lunedì, febbraio 08th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Affermazioni Che Orientano L’Energia tratte da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee). Conclusione curata da Patrizia Maria Bianco .


Da qualche parte, nei recessi della tua mente, si svolge un dialogo incessante. Pensieri incompleti, alcuni dei quali appartenuti ad altre persone, hanno plasmato un borbottio costante. Sono pensieri che non sempre hanno a cuore il tuo bene. Indossano i panni del tuo sé e ti dicono: “Non ti senti bene. Non ce la farai mai. Sei stupido, brutto, mediocre, diverso. Non sei abbastanza buono, sei malato. Il tuo successo è pura fortuna. La felicità non dura”.

Sii onesto. Credi davvero a tutte queste stupidaggini che ti arrivano dai recessi della tua mente?

È interessante il fatto che tali schemi ripetitivi impercettibili o a malapena udibili, determinino il corso della tua vita. Ti sorprendi costantemente che ti “accada” sempre la stessa cosa. Secondo la saggezza degli antichi, la materia si conforma al pensiero.

I pensieri sono energia. I pensieri coscienti sono energia orientata. Le affermazioni sono pensieri coscienti indirizzati verso esiti positivi, stimolanti e liberatori. Le affermazioni servono a orientare l’energia. In altre parole: la tua mente riceve una maggiore quantità di quel sollievo dì cui ha bisogno e tu decidi che direzione dare al viaggio della tua vita. Perciò, possiamo concluderne che le affermazioni positive orientano la tua energia e, di conseguenza, la tua vita. Peter Kelder sostiene che vi sono due fattori in particolare che contribuiscono a instaurare un cambiamento drastico anche dell’aspetto fisico, questi sono l’atteggiamento mentale e il desiderio. Avrai notato che ci sono persone che sembrano vecchie a quarant’anni e altre che paiono giovani a sessanta. Ciò che determina la differenza è l’atteggiamento mentale. Se sei in grado di vederti giovane nonostante la tua età, anche gli altri ti vedranno in quel modo. Dopo aver iniziato la pratica dei riti, l’autore del libro dice di essersi sforzato di cancellare dalla sua mente l’immagine che aveva di se stesso come di un uomo vecchio e debole. Al suo posto, impresse nella mente l’immagine di se stesso nel fulgore dei suoi anni. E rinsaldò quell’immagine con la forza del desiderio. Per molte persone che pensano sia impossibile modificare il modo di vedere se stessi, si tratta di un vero e proprio atto di coraggio. Credono che il corpo sia programmato per diventare presto o tardi vecchio e debole e nulla li scuoterà da tale prospettiva. Nonostante ciò, non appena iniziano la pratica dei cinque riti, cominciano a sentirsi più giovani ed energici. Ciò li aiuterà a cambiare la visione che hanno di sé. A poco a poco cominceranno a immaginarsi più giovani. E prima che sia passato molto tempo, avranno un aspetto più giovane. L’unica differenza fra il vigore e la giovinezza e la vecchiaia e una salute malferma è il ritmo veloce a cui ruotano i vortici. Normalizzate quel ritmo e il vecchio tornerà a essere come nuovo.

