La Bussola Della Vita • THE COMPASS OF LiFE

Per Ritrovare Te Stesso • TO FiND YOURSELF

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.

Della libertà si potrebbe parlare all’infinito. Ecco perché di tanto in tanto mi piace parlarne ancora. Ho già scritto precedentemente che la libertà non è semplicemente una condizione di assenza di regole, di spensieratezza, di assenza di problemi, di andare dove si vuole e fare quello che ci pare vivendo alla giornata.

Spesso le persone combattono e muoiono per conquistarla. Quindi, la libertà deve essere qualcosa di prezioso se le persone sono disposte a morire per lei.

Altre persone, invece, danno la libertà per scontata ma, in nome del diritto a esercitare la propria libertà, schiacciano quella di altri.

Io mi ripeto, lo so, dicendo che credo che la libertà sia prima di tutto una condizione mentale.

Ma puoi guardare alla libertà, anche come a una “miscela composta” da vari ingredienti.

Alcuni di questi ingredienti sono: il senso di responsabilità, la capacità di scelta, il coraggio e la capacità di decisione.

Degli altri ingredienti, magari, ne parleremo in futuro.

Tu puoi usufruire di tutta la libertà che il tuo senso di responsabilità, il tuo coraggio, la tua capacità di scegliere e di decidere riescono a produrre. Indipendentemente dalle circostanze.

Il senso di responsabilità non va confuso con il senso del dovere. Il senso di responsabilità è per eccellenza un dovere. Un dovere che tu hai nei confronti te stesso e le persone che ami. E in senso più lato nei confronti di tutta l’umanità.

Dunque, un altro ingrediente della libertà è la capacità di scelta.

In qualunque circostanza, perfino se fossi sotto dittatura, tu hai sempre la possibilità di scegliere.

Anche la scelta è un dovere che tu hai nei confronti di te stesso, quelli che ami e del resto dell’umanità.

Tu puoi sempre e comunque, ovunque tu sia, in qualunque circostanza ti trovi, scegliere come e per cosa vuoi vivere.

Poi c’è la capacità di decisione.

È necessario decidere di scegliere, decidere cosa scegliere e decidere di realizzare le scelte fatte.

Poi ancora abbiamo il coraggio. Per tutto nella vita ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio anche per morire, è vero, ma io sono convinta che per vivere ce ne voglia ancora di più.

E ti serve il coraggio per scegliere, e ti serve il coraggio per perseverare. Serve coraggio anche per non cedere alla procrastinazione e per chiudere fuori tutto ciò che può demotivarti, soprattutto quella tua vocina interna che ti insidia dicendoti: “tanto non ce la puoi fare… lascia perdere…” oppure le voci di chi ti ama ma, sia pure in buona fede, e credendo di essere d’aiuto, cerca di dissuaderti dal portare fino in fondo le tue scelte perché crede che tu non ce la possa fare.

Molto spesso devi proprio avere il coraggio di contare solo su te stesso e su quanto tu credi di valere come essere umano.

Prova a chiederti: “Quale è lo scopo del mio essere qui, adesso, in questa vita?”.

Poi comincia con il dirti: “Se sono qui, è sicuramente perché c’è qualcosa di speciale che solo io, e nessun altro al mio posto, posso fare!”

Se così non fosse, non saresti nato come essere umano, con la capacità di pensare, di avere coraggio, di scegliere e di prendere decisioni.

Tutto quello che ti resta da fare, a questo punto, è scoprire cos’è quel qualcosa di speciale che solo tu puoi fare.

Bé anche questo è qualcosa che solo tu puoi scoprirle, non può farlo qualcun altro per te. Il posto dove trovare la risposta, lo sai, è dentro di te. Non può arrivare da nessun’altra parte.

Riguardo al come, poniti le giuste domande e poi respira, respira profondamente, ascoltati con attenzione e lascia che le risposte affiorino. Se non basta una volta continua a farlo per tutto il tempo che ti serve. Potrebbero volertici giorni, settimane, mesi, forse perfino anni.

O forse solo poche ore.

Nessuno può dirtelo.

