La Bussola Della Vita • THE COMPASS OF LiFE

Per Ritrovare Te Stesso • TO FiND YOURSELF

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Ti ricordi di quando eri un bambino? Ricordi cosa rispondevi quando ti chiedevano cosa vuoi fare da grande?

Ti ricordi di come eri certo che, da grande, lo avresti fatto? Dove sei adesso? Stai facendo quello che desideri veramente fare?

Probabilmente, crescendo, hai cambiato idea su quello che era il tuo desiderio di bambino. E chissà quante volte!

È giusto. È normale che sia così, perché crescendo, via via, si faceva più chiaro in te quale fosse il desiderio della tua vita, quello che ancora è lì, nel cassetto dove lo avevi momentaneamente riposto in attesa del momento giusto per realizzarlo.

Ora io ti chiedo: “È poi mai arrivato quel momento giusto che aspettavi? Hai realizzato il tuo desiderio con la D maiuscola? O forse, è ancora lì in quel cassetto, ad aspettare che tu gli permetta di uscire?”

Ebbene, se hai realizzato il tuo sogno, complimenti! Se invece il tuo sogno è ancora lì ad aspettare che tu ti decida, io ti chiedo: “Quando?”

Si hai capito bene! Quando pensi di farlo?

Il posto in cui sei adesso, oggi, non importa dove, non importa in quali circostanze, è l’unico posto in cui puoi essere. L’unico posto da cui puoi fare la tua prossima mossa.

Non nel passato, né tantomeno nel futuro, ma esattamente qui e adesso.

Prima di tutto, diventa consapevole di chi sei.

Spesso per paura o per sfiducia le persone si sentono impotenti e finiscono per rassegnarsi. Cominciano a indossare una maschera che non corrisponde più al loro vero io, ma le fa sentire uniformate alla realtà.

È forse successo anche a te?

Già, ma quale realtà?

Quella illusoria creata dalla società che ti vuole omologato, sottomesso e obbediente? Oppure quella vera, fatta di te, di quello che veramente sei e sei capace di essere e fare se solo riesci ad avere un po’ più di fiducia in te stesso?

Se solo tu riuscissi a credere che ciò che sembra vero non lo è, e che ciò che non sembra vero, invece, lo è…

L’unica cosa che puoi fare è provarci.

Se ci provi, esiste naturalmente anche la possibilità di fallire. Ma alla fine cos’è un fallimento se non una lezione da cui imparare per ripartire nuovamente?

Personalmente credo che l’unico fallimento da temere è quello con se stessi.

Se quando cadiamo non abbiamo il coraggio di rialzarci ancora una volta, questo sarà il più grande fallimento della nostra vita.

Cosa faresti se sapessi che non puoi fallire?

Chi saresti se sapessi che non puoi fallire?

Il più grande scopo, la più grande missione di ognuno di noi è vivere la vita, con coraggio, forza, speranza, dignità.  Al 100% fino all’ultimo momento.

Fallire in questo, è l’unico lusso che non possiamo permetterci: ma fin tanto che viviamo con coraggio e speranza è certo che non falliremo mai.

Qualcuno ha detto che le persone muoiono come hanno vissuto.

E perfino la morte deve inchinarsi con rispetto di fronte ad un leone che ruggisce con coraggio fino alla fine. Perché non c’è una fine per chi crede, ma solamente un nuovo inizio.

È così che un Budda passa alla sua prossima vita: per continuare a realizzare lo scopo fondamentale della sua esistenza.

Questo mi ha insegnato Antonio, con la sua vita e con la sua morte. Questo mi ha insegnato Carla, la sua meravigliosa compagna. Coraggiosa, dolce e forte, fino all’ultimo momento di Antonio in questa vita. E pensando a loro, io continuo ad alzarmi dopo ogni caduta. Anche adesso.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Are Your Relation Channels Strong Enough? dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.


Un fattore chiave della felicità è il sentirsi vicini agli altri. Quando ci sentiamo vicino a qualcuno, anche il solo fatto di essere in compagnia di quel qualcuno sembra avere un naturale effetto positivo. Ma quando perdiamo il sentimento iniziale di vicinanza in una relazione o in una amicizia – può essere doloroso e mandarti in confusione. Ad ogni modo, però, possiamo coltivare la vicinanza (intesa come confidenza, affezione).

Creare relazioni strette non dipende dal karma. È un’arte.

Questa arte consiste nel rafforzare il nostro canale relazionale.

Ci sentiamo vicini agli altri quando uno o più canali di connessione sono aperti. Con canali non intendo i nostri mezzi di comunicazione, ovvero, sia il parlare faccia a faccia, che per email, che al telefono o in altri modi. Intendo qualcosa di più fondamentale.

Tutti noi abbiamo un naturale canale di connessione che crea la vicinanza e la strettezza di un legame.

Ecco qui cinque canali relazionali:

  • Fisico.

    Il tocco fisico è un primario canale di connessione del bambino. Da bambini siamo molto più felici quando veniamo presi in braccio, pelle a pelle, dai nostri genitori. E nel vivere la vita, da adulti continuiamo a percepire sicurezza e conforto tramite la vicinanza fisica agli altri. Infatti, la mancanza di contatto fisico può avere serie conseguenze.