A questo punto lo scrittore afferma che migliaia di anni fa i Lama scoprirono che tutte le risposte agli imponderabili misteri della vita si trovano dentro di noi. Scoprirono che tutto ciò che concorre a creare la nostra esistenza prende origine dall’individuo. Noi occidentali non siamo mai stati in grado di comprendere tale concezione. Molti pensano ancora che le nostre vite siano modellate dalle forze incontrollabili del mondo della materia. Ad esempio, la maggior parte di coloro che vivono immersi nel modello culturale tipicamente occidentale pensano che l’invecchiamento e il deterioramento del corpo siano una legge di natura. Per volgere l’attenzione all’interno, i Lama chiudevano gli occhi. In questo modo eliminavano le distrazioni e potevano concentrarsi su di sé. Scrutando dentro di sé essi si sono resi conto che questa è un’illusione che diventa realtà perché si nutre di se stessa. Secondo Peter Kelder, I Lama, in particolare quelli del monastero a cui si riferisce nel suo libro, stanno compiendo un’opera grandiosa per il mondo sul piano astrale, assistendo l’umanità di tutta la terra, poiché tale piano è situato molto al di sopra delle vibrazioni del mondo fisico ed è un punto focale potente da cui si può ottenere molto con un piccolo sforzo. Un giorno il mondo si sveglierà e vedrà con sorpresa l’opera grandiosa compiuta dai Lama e da altre forze invisibili. Egli sostiene che si sta avvicinando in fretta il momento in cui l’alba di una nuova era sorgerà e vedremo l’attuarsi di un mondo nuovo. Ci sarà un tempo in cui l’uomo imparerà a liberare a proprio piacimento le potenti forze interiori per vincere la guerra e la pestilenza, l’odio e la tristezza. E dice ancora che l’umanità cosiddetta “civilizzata” in verità sta vivendo nella più buia delle epoche oscure ma che, comunque, noi ci stiamo preparando a cose migliori e più illustri. In altre parole, chiunque si sforzi di innalzare la propria coscienza a livelli superiori, contribuisce a elevare la coscienza dell’umanità intera. E da questo punto di vista, l’esecuzione dei cinque riti sembrerebbe provocare un impatto molto maggiore dei benefici fisici che se ne potrebbero conseguire.

La mia personale conclusione è che da queste considerazioni fatte dall’autore nel libro, quello che ancora una volta emerge, e che sembra non lasciare più molto spazio a dubbi, è che noi siamo il risultato dei nostri pensieri, i quali, determinano le nostre azioni. Sì, esattamente quelle azioni con cui ognuno di noi, crea la propria realtà individuale per sé nel proprio ambiente più immediato e contribuisce a creare la realtà collettiva in cui tutti viviamo immersi in questo mondo.

Nel 1255, il Monaco Buddista Giapponese Nichiren Daishonin (1222 – 1282), scrisse in una lettera indirizzata ad un suo discepolo la seguente frase: “… Se la mente degli uomini è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra. Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente. Lo stesso vale per un Budda e un comune mortale. Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda. …” Io credo che sia veramente così. Credo che questa affermazione fosse vera allora, lo è adesso, qui nel presente, e lo sarà per il futuro.

domenica, febbraio 07th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Derek Walcott – Caraibi 1930.


Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato

e per un altro che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti.

E’ festa: la tua vita è in tavola.

sabato, febbraio 06th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Alexandra Cappelli.


La nostra mente divaga in continuazione. La domanda è, quando stiamo facendo qualcosa: riusciamo ad essere presenti in quello che stiamo facendo? O magari a tavola, all’ora di pranzo, pensiamo a come potremo spiegare a quella persona che il problema che abbiamo dipende dall’atteggiamento del collega che non fa che riprenderci sul nostro operato. Oppure, mentre siamo a guardare un film, pensiamo alla mattina dopo, al fatto che dovremo alzarci presto, e quindi a come organizzarci la giornata in modo efficace. Tanto di cappello. Complimenti. Seriamente, sono cose lodevoli, ciò significa essere attivi e responsabili, ma anche terribilmente assenti e scostanti. Non riuscite a gustarvi una pausa in santa pace e divagate in un momento di relax, pensando a quanto ci sia ancora da fare. La nostra mente ha bisogno di staccare la spina se non siamo in grado di farla pensare sempre come vogliamo. E in particolar modo, se stiamo cercando di trasformare i nostri schemi di pensiero, dei momenti in cui spegnere l’interruttore servono. Tuffati nel gustare il tramezzino preso al bar, prima di rientrare in ufficio. Assaporane la lattuga, i pezzetti di pomodoro, la consistenza del pane, mastica lentamente, pensa alle sensazioni che quel sapore ti suscita. Quando sarai al cinema o sul tuo divano a guardare un film, immergiti nell’esperienza dell’attore principale, vivi la storia, sentila tua…prova le varie sensazioni che la storia ti offre. Staccati dal tuo io. Offriti. Queste pause che facciamo durante la giornata ci permettono di essere più sereni, più tranquilli, e più lucidi quando si tratta di prendere una decisione. Probabilmente, dedicandoci mentalmente anche ad altre cose, quando si arriva a dover muovere un passo importante, vi sarà un tipo di razionalità diversa. Non stressata da una giornata di lavoro ininterrotto. Non condizionata dalle cose che possono averci colpito negativamente nell’arco del giorno.