Ma quello che è certo è che quando sarai pronto, quelle risposte arriveranno. Ed è proprio quello il momento in cui, se avrai il coraggio di fare la scelta che ti detta il tuo cuore e deciderai di assumerti la responsabilità di imparare e di fare tutto il necessario per portare fino in fondo l’impegno che hai scelto di prenderti con te stesso, tu stai, di fatto, esercitando nella tua vita, concretamente la più alta e nobile forma di libertà: la libertà di vivere pienamente e con soddisfazione ogni singolo istante della tua vita.

Perciò: “Vivi. Ma vivi davvero!”

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Want Inner Peace? Learn to Forgive dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.

Può essere difficile perdonare qualcuno che ci ha ferito. Infatti, delle volte ci attacchiamo alle ingiustizie che abbiamo subito e al rancore. Questo perché le nostre storie di ingiustizie e risentimenti sono un modo che usiamo per definire chi pensiamo di essere.

Pensaci solo per un momento . Ti porti dietro storie di torti subiti?

Ho conosciuto molte persone le cui vite sono completamente consumate dalle loro storie di abbandono o abuso. Potrebbe essere una storia di come i loro genitori o altri membri della loro famiglia li abbiano maltrattati, o di come un partner o amico li abbia traditi, e di come loro si sentano vittime di un crimine.

Adesso, questo potrebbe suonarti strano, ma a portare rancore, alla fine vi è una conclusione particolare.

Questa conclusione per storie piene di risentimento consiste nell’incolpare gli altri dei nostri fallimenti e della nostra miseria. Non dobbiamo prenderci la responsabilità per come è la nostra vita. E i nostri racconti di maltrattamenti possono anche far si che alcune persone si schierino dalla nostra parte. Storie di questo genere possono creare uno scenario del tipo “loro contro di noi”. Storie a proposito di ingiustizie sono state raccontate sin dall’alba dei tempi.


Perché dovremmo lasciarci alle spalle il risentimento, ed abbracciare il perdono? In realtà è piuttosto semplice.

Il rancore ci rende miserabili – il perdono ci libera.


Ma non ci sono delle cose semplicemente troppo difficili da perdonare? Ecco qui la storia di Anne Marie Hagan dal Canada:

Anna aveva 19 anni e studiava per diventare infermiera, quando vide suo padre venir ucciso sotto i suoi occhi dal loro vicino di casa, che soffriva di schizofrenia. Anna venne totalmente divorata dalla rabbia, dal rancore, dal desiderio di vendetta e dalla auto commiserazione: “Ero assolutamente determinata al non far mai, mai tornare quell’uomo in libertà. Più tempo lui passava in gabbia, più valore acquisiva la vita di mio padre.”

Poi, 17 anni dopo vide il criminale faccia a faccia:

Fu durante quell’incontro, mentre imparavo di più sulla sua natura umana e sulle orrende sofferenze che aveva affrontato, che tutto cambiò.

Anna scrive che in quell’incontro, 16 anni e 10 mesi di miseria erano stati spazzati via.

Lui cominciò a piangere e disse, “è tutta colpa mia, è tutta colpa mia”, e io non riuscivo più a sopportarlo. Gli sono corsa incontro aggirando il tavolo, dicendogli che lo perdonavo. Mi ricordo di avergli detto “colpa è una parola troppo grande, colpa è una parola troppo troppo grande.”

Possiamo imparare a perdonare?

La buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione, e vi sono diversi passi che facilitano il raggiungimento del perdono.

Questo è quello che dice Anna:

Non avrei mai potuto immaginare che così facendo, mi sarei liberata. Finalmente sono riuscita a liberarmi dal dolore e dal tormento che mi teneva in cattività, realizzando che ero stata la mia stessa carceriera. La mia vita è cambiata nel momento in cui ho cominciato a vedere il mondo.

L’assassino di mio padre adesso ha 59 anni. Ha un lavoro, e sta studiando sodo per ottenere la laurea universitaria. Lo ammiro per aver avuto la forza e il coraggio di ricostruirsi la propria vita. Gli faccio visita regolarmente. Abbiamo parlato a lungo di quello che è accaduto in quel giorno fatale, e di come il mio perdonarlo ha cambiato la vita di entrambi.

Puoi vedere quanto e come la vita di Anna sia cambiata in modo meraviglioso da quando è diventata in grado di perdonare? Da quel momento ha potuto guardare avanti e gettarsi dietro i dispiaceri del passato.

