi dal punto di vista religioso. Se credi in Dio, crederai di essere stato creato a sua immagine e somiglianza, se segui le vie della Saggezza Orientale, crederai di essere Una parte del Tutto. Ma cosa vuole dire esattamente essere stati creati a immagine e somiglianza del Creatore, o essere Una parte del Tutto, se non che la Creatura e il Creatore come l’Una parte e il Tutto sono composti della stessa sostanza e posseggono entrambi lo stesso potere?

Personalmente non credo che essere fatti a immagine e somiglianza del Creatore debba intendersi che gli somigliamo come una goccia d’acqua nel senso fisico. E se il Creatore è così immenso e infinito da scatenare uragani e maremoti di portata planetaria con la stessa facilità con cui fa germogliare la vita di tutto ciò che esiste, vuol dire che tu, così piccino, possiedi gli stessi poteri proporzionati alle tue dimensioni, quindi, sufficienti a consentirti di scatenare uragani e maremoti con la stessa facilità con cui generi la vita dei tuoi figli, nella tua realtà, nella tua vita, nel tuo ambiente più immediato. Ti fa senso tutto questo? Spero di sì, a me ne fa molto. Pensaci: conosci qualcuno che il solo vederlo ti fa stare malissimo? O qualcuno che quando lo vedi il cuore ti batte così forte da sembrarti che stia per scoppiare? O ancora, ti sei mai sentito spaventato a morte? Oppure così felice che avresti potuto toccare il cielo con un dito? Gli esseri umani chiamano queste emozioni con nomi che rievocano l’impeto e la forza della natura: “La sua ira mi sferzò come vento gelido”… “La passione mi travolse come un uragano”… “La paura mi risucchiò in un vortice paralizzandomi”… ecc. ecc.

La letteratura è piena di affermazioni del genere. Tale è il potere che attribuiamo alle nostre emozioni. Quello che ti fanno provare, sentire, è così vivo, così reale. Eppure sai che tutto ciò sta accadendo solo dentro di te e in nessun altro posto, perché quelle emozioni, così come le senti tu, non le può sentire nessun altro. Ma per te sono la fonte della tua gioia, del tuo Paradiso, o della tua disperazione, del tuo inferno. Ogni cosa in sè e di per sè è neutra, è il valore che tu le attribuisci che fa della cosa in sè una fonte di gioia o di disperazione. Ad esempio, se qualcuno di cui sei follemente innamorato ti chiama più volte al giorno, o ti manda degli sms, o dei fiori, probabilmente ti farebbe toccare il cielo con un dito e ti sentiresti felice, pieno di gioia. Ma se le stesse cose le facesse qualcuno che si è preso una bella sbandata per te ma che tu non desideri corrispondere, nel giro di poco, pochissimo tempo tutte quelle attenzioni, per te, diventerebbero fonte di angoscia se non anche di vera e propria paura, perché ti sentiresti perseguitato.

La tua realtà è frutto della tua creazione. Sia che tu la crei con la paura, sia che tu la crei con il coraggio. Attrai a te le cose che temi di più, se ci pensi costantemente come quelle che desideri. Tale è il potere che abbiamo. Purtroppo sprechiamo molto più tempo a pensare, e quindi a dare energia , a ciò che non vogliamo o ci spaventa attraendolo nella nostra vita, di quanto ne dedichiamo ai nostri sogni più belli.

Ecco perché è così importante come pensi, perché quando pensi, crei. Ed ecco perché è importante che tu abbia fede in te stesso e nel fatto che hai lo stesso potere di chi ti ha creato o di ciò di cui sei parte.

Per noi esseri umani è così tanto difficile credere di avere così tanto potere dentro di noi, quanto ci è facile dotare di grande potere le cose esterne a noi. Fin tanto che credi che le cose stanno così, è certo che continueranno a stare così. Ma se solo tu provi ad avere fede in te stesso, nel grande e meraviglioso essere che sei, allora la tua vita , la tua realtà e, di conseguenza, il tuo ambiente inevitabilmente cambieranno.

Lo scrittore e poeta inglese John Milton (1608 – 1674) uno dei letterati britannici più celebri, apprezzati ed influenti dell’epoca successiva a quella shakespeariana, scrisse nella sua opera “Il Satana”:

“La mente è la dimora di se stessa e di per sé può fare di un Inferno un Paradiso e di un Paradiso un Inferno”.