Di nuovo, qualunque cosa ti capiti di fare nel tuo quotidiano, falla al 100%.

Altrimenti, il risultato sarà comunque pessimo. Pensa ad un medico che si lascia trasportare dai suoi pensieri durante un intervento chirurgico. No buono. Pensa alla lettura di un libro mentre per la mente ti passano mille cose, risultato, di cosa parla il libro? Non vi è nessun tipo di vantaggio nel vivere in modalità di “risparmio”. È come l’aver paura di darsi totalmente ed incondizionatamente al mondo per qualche sconosciuta paura. Non c’è assolutamente niente di cui aver paura. Niente dal quale doversi guardare le spalle. Goditi quei piccoli regali che la vita ti offre ogni giorno, unici ed irripetibili, ogni singola volta. Vivili, sentili, provali, abbracciali. Dedicandoti esclusivamente a quel momento. Concentrandoti esclusivamente sul benessere che ti provocano. Custodisci quei momenti.

venerdì, febbraio 05th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Liberamente riassunti da Patrizia Maria Bianco, I Riti Energetici

tratti da “I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


I Cinque Tibetani – Primo Rito:

Il primo rito è semplice. Viene praticato allo scopo esplicito di accelerare la velocità dei vortici. Giocando, i bambini lo fanno di continuo. Tutto ciò che devi fare è stare in piedi eretto e allargare le braccia in modo da portarle orizzontali al pavimento. Adesso ruota su te stesso finché non avverti un leggero capogiro. È molto importante che ruoti da sinistra verso destra. E se ti viene voglia di sederti o di sdraiarti per riprenderti dallo stordimento, fallo senza problemi. In qualità di principiante non devi sforzarti di fare di più. Col tempo, la pratica dei cinque riti ti metterà in grado di ruotare sempre di più sentendoti sempre meno intontito. Inoltre, per attenuare la sensazione di vertigine, puoi adottare l’espediente usato dai ballerini e da chi pratica pattinaggio artistico. Prima di iniziare a ruotare metti a fuoco un punto davanti a te. Non appena inizi a girare, continua a trattenere lo sguardo su quel punto il più a lungo possibile. In ultimo, dovrai far sì che quel punto abbandoni il tuo campo visivo così da poter ruotare su te stesso con il resto del corpo. Allora, ruota il capo molto velocemente, e rimetti a fuoco il punto non appena ti è possibile. Il punto di riferimento ti dà la possibilità di sentirti meno disorientato e stordito. Attenzione, non è la rotazione, che costituisce l’essenza dell’esercizio, a rappresentare il problema principale, ma il modo in cui la si porta a termine. Se volete interrompere la rotazione, divaricate i piedi portandoli alla stessa ampiezza delle spalle, toccatevi i palmi delle mani davanti al petto e guardatevi i pollici. Vi aiuterà a ritrovare l’equilibrio. Questo primo rito, può essere eseguito anche alla fine (cioè dopo gli altri esercizi). Potete quindi iniziare la sequenza degli esercizi con il secondo rito.