Possiamo imparare a perdonare?

Come detto prima, la buona notizia è che impariamo a perdonare. È importante capire che il perdono non è un semplice atto di volontà. Il sentiero del perdono passa per la compassione.

Questo è quello che Anne Marie Hagan dice:

Il perdono non è dare un permesso. Non significa che sei d’accordo con quello che ha fatto la persona che ti ha offeso in qualche modo, o che tale persona ha ragione ad aver fatto quello che ha fatto. Il perdono non può essere parziale o condizionato dal rimorso perché questo significherebbe che potremmo perdonare solo quelli che sono dispiaciuti. Il perdono riconosce che colui che ti ha ferito, è un essere umano che ha un gran bisogno di gentilezza, compassione e amore, a dispetto di tutto il male che ha fatto.

E tu – hai intenzione di imboccare il sentiero del perdono?

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Patrizia Maria Bianco.


“Talmente presa da mille cose

Non ti accorgi che sta succedendo

E quando lo comprendi

Ti ritrovi lì

Sprofondata in una poltrona

Incapace di muoverti

Incapace di reagire

Totalmente sopraffatta dalla malattia

E l’ombra della morte ti passa accanto

Sussurra nel tuo orecchio

Accarezza le tue guance

E sogghigna alle tue spalle.

Sei ancora giovane

Ma la vita ti sfuma tra le dita

E pensi che potresti arrenderti

Chiudere semplicemente gli occhi

E aspettare che tutto finisca così

Semplicemente come è cominciato

Ma ad un tratto qualcosa accade

E tu senti che non puoi lasciarti andare

Senza lottare

Perché dentro te

ancora batte il cuore del leone

e nasce una nuova fiducia in te stessa e nelle persone

per credere che anche nella più fetida palude

può spuntare un bellissimo fiore

allora tiri fuori

tutta la forza che hai

e combatti per non morire

per credere fino in fondo

nella forza della vita.

bene, tu ancora non lo sai,

ma esattamente in quel momento

hai già vinto

E ricominci a vivere.”

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Oggi ti racconto la storia di tre persone di cui avrai sicuramente sentito parlare. Tre persone che sono nate semplici, come tutte le persone comuni nascono. Come me e come te. Poi, un giorno, sono diventate grandi. Conosciute, ammirate e amate in tutto il mondo. E io voglio fare loro un omaggio raccontandoti, sia pure molto in breve, il segreto della loro grandezza.


Roberto Baggio: La Determinazione è Tutto


Roberto Baggio, fin da bambino, aveva una grande passione per il calcio. Ben presto venne notato e cominciò a giocare in modo professionale.

Purtroppo, ancora giovanissimo,il 5 maggio 1985 Roberto subì un grave infortunio al ginocchio destro (erano compromessi il legamento crociato anteriore, la capsula, il menisco e il legamento collaterale), il primo e il più grave di una lunga serie, che lo costrinse ad un lunghissimo periodo (oltre un anno) di assenza dai campi di gioco. Durante questa fase di riposo forzato e, quindi, di incertezza sulla propria carriera di calciatore, Roberto visse una profonda crisi personale e spirituale, che lo convinse ad abbracciare definitivamente la fede buddista.

La sua carriera è storia. Una carriera in cui ripetuti infortuni al ginocchio non lo hanno risparmiato. Roberto stesso scrive nel suo doppio libro autobiografico (Una Porta Nel Cielo/Il Sogno Dopo) che convive dal primo grave infortunio con dei forti dolori alle ginocchia. Racconta che sono momenti difficilissimi e dice che c’è solo un’arma per combatterli e uscirne vincitore: il coraggio. Infatti, la sua capacità di rialzarsi dagli infortuni è impressionante. E dice ancora che gli infortuni lo hanno fatto maturare come persona egli hanno insegnato ad affrontare la vita fuori e dentro dal campo. Inoltre, che il talento non basta, sono fondamentali altre doti, come l’umiltà e la passione. Naturalmente Roberto spiega anche quanto la preghiera, il Buddismo e l’affetto dei suoi amici lo hanno reso più forte e che si allenava sempre come tutti gli altri compagni. Per Roberto l’età è solo un dettaglio. Sarà per quello sguardo così fiero, per la determinazione che mette in ogni cosa che fa, per come ha saputo fronteggiare le persone che lo hanno ostacolato durante la sua carriera, ma appariva davvero invincibile.