  • Emotivo.

    Delle volte ci sentiamo vicini a qualcuno perché siamo sintonizzati emotivamente. Quello che questo potrebbe significare è che l’altra persona potrebbe essere particolarmente empatica. Infatti, le persone empatiche tendono a sentirsi maggiormente connesse agli altri in genere.

  • Intellettivo.

    Hai degli amici con i quali hai una forte connessione a livello mentale? Può essere una grande fonte di ispirazione avere degli amici coi quali poter confrontare i vostri mondi di idee.

  • Sociale.

    In questo caso parlo di vicinanza a livello tribale. Tutti apparteniamo ad una tribù. La nostra famiglia è una tribù, il nostro luogo di lavoro lo è, come i gruppi ai quali apparteniamo sul web.

  • Spirituale.

    Questa vicinanza è più difficile da spiegare. Tutto quello che posso dire è che si tratta di una vicinanza che viene dal camminare lungo un cammino spirituale insieme. Una profonda compagnia.

Come incrementare la Vicinanza

Quando osservi i cinque canali di connessione (descritti sopra), è naturale ed ovvio che ti sentirai maggiormente connesso a qualcuno col quale puoi connettere tramite ognuno dei cinque canali. Questo è molto raro. La maggior parte delle volte, la nostra connessione scorre prevalentemente tramite alcuni canali. La cosa meravigliosa è che se percepisci un elevato senso di connessione, è molto probabile che anche l’altra persona si sentirà molto più connessa con te.

Qui trovi alcuni consigli su come incrementare la vicinanza relazionale:

  • Apri più canali di connessione.

    Lascia che ti faccia un esempio. Col mio lavoro sul web finisco col conoscere un sacco di persone. Ho una buona connessione intellettiva con diverse persone che ho conosciuto sul web. Questo perché, nel mondo virtuale, il canale intellettivo è il predominante. Adesso, diciamo che io desideri approfondire la mia connessione con un amico nello specifico. Come posso fare questo? Piuttosto semplice, si tratta di aprire altri canali di connessione. Ad esempio, potrei contattare tramite email l’amico in questione utilizzando un tono più emotivo (canale emotivo), o invitarlo ad un unirsi ad un gruppo (canale sociale).

  • Sii profondamente interessato agli altri.

    Tendiamo a sentirci più connessi a qualcuno se conosciamo qualcosa della sua vita, delle sue sofferenze, delle sue speranze. Ascoltare sinceramente qualcuno è un meraviglioso modo di sentirsi maggiormente connessi.

  • Sii gentile.

    La gentilezza ci fa sentire connessi – sia che ci si trovi sul lato del donarne, che del riceverne. Ad esempio, se lasci qualcuno in macchina passarti davanti per potersi mettere in coda, il cenno fatto a mo’ di saluto-ringraziamento vi farà sentire connessi, vicini.

  • Abbraccia le persone a cui vuoi bene.

    Gli abbracci sono un modo meraviglioso per dimostrare la tua connessione. Fai allenamento abbracciando le persone a cui vuoi bene, e i tuoi amici. Fai durare l’abbraccio almeno il tempo di inspirare ed espirare.

Potresti notare che alcuni di questi canali relazionali sono più facili da praticare di altri. Concentrati su quello che ti riesce meglio, e poi espanditi agli altri, un pochino per volta.

Sentirsi connessi è una parte vitale della felicità.

Ogni tanto abbiamo bisogno di fermarci e di riflettere sulle nostre connessioni.

Qui ho due importanti domande: “Come posso posso sentirmi più vicino a quelli che amo?” e “Come posso trasformare quella persona che mi piace in amico?”

Per favore, non dire “Sono troppo impegnato!” – troppo facile. Costruire connessioni non ha niente a che vedere col tempo. Tutto quello che devi fare è di concentrarti caldamente su quella persona. Tutto quello che hai da considerare è come si sente l’altra persona, e come è la sua vita.

  • Lascia che quella persona sia il centro del tuo universo – anche solo per un momento.
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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

What is The Menaning of Life? dal sito Goodlife Zen di Mary Jaksch.

Ti è mai capitato di interrogarti su quale possa essere il significato della vita? Se non ne hai certezza, potrebbe essere che stai guardando alla vita in modo sbagliato. Potresti avere una visione della vita come un percorso. Comunque, c’è un altro modo di vedere la vita. Continua a leggere per capire questo altro modo.

Come prima cosa diamo uno sguardo al modo convenzionale di pensare e guardare alla vita come ad un sentiero. Vedi la tua vita come un percorso? Questa è una immagine spesso usata nell’ambito della crescita personale spirituale. Persino io ci sono cascata.

Questo implicherebbe che stiamo cercando di dirigerci verso un pinnacolo, una vetta. Superiamo difficoltà, e ci arrampichiamo diretti verso la cima…beh, verso cosa, esattamente? Nell’ambito spirituale potremmo dire che cerchiamo di arrampicarci verso l’illuminazione, la saggezza, un risveglio o… cosa? Nell’ambito della crescita personale, potremmo immaginare di arrampicarci verso il successo, il benessere, la soddisfazione personale, o… cosa?