I Cinque Tibetani – Secondo Rito:

Il secondo rito è ancora più semplice da eseguire. Nel secondo rito, per prima cosa ci si sdraia a terra in posizione supina. È meglio stendersi su un tappeto spesso o su una superficie imbottita. Il suo scopo è unicamente quello di isolare il corpo dal pavimento freddo. Dopo esserti steso sul dorso, distendi completamente le braccia lungo i fianchi e appoggia i palmi delle mani sul pavimento tenendo le dita unite. Poi solleva il capo da terra ripiegando il mento sul petto. Nel far ciò, solleva le gambe con le ginocchia tese, portandole in posizione verticale. Se riesci, estendi le gambe all’indietro verso la testa, ma senza piegare le ginocchia. Poi, lentamente riporta a terra sia il capo che le gambe tenendo le ginocchia tese. Rilassa tutti i muscoli, poi ripeti il rito. Ogni volta che lo esegui, instaura un ritmo respiratorio: inspira profondamente quando sollevi le gambe e il capo, espira completamente quando li abbassi. Tra un’esecuzione e l’altra, quando stai rilassando i

muscoli continua a respirare mantenendo lo stesso ritmo. Quanto più profondamente respiri, tanto meglio è. Se non riesci a tendere perfettamente le ginocchia, piegale quanto ti è necessario. Continuando a eseguire il rito riuscirai a tenderle al massimo.

Durante questo esercizio l’errore più comune è quello di sollevare contemporaneamente le gambe e la parte inferiore della schiena. Così facendo, la schiena si indebolisce. Quando sollevate le gambe, fate aderire la schiena al pavimento. In tal modo, farete sì che il movimento parta dai talloni. Spingete i talloni lontano dal corpo. Le dita dei piedi vanno verso i polpacci. Questa posizione attiva gli estensori delle gambe. Potete anche collocare le mani sotto ai glutei, aiutando così le gambe ad assumere la posizione verticale. Se soffrite di lordosi (massima curvatura della parte inferiore della schiena), prima di alzare le gambe appoggiate completamente i piedi sul pavimento. E non abbassate le gambe tese. Riportate a terra per primi i piedi e lasciateli scivolare sul pavimento fino a distendere completamente le gambe.

I Cinque Tibetani – Terzo Rito:

Il terzo rito deve essere praticato immediatamente dopo il secondo. Anch’esso è molto semplice. Tutto quello che devi fare è inginocchiarti sul pavimento tenendo il corpo eretto. Appoggia le mani sui muscoli delle cosce. Adesso inclina in avanti il capo e il collo e ripiega il mento sul petto. Poi inclina dolcemente il capo piegandoti contemporaneamente all’indietro e inarcando la spina dorsale. Mentre ti inarchi, per sostenerti afferra le cosce con le braccia e le mani. Dopo l’inarcamento, torna alla posizione iniziale e ripeti daccapo il rito. Come nel secondo rito, è opportuno instaurare uno schema ritmico di respirazione. Inspira profondamente quando inarchi la spina dorsale. Espira quando ritorni in posizione eretta. Il respiro profondo è altamente benefico, quindi introduci nei polmoni quanta più aria possibile.

Nell’eseguire questo terzo esercizio è molto importante che: Quando siete in ginocchio, abbiate cura di flettere le dita dei piedi, altrimenti, con tutta probabilità, inizierete a inarcarvi dalla parte inferiore della schiena piuttosto che da quella superiore. Per evitare di indebolire la parte inferiore della schiena tendete i muscoli dei glutei. Vi consiglio di assumere con le mani una posizione differente da quella canonica. Appoggiatele sulla parte inferiore della schiena con le dita rivolte verso il basso. È una preparazione migliore all’inarcamento; inoltre, avvicinando le scapole si allarga il torace. Secondo la mia esperienza questo esercizio crea dei problemi per i ripetuti piegamenti del collo in avanti e indietro. È particolarmente importante stirare il collo prima di piegare il capo in avanti. Abbassate il capo a partire dal mento e inclinatelo con delicatezza all’indietro. Per stabilire di quanto dobbiate piegare il capo all’indietro, appoggiate una mano sulla nuca e inclinatelo. Togliete la mano e mantenetelo in quella posizione. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

Per chiudere in modo benefico il terzo rito lasciatevi cadere dolcemente in posizione embrionale: poggiando sui talloni con le dita tese, sporgetevi in avanti, la fronte sul pavimento, la schiena tonda e morbida, le spalle e le braccia rilassate. E respirate.