Due date per tutte:

Il 14 marzo 2004 contro il Parma. Baggio al limite dell’area di rigore spiazza un’intera difesa ed insacca il pallone alla sinistra del portiere e sigla il suo 200° goal in Serie A.

Il 28 aprile 2004 nell’amichevole contro la Spagna, Baggio aveva i riflettori puntati su di lui. Lo stadio era pieno di striscioni a lui dedicati. Molti spettatori erano là,con le lacrime agli occhi, ad ammirare per l’ultima volta il codino con la maglia azzurra. A pochi minuti dalla fine della partita Roberto venne sostituito. Si alzò per l’ultima volta una standing ovation interminabile in onore di colui che portò l’Italia al centro del mondo. L’uomo indiscusso che, se non fosse stato per infortuni e nemici, avrebbe battuto tutti i record dell’albo d’oro del calcio, ma per il resto del mondo lui è un record in persona. Questa è la storia del giocatore più grande di tutti i tempi, che con le sue gesta, ha reso possibile l’impossibile e rimarrà sempre nella leggenda come il più grande talento che il calcio italiano abbia mai espresso… il nome più famoso del mondo: Roberto Baggio.


Alex Zanardi: La Voglia di Vivere


Alex Zanardi era nato con la passione per i motori nel sangue. Si impegnò duramente con costanza e determinazione durante tutta la sua carriera (44 Gran Premi disputati) tant’è che nel biennio 1997-1998 il pilota da battere era lui.

Nel pomeriggio di sabato 15 settembre 2001, nel circuito Tedesco del Lausitzring ha avuto luogo un terribile incidente fra Alex Zanardi e il pilota italo canadese Tagliani.
Subito le condizioni di Alex apparvero disperate e per limitare l’emorragia dovettero intervenire con la soluzione più drastica e radicale: l’amputazione degli arti inferiori. Così facendo riuscirono a salvargli la vita, ma le sue condizioni rimasero gravissime per lungo tempo, a causa anche delle altre numerose fratture e il rischio di embolia.
Alex, dotato di un carattere di ferro, non senza fatica naturalmente, ma con una straordinaria forza di volontà, si è ripreso. Si è adattato alle protesi e ha ricominciato a camminare in pochissimo tempo ed è salito di nuovo alla guida di una monoposto , sia pure non in gara, nel Giugno del 2003.
Il suo ritorno ha commosso l’intero mondo sportivo ancor più del dramma vissuto per l’incidente.

Da sempre nobile e gentile nell’animo, Alex non solo ha dimostrato tenacia e determinazione, ma una grande umiltà, voglia di vivere e un immenso amore per il suo sport.

Sempre nel 2003, con l’aiuto di Gianluca Gasparini, un giornalista della ” Gazzetta dello Sport “, Alex ha scritto “… Però, Zanardi da Castelmaggiore! “, un libro che ripercorre la sua vita, la sua carriera e soprattutto il suo straordinario recupero.

Per le sfortunate vittime di incidenti analoghi al suo e per i loro amici e familiari, Alex è diventato un esempio e un punto di riferimento.