Veniamo spinti lungo la nostra vita tramite compromessi come l’asino con le carote. Ci muoviamo sempre verso quel pinnacolo. Come prima cosa andiamo alle elementari, e aspettiamo con ansia le scuole medie. Ci viene detto quanto meraviglioso sarà quando andremo alle scuole superiori. Poi all’università. Alla fine, da bravi cittadini, ci imbarchiamo in una carriera, in una relazione, e forse una famiglia. Sembra che come minimo ci stiamo approcciando a quel pinnacolo della nostra vita.

Che pinnacolo? Purtroppo, più frequentemente che mai, quel pinnacolo si svela in eccedenza, o malattia. Ed un giorno, il sole viene oscurato da una nuvola – e moriamo. Così e basta.

Adesso, dimmi di nuovo – cos’era quel pinnacolo? Me lo sono perso?

La cosa strana è che per molto tempo quel pinnacolo sembra essere nel futuro. Semplicemente fuori portata di mano. Poi, da un momento all’altro, finisce col ritrovarsi nel passato. Tutto ad un tratto, gli sei passato avanti. Sei oltre esso. E il fatto è che non riesci nemmeno a ricordarti quale sarebbe dovuto essere il pinnacolo. Tutto quello che sai è che lo hai perso di vista. Te lo sei perso.

Non è abbastanza deprimente? Ma basta!

Qual è il problema se la vita non è un percorso?

E se la vita fosse un punto?

Si, ho detto punto.

Un punto non ha dimensioni. Non c’è un prima e non c’è un dopo.

Il punto è adesso. Questo momento. Ora.

E se questo esatto momento di adesso fosse il pinnacolo?

Ed è veramente così, se di fatto lo viviamo e non lo perdiamo pensando a sognare un lontano futuro.

E se il fresco profumo di caffè tostato fosse il tuo pinnacolo?

E se un abbraccio dato sulla soglia di casa prima di andare a lavorare, fosse il tuo pinnacolo?

Cambierebbe le cose, non è così?

Ci concentreremmo su quello che ci fa star bene, e non sulla scalata della nostra carriera. Faremmo più surf, balleremmo di più, canteremmo di più, rideremmo di più, ameremmo di più ed abbracceremmo di più.

Sentiremmo il vento scompigliarci i capelli. Vedremmo la luna sorgere. Ci crogioleremmo al calduccio del sole. Ci rotoleremmo nel fango. Giocheremmo in riva al mare.

Alzeremmo i tacchi e ci sentiremmo liberi. Liberi di essere un po’ selvaggi, persino un po’ comici. Vivremmo con trasporto.

Ci godremmo quel punto. Quel punto che è la vita.


Facciamo due chiacchiere:

Cosa ne pensi? Com’è la tua vita? Ti trovi su un sentiero o in un punto?

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


Spesso sento le persone dire che, vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non fa alcuna differenza perché in sostanza stiamo comunque parlando di mezzo bicchiere. Perciò, loro dicono, se sei ottimista vedi il bicchiere mezzo pieno, se sei pessimista lo vedi mezzo vuoto. Tutto qui. E chiedo io: “Ti sembra poco?”

Si dice che l’essenziale è molto spesso invisibile agli occhi. E io credo proprio che sia vero.

È la sostanziale differenza che c’è tra l’atteggiamento mentale di chi vede il bicchiere mezzo pieno e quello di chi lo vede mezzo vuoto che cambia completamente il significato delle cose e la vita delle persone.

Chi vede il bicchiere mezzo pieno, tende a sentire gratitudine per quello che ha, confida di ottenere ciò che desidera, usa l’immaginazione e lavora di fantasia. Di conseguenza vive in maniera attiva, con speranza e prende la vita con serenità. Riesce a lasciarsi sorprendere e si emoziona anche di fronte a piccole cose.

Chi tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, invece, tende a sentirsi perennemente insoddisfatto, vittima del comportamento altrui. Tende a invidiare quelli che stanno meglio, vede il male in ogni cosa, ha una spiccata tendenza alla lamentela, vive facendo il minimo indispensabile perché tanto il futuro è nero e incerto comunque.

Niente è motivo di gioia perché in ogni cosa il pessimista riesce a vedere soltanto l’aspetto negativo, e se anche riconosce un aspetto positivo, pensa che non sarà certo a suo vantaggio. Perché tanto il mondo è ingiusto, perché tanto il governo è ladro, perché piove, e perché…, perché…

Anche ad una lettura poco attenta non sfugge la differenza di qualità della vita che distingue queste due “correnti di pensiero”. Non trovi?

Tu, quale direzione scegli di dare ai tuoi pensieri, alle tue emozioni e ai tuoi sentimenti?

C’è anche un’altra cosa che merita la tua attenzione.

Questo mondo è affollato di persone che, anche se sulla spinta emotiva di buoni sentimenti, si schiera contro le cose che teme o che non vuole.

Ci si schiera contro la guerra, contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali, contro la fame nel mondo e così via, chi più ne ha, più ne metta.