I Cinque Tibetani – Quarto Rito:

Per prima cosa, siediti a terra con le gambe distese davanti a te e divaricale di circa trenta centimetri. Tenendo il busto eretto, appoggia i palmi delle mani sul pavimento di fianco ai glutei. Poi piega il mento in avanti sul petto. A questo punto sprofonda il capo fin dove è possibile. Contemporaneamente solleva il corpo in modo che le ginocchia si pieghino mentre le braccia rimangono tese. Il busto dovrebbe formare con la parte superiore delle gambe una linea retta, orizzontale al pavimento. Le braccia e la parte inferiore delle gambe formeranno una linea verticale perpendicolare al pavimento. Poi, tendi ogni muscolo del corpo. Infine, tornando alla posizione iniziale seduta, rilassa i muscoli e riposati prima di ripetere il procedimento. La respirazione è importante anche per questo rito. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Trattieni il respiro quando tendi i muscoli. Espira completamente quando scendi a terra. Continua a respirare rispettando lo stesso ritmo durante il periodo di riposo tra un’esecuzione e l’altra.

Il punto centrale di questo esercizio dovrebbe essere il raddrizzamento e lo stiramento della spina dorsale. Usate le mani come sostegno per sedervi con la schiena perfettamente dritta. Abbassate il capo solo dopo aver stirato il collo. Iniziate a sollevare il busto a partire dal bacino e fatelo indietreggiare per evitare di piegare le gambe prima che il corpo si sia sollevato dal pavimento. Spingete il bacino verso i piedi. Durante l’espirazione portatevi seduti tra le mani e raddrizzate la colonna vertebrale. Posizione di riequilibrio da effettuarsi dopo l’ultima esecuzione.

I Cinque Tibetani – Quinto Rito:

Per eseguire il quinto rito il corpo deve essere rivolto al pavimento. A mo’ di sostegno poggia le mani sul pavimento e fletti le dita dei piedi. Durante tutta l’esecuzione del rito mani e piedi devono trovarsi alla distanza di sessanta centimetri, le braccia e le gambe tese. Inizia con le braccia perpendicolari al suolo e la schiena inarcata cosicché il corpo ne risulti incurvato. A questo punto inclina dolcemente il capo all’indietro il più possibile. Poi piegati all’altezza dei fianchi e solleva il corpo fino a fargli formare una V capovolta. Contemporaneamente porta in avanti il mento ripiegandolo sul petto. È tutto qui. Riportati alla posizione di partenza e ricomincia daccapo tutto il rito. In capo a una settimana la persona media considererà questo rito uno dei più facili da compiere. Quando sarai diventato abile lascia cadere il corpo dalla posizione sollevata fino a fargli quasi toccare il pavimento senza peraltro entrarne veramente a contatto. Tendi i muscoli per un attimo sia nel punto di elevazione che in quello di abbassamento. Segui lo stesso schema respiratorio utilizzato nei riti precedenti. Inspira profondamente quando sollevi il corpo. Espira completamente quando lo abbassi.

Iniziate questo esercizio a partire da una posizione prona per accertarvi che la distanza tra le mani e i piedi sia corretta. Le mani si trovano in prossimità del torace, le dita dei piedi sono flesse. Usate le mani e la potenza della schiena per spingervi nella posizione che si accompagna all’espirazione. Contraete i muscoli dei glutei, per non indebolire la parte inferiore della schiena. Mentre espirate, alzate i glutei e spostatevi nella posizione invertita cosiddetta a V, portando i glutei in alto e indietro. Così facendo allungherete la parte inferiore della schiena. Fate sempre questo esercizio a piedi scalzi su una superficie non scivolosa altrimenti, lo sforzo per non scivolare impiegherà molte delle vostre energie.