Alessandro Nannini: La Forza della Passione


Il 12 ottobre 1990 era un tranquillo venerdì pomeriggio. Alessandro si era preso qualche giorno di riposo tra il Gran Premio di Spagna, nel quale era giunto al terzo posto, e quello del Giappone che avrebbe dovuto disputarsi la settimana seguente. Di ritorno da Firenze, l’elicottero su cui viaggiava Alessandro in compagnia di due amici e del pilota del velivolo, sorvolò Siena, e puntò su uno spiazzo di terra a pochi metri dalla splendida villa della famiglia Nannini che sorge sulle colline senesi, ma qualcosa non funzionò a dovere. Dopo un primo tentativo fallito, ci fu una manovra brusca: l’elicottero andò in rotazione e precipitò, sotto gli occhi attoniti del padre di Alessandro.
Poche ore più tardi, al Centro Traumatologico Ortopedico di Firenze, i corridoi dell’ospedale erano affollati da centinaia di persone giunte fin là per dare conforto alla famiglia Nannini che aspettava ansiosamente di avere notizie in una sala d’attesa. Passò un tempo che parve interminabile. Alle due di notte, accolto silenziosamente, il primario del reparto ortopedico professor Bufalini, stanco in volto, varcò la soglia di quella stanza. Si rivolse ai familiari del pilota senese. Disse che Alessandro non correva alcun pericolo di vita, che l’operazione per riattaccargli l’avambraccio destro, troncato di netto dall’impatto contro le lamiere dell’elicottero, era clinicamente riuscita ma che non si poteva ipotizzare il recupero totale o parziale dell’arto leso. A preoccupare il primario erano anche le condizioni della mano sinistra del campione, i cui tendini erano rimasti completamente schiacciati. Nessuno parlò della professione del pilota: Alessandro Nannini, per la gente, in quel 12 ottobre aveva concluso la sua carriera. Definitivamente. Ma la passione di Alessandro era infinita, come anche la sua forza d’animo… torno’ a correre l’anno dopo e torno’ a vincere…


Loro ci sono riusciti. Hanno vinto sui propri limiti e quelli duri, imposti loro dalle circostanze. Hanno preso nelle loro mani e trasformato quel loro destino che avrebbe dovuto essere, in una occasione di vittoria e di esempio per altre persone. Quanto grandi sono i tuoi problemi? Se vuoi, puoi vincere anche tu. Desideralo!

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Why Every Moment Counts dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.


QUI TROVI IL VIDEO DI MARY IN LINGUA INGLESE


La vita è una breve canzone – ascoltala prima che la musica si fermi.

Come racconto nel video, ho vissuto un momento di stress molto di recente. Ero a Tonga, rilassata sulla spiaggia, quando ho sentito qualcuno gridare che uno Tsunami si sarebbe abbattuto su di noi entro 20 minuti. E se ti trovi su una minuscola e piana isoletta – è una cattiva notizia.

Ho immediatamente raggruppato la mia famiglia, e l’ho portata sotto un forte e robusto albero, ed ho escogitato un modo per poterci arrampicare su di esso. Per fortuna nessun Tsunami è poi effettivamente accaduto.

Questo incidente mi ha fatto riflettere su quanto sia importante vivere appieno la nostra vita. Insomma, da non rimandare sempre ad un secondo momento il raggiungimento della felicità e della realizzazione. Questo momento, adesso, è davvero l’unica cosa che abbiamo per poter vivere pienamente.


Ecco un passo estratto dal Video:

La vita è meravigliosa,

potrebbe essere breve,

finire in un qualunque momento,

inaspettatamente,

quindi, viviamola al massimo,

accertiamoci di vivere appieno,

di amare appieno,

Goditi questa vita.

E forse, potresti cominciare col farlo proprio adesso.

Perché non c’è bisogno di niente di speciale,

proprio adesso, buttati e basta, in questo attimo.

Senti il suolo sotto i tuoi piedi.

Senti il calore sulla tua pelle.

Guarda fuori dalla finestra, se puoi.

Stiracchiati un attimo,

ricorda le persone che ami,

ricordati delle cose che ami fare.

Sorridi un po’.

Si.

Non dimenticarti di assaporare la vita.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Il tempo è un fattore molto importante nella nostra vita. Quello ufficiale è scandito dalle lancette dell’orologio e dal calendario. E tutti rincorriamo freneticamente questo tempo, senza avere mai abbastanza tempo. È sempre tardi, siamo sempre appesi all’ultimo minuto.

E tutto questo correre ci toglie il fiato e le energie. Allora forse è arrivato il momento di fermarsi un attimo e riprenderci il nostro tempo, i nostri ritmi e la nostra armonia. Mi dirai che non è facile e nemmeno sempre possibile. E io ti dico che hai ragione. Ma puoi sempre cominciare a farlo quando è possibile per poi provare a estendere questa esperienza ad altri momenti e situazioni.