Poco importa se tutte queste persone gridano NO a tutto questo! Di fatto stanno dando a tutto ciò che non vogliono la loro attenzione, la loro energia. E in virtù del fatto che ciò a cui ti opponi persiste, quello che si ottiene è soltanto un aumento: della violenza, un aumento della fame e della povertà, e dovunque si combattono guerre grandi, guerre piccole e guerre di ordinaria e disperata quotidianità.

Quanto costa ad esempio, in soldoni, organizzare grandi manifestazioni contro? E quanto costerebbe, invece, realizzare progetti educativi mirati a insegnare il rispetto?

Perciò, ancora una volta, ti dico: sposta la tua attenzione da ciò che non vuoi a ciò che vuoi. Riorienta positivamente i tuoi pensieri! Scegli consapevolmente dove indirizzare le tue emozioni e la tua energia.

Non proclamarti contro la violenza sulle donne, sui bambini, sugli animali perché questo non la fermerà. Anzi; Proclamati, insegna e agisci a favore del rispetto delle donne, dei bambini e degli animali.

Non accanirti contro quel dato politico. Probabilmente vincerà comunque; Sii, invece, a favore e quindi sostieni il suo avversario.

Non inneggiare contro la guerra. Non la fermeranno per questo; inneggia, insegna e agisci in favore della pace. Risolvi in primo luogo i tuoi conflitti interiori, le contraddizioni che albergano nel tuo cuore e trova la pace in te stesso. Perché tutto parte da lì.

Madre Teresa diceva: “Non parteciperò a nessuna marcia contro la guerra. Ma se organizzate una marcia per la pace, chiamatemi.”

E tu, in cosa vuoi investire la tua energia? Che tipo di direzione vuoi dare al tuo futuro, a quello dei tuoi figli e a quello dell’Umanità?

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

The Little Guide To Inspiration dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Trova l’ispirazione, poi agisci.

Non puoi aspettare l’ispirazione. Devi inseguirla con una mazza.”

Jack London


Articolo scritto da Leo Babauta.

A tutti capitano dei giorni in cui non abbiamo proprio ispirazione, quando abbiamo bisogno di una flebo di passione e creatività.

A me capita.

Per chiunque abbia bisogno di una spinta, per quelli la cui creatività si è momentaneamente prosciugata, a chi ha bisogno di muoversi… offro umilmente questa semplice guida.

Non proclamo di avere tutte le risposte, e neppure che il mio metodo sia l’unico, condivido semplicemente alcune cose che ho imparato sulla ispirazione, alcun trucchetti che ho imparato e che a mio parere funzionano.

Ho spesso bisogno di ispirazione, ma la trovo sempre. Ed è una cosa meravigliosa.

Cosa è l’ispirazione?

Molte persone che si tratti di una qualità che non possa essere forzata, eppure può essere trovata se la si cerca.

Altri pensano che sia un modo di trovare idee, ma è molto di più…si tratta di essere spinti dal desiderio di trasporre quelle idee in azioni.

L’ispirazione è trovare qualcosa che sia divinamente ispirante (persone, natura, idee meravigliose), avere l’ispirazione riversata dentro di te, cosicché tu possa respirarla (“respirazione” è la radice di “ispirazione”), e poi agire. Creare, fare, ispirare gli altri.

Come trovare l’ispirazione?

L’ispirazione è ovunque tu guardi, se la stai cercando. Questo è il segreto: tenere gli occhi aperti. Troppo spesso ci lasciamo sfuggire meravigliose fonti di ispirazione, semplicemente perché siamo troppo impegnati a pensare ad altre cose.

Osserva. Osserva ogni cosa come ad una possibile fonte di ispirazione.

Alcune possibili fonti di ispirazione:

  • i blog
  • i libri
  • le riviste
  • i film
  • le persone intorno a te
  • la natura
  • i bambini
  • l’arte
  • la musica
  • la storia
  • l’allenamento
  • la religione
  • grandi progetti
  • i sogni
  • i social media
  • le fotografie
  • i forum
  • google
  • racconti di successo
  • la vita, ovunque

Mantieni solo gli occhi aperti, sempre, rimanendo presente in quel momento, e concedendoti di respirare quella ispirazione.

Come mantenere l’ispirazione?

L’ispirazione non è una cosa da una volta sola. Ne avrai bisogno su una base frequente.

Quando metterai in pratica il metodo citato sopra – tenere gli occhi aperti, rimanere presente, e respirare l’ispirazione – sarà tutto più facile. Diventerà come una abilità che potrai usare quando vorrai, e lo farai spesso.