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

giovedì, febbraio 04th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Alexandra Cappelli.

Per ottenere una qualunque cosa nella vita, ci vuole determinazione.

Quell’essenza che faccia apparire anche il più grosso degli ostacoli fisici, una nostra semplice illusione mentale.

Perché è così che funziona.

Dovremo cercare di comprendere che gli ostacoli fisici, in realtà, hanno un peso relativo, nei nostri problemi. Qualunque tipo di problema si abbia, il 99% è influenzato dal nostro modo di pensare. Se sei povero, sono certa che la tua prima preoccupazione siano i soldi.

E’ comprensibile, ma è un dato di fatto che la cosa a cui diamo maggiore energia, è la costante della nostra vita. Quindi se ci preoccupiamo in continuazione della mancanza di denaro, creiamo in continuazione altra mancanza di denaro. Tutte le scelte che si dovranno fare in ambito economico, se la nostra paura è quella di rimanere al verde, non andranno a buon fine, non c’è molto da dire. Perché qualunque passo mosso verso una qualunque direzione sarà dominato dal timore e dalla preoccupazione. Aleggerà sempre il dubbio di aver fatto o meno la scelta giusta, e questo non avrà nessun effetto positivo sul risultato. Ci vuole altro. Ci vuole Determinazione.

E non è per darsi un tono, per fare i grossi. Sono seria. È sinceramente tutto quello che ti serve.

Della sana Determinazione.

Qualunque cosa tu voglia realizzare nella tua vita, dovresti desiderarla con tutto te stesso, Fiducioso che quella cosa arriverà, o meglio sta già arrivando, e tu non stai facendo altro che prepararti a riceverla… La tua determinazione sarà potente, e qualunque situazione ti si porrà dinnanzi saprai gestirla e risolverla. Non avrai quella pressione che ti rode da dentro e che ti crea angoscia ed ansia.

Rilassati senza perdere di vista il tuo obiettivo.

Amalo, sognalo, attrailo.

Sorridi, respira, agisci.

Abbi fiducia nelle tue splendide potenzialità.

Chiunque abbia mai concluso qualcosa nella propria vita sapeva che avrebbe realizzato il proprio scopo, anche se non sapeva come. E nemmeno tu devi sapere come.

Affidati.

L’unica cosa che devi avere chiara come una foto ad alta risoluzione è la tua destinazione.

Se vuoi andare a Roma potresti pensare che l’unica alternativa sia prendere un treno.

E infatti ti sbagli. Potresti usare in aereo, andarci coi pattini, in bicicletta, un amico potrebbe andarci per qualche ragione e ti potrebbe dare un passaggio. Tu non puoi saperlo. Le possibilità sono infinite, e noi non facciamo altro che limitarci a 2 o 3 ipotesi. Viviamo in una delle epoche più meravigliose. Possiamo comunicare in modo istantaneo con una persona dall’altra parte del globo, eppure pensiamo in modo così limitato quando si tratta della nostra felicità, o di cose che per noi contano davvero.

Qual è il problema?

Pensi di non meritarti quello che desideri?

No? E perché?

Per quale assurda ragione non dovresti meritartelo?

Tu sai di essere una persona splendida e meravigliosa, di avere tutti i requisiti per ottenere tutto quello che vuoi dalla tua vita. I nostri cervelli sono davvero potenti, il tutto si riduce ad un semplice allenamento, vanno tenuti in funzione. Ma sono tutti uguali, ognuno, come in una borsa, ci mette quello che vuole, ma a livello di capienza e capacità, abbiamo tutti lo stesso cervello – borsa. Quello che dona ai nostri risultati un aspetto totalmente diverso, è il Cuore.

Quello che è diverso per ogni persona è il Cuore.

Il tuo Cuore decide cosa mettere nel cervello – borsa, e di conseguenza la sua qualità.