Ma, a parte questo, ci sono altri aspetti del tempo da non sottovalutare. Ad esempio la fretta è nemica del tempo. Quando vai di fretta, tendi a fare le cose con ansia e, strano ma vero, ci metti molto più tempo a farle. Mi è capitato molto spesso di notare persone che, con calma, portavano a compimento lavori ben fatti, in un tempo piuttosto breve. Allo stesso modo ho visto persone arruffarsi in modo frenetico per fare le cose velocemente.

La gran parte delle volte sorgevano un sacco di intoppi durante il percorso e, alle volte, il lavoro andava rifatto. Questa sì che è una perdita di tempo. E non solo. Quanto costa tutto questo anche in termini di energia, fatica, stress e logoramento? E sì! Merita proprio farci un pensierino al riguardo.

Quanto tempo ci vorrà perché trovi il compagno o la compagna ideale? Per quanto tempo devo lavorare per poter avere abbastanza soldi per comprare una casa? Quanto tempo mi serve per fare le faccende? In questi casi, tutto dipende da come decido di impiegare il mio tempo.

Se, ad esempio, scelgo di accontentarmi e fare un lavoro poco remunerato, il tempo necessario ad avere i soldi per comprare una casa, sarà infinitamente lungo. Se scelgo di aguzzare l’ingenio e trovare un lavoro ben retribuito, sicuramente il tempo che mi ci vorrà per comprare la casa sarà inferiore.

C’è poi un altro fattore relativo al tempo, e cioè che il tempo è soggettivo. E questo ha a che fare con la gran parte del tempo che spendiamo nella nostra vita. Sì perché il tempo più importante della nostra vita ha a che fare con la percezione che abbiamo del tempo.

Perché è questo tipo di tempo che determina come viviamo. E naturalmente alla base della nostra percezione del tempo c’è il nostro stato vitale. Ma di questo parliamo un’altra volta. Torniamo adesso al nostro tempo. Di base, tutti disponiamo indistintamente di giornate lunghe ventiquattro ore. Se le ventiquattro ore di una giornata per te non finiscono mai, oppure volano, dipende da come percepisci il tuo tempo.

Quando, ad esempio, aspetti una notizia importante o di vedere la persona amata, il tempo di attesa non passa mai, per quanto spesso controlli il tuo orologio, sembra proprio che le lancette non si muovano. La stessa cosa accade se ti trovi in un contesto spiacevole o noioso.

Anche se stai facendo qualcosa che non ti piace o che ti fa stare male, il tempo sembra proprio non passare mai. Per contro, quando ti trovi in un contesto gioioso, a fare cose che ti piacciono, in compagnia di persone piacevoli, il tuo tempo vola letteralmente via. È incredibile come corrono le lancette in questo caso! Non trovi?

Questo, amico mio, vale anche per la vita. Se la nostra vita è piatta e scialba, piena di cose brutte e non desiderate, frustrata e insoddisfatta. La vita può essere una eterna agonia, talvolta soppiantata da una esistenza anestetizzata. Ma se, al contrario, la nostra vita è piena di desideri, di fiducia e di pensieri positivi, allora, qualunque cosa accada, sarà una esperienza che vale la pena di essere vissuta, si riuscirà a vedere sempre l’aspetto positivo, anche nella peggiore delle esperienze e, guardandoci indietro, ogni cosa della nostra vita ci sembrerà essere accaduta soltanto ieri. Ci sono persone che sono morte vecchissime senza avere mai concluso nulla nella loro vita, nemmeno per se stessi. E ci sono persone che hanno vissuto con una tale intensità da aver cambiato il corso della storia durante la loro esistenza, pur essendo morte giovani. Ecco perché è così importante come scegli di vivere oggi. Diventa il padrone del tuo tempo. Come sempre, puoi cominciare da qui e adesso.

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David Diop – Senegal, 1927-1961.


A quel tempo

tra gli inni alla civiltà,

aspergendo d’acqua santa le fonti assoggettate,

celando le unghie nel buio,

gli avvoltoi alzarono l’edificio di sangue dell’epoca coloniale.

A quel tempo il sorriso dell’uomo morì nell’inferno ferrato delle strade

ed i monotoni ritmi delle preghiere coprirono

il lamento degli schiavi nelle piantagioni.

Che amaro ricordo,

conservi i baci briganteschi e le promesse spazzate via dal vento delle mitraglie.

Stranieri, non eravate uomini!