Alcuni consigli per mantenere vivo il flusso della ispirazione:

  • lavora con altre persone ispirate - uno dei modi migliori per rimanere ispirato è quello di cooperare con persone energiche, creative e positive.
  • Leggi ogni giorno – le più svariate cose, dai blog alle riviste, ai libri, di qualunque tipo.
  • Esci fuori – la natura è una delle più meravigliose fonti di ispirazione, e te la perderai se starai tutto il giorno al chiuso.
  • Parla con persone nuove – loro ti esporranno sempre a nuove ed interessanti cose, se glielo permetterai.
  • Esci dalla routine – guarda alle cose da una diversa prospettiva. Prendi una strada diversa per tornare a casa. Passa per una nuova. Vai in un ristorante in cui non sei mai stato. Visita qualche parte inesplorata della tua zona.
  • Trova del tempo per il silenzio – dona più ispirazione di quanto tu possa pensare. Sfortunatamente molti pochi di noi lo fanno.
  • Allenati – o almeno trova il modo di muoverti. Permette al sangue di circolare, e fa muovere anche le cose intorno a te. I miei pensieri più ispirati emergono mentre corro.

Adesso agisci.

Non “sentirti” solamente ispirato. Prendi la tua ispirazione ed usala, muoviti, e fai qualcosa. Incanala quella ispirazione e crea qualcosa di meraviglioso.

Dona quel qualcosa al mondo, e in cambio, ispirerai altri.

Per quel che mi riguarda, niente con altrettanta certezza mi fa sognare quanto la vista delle stelle.”

Vincent Van Gogh

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Gianni Rodari – Italia, 1920-1980.


Filastrocca per tutti i bambini,

per gli italiani e per gli abissini,

per i russi e per gli inglesi,

gli americani ed i francesi,

per quelli neri come il carbone,

per quelli rossi come il mattone,

per quelli gialli che stanno in Cina

dove è sera se qui è mattina,

per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci

e dormono dentro un sacco di stracci,

per quelli che stanno nella foresta

dove le scimmie fan sempre festa,

per quelli che stanno di qua o di là,

in campagna o in città,

per i bambini di tutto il mondo

che fanno un grande girotondo,

con le mani nelle mani,

sui paralleli e sui meridiani.

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Articolo scritto da Patrizia Maria Bianco.


A Napoli si dice che i figli sono pezzi di cuore. E questo è vero, perché è così che vediamo i nostri figli: un pezzo di noi stessi. Ma questo è vero solo in parte, perché loro, i nostri figli, sono molto di più di un pezzo di noi. Loro sono venuti attraverso di noi per vivere le loro vite ed essere se stessi.

Noi abbiamo scelto loro volendoli, per colmare e completare la nostra esistenza. Per sperimentare quella gioia immensa che ti dà l’emozione di generare una vita e stringerla fra le tue braccia. Loro hanno scelto noi, come noi a suo tempo abbiamo scelto i nostri genitori, per arrivare qui e fare una nuova esperienza di vita, per crescere ed espandersi.

Se comprendiamo questo, allora comprendiamo anche che i figli non si preparano alla vita dicendo loro cosa fare e come farlo.

I figli non fanno mai quello che viene detto loro di fare. Loro imparano da quello che vedono e sentono. Noi siamo per loro i primi e più importanti punti di riferimento a cui si ispirano. Loro imparano da noi ad affrontare la loro vita. Imparano dal modo in cui noi affrontiamo la nostra vita.

Un proverbio dice che: “I figli crescono guardando la schiena della madre”. Le nostre parole, se non sono sostenute dalle nostre azioni, sono niente di più che polvere al vento per i nostri figli. Se siamo sempre arrabbiati, frustrati, insicuri, pieni di risentimento e lamentosi, è così che molto probabilmente cresceranno anche i nostri figli.

Ma se abbiamo il coraggio di guardare la vita negli occhi, anche nei momenti peggiori, se rimaniamo in piedi anche quando soffiano i venti gelidi del Nord e, soprattutto, se siamo capaci di rialzarci in piedi dopo ogni caduta, i nostri figli molto probabilmente è così che faranno a loro volta.

Ci hanno visto farlo e sanno che si può essere abbastanza forti da rialzarsi in piedi e abbastanza fiduciosi da credere che dopo una caduta può comunque arrivare anche una vittoria quando si ha il coraggio di credere in se stessi e non ci si arrende.

Ora hai un motivo in più per prendere la tua vita nelle tue mani, per vivere la vita che vuoi.

Per trovare dentro di te il coraggio di sognare e realizzare i tuoi sogni.

Perché i figli ci guardano.

E imparano da noi.


Ho scritto questa poesia per mia figlia:


“Occhi neri come la notte,

la prima cosa che ho notato quando sei nata.

Guardandoti crescere

ho accompagnato giorno dopo giorno i tuoi passi.

Facendo tesoro dei miei errori

ho creduto di poterti insegnare la vita.

Con il mio amore

ho creduto di poterti proteggere dal dolore

che spesso la vita ci infligge.

Ma anche con le migliori intenzioni,

a volte

non è facile proteggere dal dolore

le persone che amiamo.

E sembra solo ieri che ti tenevo tra le mie braccia,

mentre invece oggi siamo qui

e tu sei cresciuta.

Sei diventata una giovane donna con grandi occhi da cerbiatto.

Il tuo cuore è un diamante grezzo

perché il dolore che pur così giovane hai già sperimentato

ti ha resa allo stesso tempo sensibile, forte e fiera,

capace di lottare fino in fondo per quello in cui credi

e per quelli che ami.

Ed ho capito che sei pronta per spalancare le tue ali

e spiccare il volo.