Scegli con cura e saggezza cosa mettere nel tuo cervello.

Se li farai lavorare assieme, niente potrà mai fermarti. Avrai un alleato così prezioso, che non puoi averne un’idea finché non lo sperimenterai con la tua vita.

Prova, buttati, non te ne pentirai.

Fidati.

mercoledì, febbraio 03rd, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Premessa commentata da Patrizia Maria Bianco, Liberamente Tratta da

I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


Il corpo ha sette centri energetici che potremmo chiamare vortici. Gli Indù li chiamano chakra. Sono campi elettrici potenti, invisibili a occhio nudo, tuttavia assolutamente reali. Ciascuno dei sette vortici ha il proprio centro in una delle sette ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo e ha la funzione di stimolare la produzione ormonale della ghiandola. Sono gli ormoni a regolare tutte le funzioni del corpo incluso il processo di invecchiamento.

I sette vortici energetici del corpo sono localizzati nelle sette ghiandole endocrine:

Il Primo vortice, è situato sulle ghiandole riproduttive.

Il Secondo si localizza nel pancreas, nella regione addominale.

Il Terzo si accentra nelle ghiandole surrenali nella regione del plesso solare.

Il Quarto vortice ha il proprio centro nella ghiandola del timo situata nella regione del cuore.

Il Quinto è posto nella ghiandola tiroide che sì trova nel collo.

Il Sesto ha sede nella ghiandola pineale alla base posteriore del cervello.

Il Settimo vortice è situato nella ghiandola pituitaria alla base anteriore del cervello.

In un corpo sano, ciascuno di questi vortici ruota a grande velocità, permettendo all’energia vitale detta anche “prana” o “energia eterica” di scorrere verso l’alto attraverso il sistema endocrino. Quando tutti i vortici girano molto rapidamente e alla stessa velocità, il corpo è in perfetta salute. Ma se uno o più di questi vortici rallenta, il flusso di energia vitale ne risulta inibito o bloccato. È così che potremmo definire un cattivo stato di salute, il deterioramento fisico e l’invecchiamento.

Alle sette ghiandole endocrine corrispondono i sette chakra principali. I chakra (centri energetici) si troverebbero intorno alle ghiandole talvolta in una posizione di “scambi”, come per esempio, il chakra superiore, collegato alla ghiandola pineale, che agisce sulla testa come collegamento energetico con il cosmo. Perciò, in un individuo sano i vortici rotanti si estendono dall’interno del corpo verso l’esterno, ma nelle persone anziane, nei deboli e nei malati, raggiungono a malapena la superficie. Il modo più rapido per riacquistare giovinezza, salute e vitalità è quello di avviare il normale movimento rotatorio dei centri. Un risultato che si può ottenere con cinque semplici riti.

All’inizio, la gente chiama questi riti esercizi isometrici. È vero che i cinque riti sono utili per stirare i muscoli irrigiditi e le articolazioni, e che migliorano il tono muscolare. Ma non è questo il fine che essenzialmente si propongono. Il vero e proprio vantaggio che si ricava dall’esecuzione dei riti è la normalizzazione della velocità dei vortici in rotazione, avviando il loro movimento rotatorio a una velocità adatta a un uomo o a una donna di, diciamo, venticinque anni di età. In quegli individui tutti i vortici ruotano alla stessa velocità. D’altra parte, se potessi vedere i sette vortici che comunemente possiedono un uomo o una donna di mezz’età, ti renderesti conto immediatamente che hanno drasticamente rallentato, che stanno girando a velocità differenti e che nessuno di loro funziona in armonia con gli altri. I più lenti provocano un deterioramento di quella parte del corpo, i più veloci sono causa di nervosismo, ansia e spossatezza. Perciò, è la condizione anormale dei vortici la causa di un cattivo stato di salute, del deterioramento e della vecchiaia.