Conoscevate tutti i libri del mondo ma non l’amore.

Non sapevate che le vostre mani fecondano il seno della terra,

non sapevate che le vostre mani hanno radici profonde, come la rivolta.

Non sapevate, macellai, che sotto le vostre boriose canzoni

nei villaggi negri che predavate,

nell’Africa squartata maturava la speranza, nostra sola fortezza.

Non sapevate che dalle miniere di Svasilenda

alle officine d’Europa, ove scorre il nostro sudore,

sotto il nostro passo chiaro nasce il corpo della primavera.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


A Napoli si dice che i figli sono pezzi di cuore. E questo è vero, perché è così che vediamo i nostri figli: un pezzo di noi stessi. Ma questo è vero solo in parte, perché loro, i nostri figli, sono molto di più di un pezzo di noi. Loro sono venuti attraverso di noi per vivere le loro vite ed essere se stessi.

Noi abbiamo scelto loro volendoli, per colmare e completare la nostra esistenza. Per sperimentare quella gioia immensa che ti dà l’emozione di generare una vita e stringerla fra le tue braccia. Loro hanno scelto noi, come noi a suo tempo abbiamo scelto i nostri genitori, per arrivare qui e fare una nuova esperienza di vita, per crescere ed espandersi.

Se comprendiamo questo, allora comprendiamo anche che i figli non si preparano alla vita dicendo loro cosa fare e come farlo.

I figli non fanno mai quello che viene detto loro di fare. Loro imparano da quello che vedono e sentono. Noi siamo per loro i primi e più importanti punti di riferimento a cui si ispirano. Loro imparano da noi ad affrontare la loro vita. Imparano dal modo in cui noi affrontiamo la nostra vita.

Un proverbio dice che: “I figli crescono guardando la schiena della madre”. Le nostre parole, se non sono sostenute dalle nostre azioni, sono niente di più che polvere al vento per i nostri figli. Se siamo sempre arrabbiati, frustrati, insicuri, pieni di risentimento e lamentosi, è così che molto probabilmente cresceranno anche i nostri figli.

Ma se abbiamo il coraggio di guardare la vita negli occhi, anche nei momenti peggiori, se rimaniamo in piedi anche quando soffiano i venti gelidi del Nord e, soprattutto, se siamo capaci di rialzarci in piedi dopo ogni caduta, i nostri figli molto probabilmente è così che faranno a loro volta.

Ci hanno visto farlo e sanno che si può essere abbastanza forti da rialzarsi in piedi e abbastanza fiduciosi da credere che dopo una caduta può comunque arrivare anche una vittoria quando si ha il coraggio di credere in se stessi e non ci si arrende.

Ora hai un motivo in più per prendere la tua vita nelle tue mani, per vivere la vita che vuoi.

Per trovare dentro di te il coraggio di sognare e realizzare i tuoi sogni.

Perché i figli ci guardano.

E imparano da noi.


Ho scritto questa poesia per mia figlia:


“Occhi neri come la notte,

la prima cosa che ho notato quando sei nata.

Guardandoti crescere

ho accompagnato giorno dopo giorno i tuoi passi.

Facendo tesoro dei miei errori

ho creduto di poterti insegnare la vita.

Con il mio amore

ho creduto di poterti proteggere dal dolore

che spesso la vita ci infligge.

Ma anche con le migliori intenzioni,

a volte

non è facile proteggere dal dolore

le persone che amiamo.

E sembra solo ieri che ti tenevo tra le mie braccia,

mentre invece oggi siamo qui

e tu sei cresciuta.

Sei diventata una giovane donna con grandi occhi da cerbiatto.

Il tuo cuore è un diamante grezzo

perché il dolore che pur così giovane hai già sperimentato

ti ha resa allo stesso tempo sensibile, forte e fiera,

capace di lottare fino in fondo per quello in cui credi

e per quelli che ami.

Ed ho capito che sei pronta per spalancare le tue ali

e spiccare il volo.

Si tesoro mio,

ce la puoi fare.

Vai e vola

e non permettere mai a nessuno ti tagliare quelle ali.

Non credere a chi ti dice che non puoi volare,

che non puoi vivere i tuoi sogni,

perché i sogni sono la vita stessa

e chi rinuncia ai propri sogni muore.