Si tesoro mio,

ce la puoi fare.

Vai e vola

e non permettere mai a nessuno ti tagliare quelle ali.

Non credere a chi ti dice che non puoi volare,

che non puoi vivere i tuoi sogni,

perché i sogni sono la vita stessa

e chi rinuncia ai propri sogni muore.

Questo è tutto quello che ancora ti posso dire

dopodiché, da te, posso soltanto imparare.

Grazie per essere come sei.

Grazie per la forza che mi dai.

Grazie per avermi dato il coraggio

di credere che anche io posso ancora sognare

e assaporare la vita.”


Ti voglio bene,

mamma.

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

The Little But Useful Guide to Creativity dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Non aver paura di immaginare.


Il segreto della creatività sta nel capire come nascondere le tue fonti.”

Albert Einstein


Articolo scritto da Leo Babauta.


È più facile che mai essere creativi, creare, immaginare e trasformare in realtà quello che abbiamo sognato. È anche più difficile che mai, con tutte le distrazioni che ci circondano nei modi più inimmaginabili. Indipendentemente dal tipo di creativo che sei – scrittore, pittore, musicista, marketer, blogger, fotografo, designer, genitore, proprietario d’aziende – sei sempre in cerca d’ispirazione, di modi per esprimere tutto il tuo genio creativo.

E mentre ci sono milioni di spunti sulla creatività sul web, ho pensato di condividere con te quelli che ho riscontrato essere i più utili – quelli che ho provato e testato io stesso e scoperto efficaci.

Eccoli qui di seguito, in ordine assolutamente sparso:


  • Gioca

  • Non consumare e creare allo stesso tempo – separa i processi.

  • Chiudi fuori il mondo esterno.

  • Rifletti sulla tua vita e il tuo lavoro quotidiani.

  • Cerca ispirazione tutto intorno a te, nei posti più piccoli.

  • Parti dal piccolo.

  • Butta fuori e basta, per quanto possa sembrarti ridicolo il primo schizzo.

  • Non cercare la perfezione. Butta giù l’idea, il prima possibile, e chiedi opinioni.

  • Migliorala costantemente.

  • Ignora i Signor No.

  • Ma lascia che la critica ti aiuti a crescere.

  • Insegna e imparerai.

  • Smuovi le cose, agitale, e vedile da un punto di vista nuovo.

  • Applica cose di altri campi nel tuo, in modi mai proposti prima.

  • Bevi incredibili quantità di caffè.

  • Scrivi tutte le idee che ti vengono immediatamente.

  • Trasforma il tuo lavoro in gioco.

  • Gioca con i bambini.

  • Esci, muoviti, guarda cose nuove, parla con persone nuove.

  • Leggi molte cose diverse tra di loro. Specialmente cose sulle quali non sei d’accordo.

  • Riposati moltissimo. Un sovraccarico di lavoro uccide la creatività.

  • Non forzare le cose. Rilassati, gioca, e comincerà a fluire.

  • Concedi alla tua mente di divagare. Permettiti distrazioni, quando sei in cerca d’ispirazione.

  • Poi chiudile fuori nel momento in cui starai creando.

  • Crea quando sei euforico.

  • E quando non lo sei, trova qualcos’altro che ti rallegri.

  • Non aver paura di essere stupido e sciocco.

  • Le piccole idee sono buone. Non hai bisogno di cambiare il mondo – cambia solo una cosa.

  • Quando un qualcosa sta uccidendo la tua creatività, fallo fuori.

  • Smettila di leggere suggerimenti per la creatività, spazza tutto via, e crea, punto.

  • Cosa più importante, divertiti nel farlo.

“Qualche volta ho pensato ad addirittura sei cose impossibili prima di colazione.”

Lewis Carroll

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Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

Work As Play dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Trasforma la vita in un enorme parco giochi.


“Non smettiamo di giocare perché diventiamo grandi, diventiamo grandi perché smettiamo di giocare.”

George Bernard Shaw


Articolo scritto da Leo Babauta.


Per troppe persone, il lavoro è una fatica ingrata.

Per loro è un tormento il dover andare ogni giorno a lavoro, procrastinare sul svolgere attività che preferirebbero non fare, e di solito non sono entusiasti all’idea di svolgere mansioni affidate loro da qualcun’ altro.

Il problema è che essi trovano il lavoro decisamente noioso, duro, ripetitivo e stressante. Quello che hanno bisogno di scoprire (o riscoprire in alcuni casi) è il concetto del lavoro, come gioco.

È qualcosa che mi ha davvero cambiato la vita, e la vita di molti altri come me.

Il lavoro non deve necessariamente essere noioso – può essere entusiasmante, qualcosa che non vedi l’ora di fare, uno sbocco per tutta la tua creatività ed immaginazione. Può essere un gioco.

Uno dei problemi è che per molti di noi, la scuola era pensata per prepararci al mondo del lavoro, e come tale era prevista come luogo dove ci veniva insegnato in modi noiosi. È un po’ come dover mangiare gli spinaci (che ora da adulto mangio proprio con gusto!) – lo fai perché è giusto così.