Questo è tutto quello che ancora ti posso dire

dopodiché, da te, posso soltanto imparare.

Grazie per essere come sei.

Grazie per la forza che mi dai.

Grazie per avermi dato il coraggio

di credere che anche io posso ancora sognare

e assaporare la vita.”


Ti voglio bene,

mamma.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Si può imparare anche dalle oche.

Un po’ di tempo fa ho letto che alcuni studenti della “Kennedy School of Government” negli Stati Uniti, ispirandosi agli studi di Konrad Lorenz, lo scienziato austriaco premio Nobel per i suoi studi relativi all’apprendimento delle “taccole”, hanno condotto degli studi sul comportamento in volo delle oche selvatiche. Il segreto sta nella formazione a V del volo, Inoltre, il battito delle ali di un uccello apre la strada a quello che sta dietro, mantenendolo in quota e, quindi, volando a V le oche possono andare più lontano.

In questi giorni, parlando con alcuni amici a proposito dei benefici che derivano dal lavoro di squadra, ho avuto modo di rileggere con loro una bellissima riflessione, scritta da un autore anonimo, che oggi vorrei condividere con voi.


Il Buon Senso Di Un’Oca.

Il prossimo autunno, quando vedrete le oche selvatiche puntare verso sud per l’inverno, in formazione di volo a V, potrete riflettere su ciò che la scienza ha scoperto riguardo al motivo per cui volano in quel modo.

Quando ciascun uccello sbatte le ali, crea una spinta verso l’alto per l’uccello subito dietro. Volando in formazione a V, l’intero stormo aumenta l’autonomia di volo di almeno il 71% rispetto a un uccello che volasse da solo.


Coloro che condividono una direzione comune e un senso di comunità, arrivano dove vogliono andare più rapidamente e facilmente, perché viaggiano sulla spinta l’uno dell’altro. Quindi, le persone che condividono un obiettivo comune vanno nella direzione prescelta più velocemente e con maggiore facilità, poiché viaggiano sostenute reciprocamente dalla fiducia di ogni componente del gruppo.


Quando un’oca si stacca dalla formazione, avverte improvvisamente la resistenza aerodinamica nel cercare di volare da sola, e rapidamente si rimette in formazione per sfruttare la potenza di sollevamento dell’oca davanti.

Se avremo lo stesso buonsenso di un’oca, rimarremo in formazione con coloro che procedono nella nostra stessa direzione.

Quando la prima oca si stanca, si sposta lateralmente e un’altra oca prende il suo posto alla guida.

È sensato fare a turno nei lavori esigenti, che si tratti di persone o di oche in volo verso Sud, ognuno a turno deve essere leader per il bene del gruppo.

Le oche gridano da dietro per incoraggiare quella davanti a mantenere la velocità.

Quali messaggi mandiamo noi quando gridiamo da dietro?

Infine, ma non meno importante, quando un’oca si ammala o viene ferita da un colpo di fucile ed esce dalla formazione, altre due oche escono insieme a lei e la seguono giù per prestare aiuto e protezione. Rimangono con l’oca caduta finché non è in grado di volare oppure finché muore. E soltanto allora si lanciano per conto loro, oppure con un’altra formazione, per raggiungere di nuovo il loro gruppo.


Se avremo il buonsenso di un’oca, anche noi ci sosterremo a vicenda in questo modo.

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Il giorno più bello? Oggi

L’ostacolo più grande? La paura

La cosa più facile? Sbagliarsi

L’errore più grande? Rinunciare

La radice di tutti i mali? L’egoismo

La distrazione migliore? Il lavoro

La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento

I migliori professionisti? I bambini

Il primo bisogno? Comunicare

La felicità più grande? Essere utili agli altri

Il mistero più grande? La morte

Il difetto peggiore? Il malumore

La persona più pericolosa? Quella che mente

Il sentimento più brutto? Il rancore

Il regalo più bello? Il perdono

Quello indispensabile? La famiglia

La rotta migliore? La via giusta

La sensazione più piacevole? La pace interiore

L’accoglienza migliore? Il sorriso

La miglior medicina? L’ottimismo

La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto

La forza più grande? La fede

La cosa più bella del mondo? L’amore.

(Madre Teresa)

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