Abbiamo fatto i compiti a casa, ci siamo seduti ed abbiamo seminato perché era giusto così.

Beh, il divertimento dell’apprendere e del fare è totalmente sparito. E da adulti, ci è stato detto che dovevamo lavorare sodo per tirare avanti, che il lavoro non era divertente, è vero, ma che la vita andava così.

Balle.

La vita non è altro che quello che decidi di farne. Può essere un peso, o un divertimento. Io mi immergo totalmente nel mio lavoro, e non vedo l’ora di farlo.

Trasformare il lavoro in un gioco non significa non lavorare sodo, o che non ti capita mai di svolgere mansioni noiose. Se hai mai fatto sport, sai che come tutti gli altri darai del tuo meglio, durante una partita o anche solo un allenamento – ma va bene così, perché il solo farlo ti riempie di gioia.

Imparare è la stessa cosa – può essere noioso e maledettamente ripetitivo, o può essere interessante e entusiasmante ed assorbire completamente tutto il tuo tempo libero. A me capita di lasciarmi assorbire dall’imparare qualcosa, e posso rimanere concentrato su quella cosa per diversi giorni, imparando vastissime quantità di informazioni ed abilità, senza essermi mai sentito annoiato o in difficoltà. Cosa che invece non accadeva quando andavo a scuola, perché erano loro a gestire la situazione e io non avevo nessun controllo su quello che imparavo.

Quindi ci sono alcuni punti che possono aiutarti a trasformare il tuo lavoro in un gioco:


  • Libertà. Se organizzi la tua tabella di marcia in modo tale da poter imparare o lavorare su qualcosa che ti interessa ed entusiasma, può essere come un gioco. Se è qualcun’ altro a dirti cosa devi fare e quando lo devi fare, non sarai più tanto entusiasta, interessato o motivato.

  • Entusiasmo. Di nuovo, insegui le tue passioni. Non trattenerti. Se qualcosa non è interessante, sposta le tue energie su qualcosa che lo sia. Non forzare le cose.

  • Lasciati assorbire. Puoi saltare di palo in frasca, da una cosa all’altra, il che va bene, ma potresti non realizzare mai niente in questo modo. Mi sono reso conto che quando mi lascio travolgere da un progetto, posso concretizzare molto ed divertirmi un sacco nel farlo.

  • Fatti vedere. Una delle ragioni per cui ai ragazzi piace così tanto fare sport è anche quella di farsi vedere dalle ragazze (e da più piccoli, dai loro genitori). Non c’è niente di male in questo – penso che sia normale voler dare una buona impressione ai nostri simili (o del sesso opposto). Quando fai qualcosa di pubblico, è entusiasmante e divertente.

Vi sono anche altri elementi di gioco, ma questi sono sufficienti per farti prendere il via.

Qualche altra riflessione:


  • Allenatori. State inculcando abilità nei vostri giocatori? Smettete! State insegnando un gioco, quindi istruiteli lasciandoli giocare. Lasciateli giocare, e strutturate il gioco in modo non solo divertente, ma anche istruttivo.

  • Insegnanti e genitori. State inculcando conoscenza ed abilità nei vostri studenti o figli? Smettete! Imparare dovrebbe essere divertente, è lo sarà quando ai bambini verrà permesso di divertirsi, di giocare, di esplorare, di creare come desiderano, di imparare quello che gli interessa in quel momento. Non rendetelo una noia.

  • Capi. State forzando i vostri impiegati a fare lavori stressanti? Controllate ogni singola cosa che fanno e il modo in cui la fanno? Smettete! Date loro della libertà! Lasciate loro il controllo verso il loro lavoro. Permettete loro di inseguire le cose nelle quali sono interessati. Quando le persone possono inseguire quello che più preferiscono, quando possono trasformare il loro lavoro in un gioco, cose meravigliose possono accadere.

  • Impiegati. Il vostro lavoro è stressante? Rendetelo un gioco! Se siete intrappolati da un lavoro che non potete assolutamente trasformare in gioco, cercate altrove. C’è molto di più là fuori.

Non potrò mai stancarmi del parlare di quanto sia importante avere un lavoro come gioco. Ha trasformato la mia vita in qualcosa di pieno di gioia, mi ha permesso di creare e realizzare molto più di quanto avessi mai fatto, e lo amo ogni singolo minuto. Ti auguro niente di più che questa semplice felicità.


“Lavoro e gioco sono parole usate per descrivere la stessa cosa sotto differenti condizioni.”

Mark Twain

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Come Poter Essere Ancora Bambino

Libera Traduzione di Alexandra Cappelli dall’Articolo Originale:

How To Be Childlike dal sito Zen Habits di Leo Babauta.


Trova la pura gioia e l’immaginazioni dell’infanzia.


“Tutti i bambini sono artisti. Il problema è come riuscire a rimanere un artista una volta cresciuti.”

Pablo Picasso


Articolo scritto da Leo Babauta.


Qualche volta sto sdraiato a letto, proprio nel mezzo della giornata, con due dei miei bambini, e mi lascio alle spalle tutte le preoccupazioni di questo mondo, solo per giocare con loro.

O mi siedo e li osservo giocare, mentre si fingono supereroi o principesse, o giocano alla mamma, il papà e i piccoli, o ancora a spararsi con pistole giocattolo.

Non mancano mai di lasciarmi con un senso di meraviglia, di pura gioia, di un ritorno all’innocenza e ai tempi semplici di una volta.

Una volta cresciuti, perdiamo questo infantile senso della vita. Ed è una cosa piuttosto triste.

E non si tratta solo dell’innocenza, né della felicità – essere come un bambino ci aiuta anche ad essere più creativi, più ricchi di immaginazione, più innovativi e ci apre un mondo di infinite possibilità.

Considera questo: come i bambini, siamo naturalmente pieni di immaginazione, curiosi, e capaci di giocare senza avere una singola preoccupazione in mente. Ecco alcune qualità naturali dei bambini piccoli:


  • vivono nel presente

  • non hanno preoccupazioni a proposito dei soldi, della produttività, o sull’apparire “fico”

  • non ci sono limiti alla loro immaginazione, ad eccezione di quelli già mostrati loro

  • giocano e nel giocare perdono la cognizione del tempo

  • si lasciano trasportare dal creare

  • sono infinitamente curiosi, fanno un sacco di domande … e non smettono mai

  • amano essere al centro dell’attenzione dei loro genitori

Potremmo imparare molto dai bambini. Certo, potrebbero avere delle qualità che non desideriamo, ma ai miei occhi, loro sono perfetti. Non dovremmo plasmarli in persone adulte, dovremmo essere noi a cercare di essere più come loro.

Perdiamo questa caratteristica, questo modo di essere che abbiamo nel momento in cui nasciamo, a causa della società – vi sono certe istituzioni e sistemi che scacciano letteralmente via il bambino che c’è in noi, cosicché si possa essere cittadini e consumatori più produttivi. È davvero un peccato.

Non dovremmo abbandonare tutte le responsabilità, ma possiamo imparare molto dai bambini e cercare in qualche modo di essere come loro.


Come Poter Essere Ancora Bambino


Dobbiamo prima comprendere che nessun cambiamento è istantaneo, e che ogni cambiamento degno di essere mantenuto richiede del tempo. Ma puoi cominciare oggi.


  • Comincia dal decidere di abbassare le difese per provarci. Inizia con l’identificare le qualità dei bambini, che vorresti emulare: la curiosità, il divertirsi, il vivere il momento, dimenticare le preoccupazioni, l’immaginazione, la creatività, la pura gioia.

  • Osserva i bambini. Guarda come giocano, come vivono, come creano, come pongono le domande. Certo delle volte fanno cose sciocche come fare capricci, ma anche allora potrai notare la loro noncuranza per tutto quello che li circonda eccetto quello che li riguarda in quel momento. Guarda e impara.

  • Gioca con i bambini. Se ne hai di tuoi, grandioso. Altrimenti, gioca con i figli dei tuoi amici o di parenti. Gioca, e datti completamente. Sii un dinosauro, un gorilla, un cattivo dei racconti. Passa del tempo pieno di gioia. Falli gridare di gioia e sentiti libero di fare lo stesso.

  • Parla con i bambini. Fa’ loro delle domande. Rispondi alle loro. Non abbassarti totalmente al loro livello di linguaggio, ma non fare neppure eccessivamente l’adulto.

  • Gioca per conto tuo. Esci fuori e comincia a correre, a saltare, a scivolare, a calciare un pallone, a far finta. Dimenticati di chi potrebbe starti a guardare.

  • Crea come un bambino. Non lasciarti ingabbiare dalle aspettative delle altre persone, da quello a cui sono abituati. Sii libero e divertiti. Immagina che le cose possano essere differenti, che non ci siano limiti,e stai ad osservare quello che succede. Molti dei tuoi disegni fatti tirando fuori il bambino che c’è in te verranno cestinati, ma alcuni potrebbero finire anche sullo sportello del frigo.

  • Sii curioso come un bambino. Guarda alle cose con gli occhi di bambino, e poni domande che non hai mai posto prima, esplorale con una mente inesperta. Non aver paura di chiede perché, e se, e perché no?

  • Vivi il momento. Dimenticati di tutto quello che devi fare. Dimentica quello che è successo ieri, o quella conversazione che hai fatto. Dimenticati della riunione ormai vicina, o quelle linee morte. Fai e basta, sii e basta.

  • Guarda al mondo con occhi nuovi. È un luogo meraviglioso, un miracolo di secondo in secondo, una fonte di immenso fascino che può’ mozzarti il fiato se glielo concedi. Tu stesso sei un miracolo, ed ogni momento che hai, è un dono. Cosa ne farai di questo dono?

Come ultima cosa, se hai dei figli, lasciali essere bambini. Smetti di cercare di farli crescere. Smetti di tentare di plasmarli, di criticarli, farli del tuo stesso stampo, come disse Marvin Gaye.

Lasciali essere, e prova gioia per il modo meraviglioso in cui sono già.


“Gli adulti chiedono sempre ai bambini che cosa vorrebbero fare da grandi perché sono in cerca di idee.”

Paula Poundstone

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