Naturalmente è molto importante ricordare che ogni tecnica, compresi i riti tibetani, ha bisogno di essere riconsiderata, di quando in quando, da insegnanti esperti. Anche un piano di esercizi come questo, che riscuote tanto successo, nasconde dei pericoli se non è eseguito correttamente. Ad esempio, i disturbi alla tiroide e i problemi al collo e alla parte inferiore della schiena possono peggiorare se i riti tibetani vengono eseguiti impropriamente. È importante controllare la propria pratica ed essere al corrente del grado di abilità raggiunta. Poiché ci vorrà del tempo prima che sappiate verificarlo, è molto utile che vi atteniate il più strettamente possibile alle indicazioni scritte.

Domande e Risposte Per Saperne Di Più

In quale momento della giornata bisogna eseguire i riti?

Si possono praticare di sera o di mattina, in qualunque momento risulti opportuno.

Quante volte bisogna effettuare ciascun rito?

Per cominciare ti suggerisco di praticare ciascun rito ogni giorno per tre volte al giorno durante la prima settimana. Poi, per ogni settimana successiva, aggiungi due esecuzioni quotidiane in più fino ad arrivare a ventuno esecuzioni giornaliere di ciascun rito. In altre parole la seconda settimana, effettua i riti ogni giorno per cinque volte; la terza sette volte; la quarta, esegui ciascun rito ogni giorno per nove volte e così via. In capo a dieci settimane, sarai in condizione di praticare ogni giorno i cinque riti per intero ventuno volte. Se hai qualche difficoltà a eseguire il primo rito, il volteggio, lo stesso numero di volte degli altri, limitati a ripeterlo quanto ti è possibile senza sentirti eccessivamente stordito. Infine sarai in grado di ruotare su te stesso le ventuno volte prescritte.

Ciascun rito è ugualmente importante?

I cinque riti funzionano dandosi la mano l’un l’altro e sono tutti ugualmente importanti. Certo, ciascuno di essi, preso a sé, è efficace, ma sono necessari tutti e cinque per ottenere i migliori risultati. Se, dopo aver eseguito i riti per un certo periodo di tempo, scopri di non essere in grado di effettuarli tutti per il numero di volte prescritte, prova a suddividerli in due sedute, una al mattino, una la sera. Se non riesci assolutamente a effettuare uno dei riti, tralascialo e fai gli altri quattro. Poi dopo un periodo di alcuni mesi, riprova quello con cui avevi delle difficoltà. In tal modo i progressi si avranno molto più lentamente, ma si realizzeranno comunque. Non devi in nessun caso affaticarti. Sarebbe controproducente. Esercitati semplicemente quanto ti è possibile, e aumenta gradatamente. E non scoraggiarti mai. Sono pochissime le persone che col tempo e con la pazienza non riescono in ultimo a eseguire tutti i riti ventun volte al giorno.

Che succede se si omette completamente uno dei riti?

I riti sono così potenti che se se ne tralascia uno pur continuando a praticare regolarmente gli altri quattro per il numero di volte prescritte, si ottengono comunque ottimi risultati. Persino un solo rito produce meraviglie. Quindi, se capisci di non farcela a effettuare tutti i riti o a ripeterli per ben ventuno volte, stai pur certo che qualunque cosa tu faccia, otterrai ottimi risultati.

Si possono praticare i riti unitamente a una disciplina fisica o le due cose entrano in conflitto?

Senza alcun dubbio, se stai già seguendo un programma di esercizi ginnici, continua a eseguirlo. In caso contrario, prendi in considerazione l’idea di iniziarne uno. Ogni forma di esercizio, ma in particolare quelli di tipo cardiovascolare, aiutano il corpo a mantenere l’equilibrio della giovinezza. Inoltre, i cinque riti contribuiscono a normalizzare i sette vortici rotanti e il corpo diventa ancor più ricettivo ai benefici prodotti dagli esercizi.

Ci sono altre tecniche che si associano ai cinque riti?

Oltre alla respirazione profonda e ritmica da effettuare tra una ripetizione e l’altra dei riti, in aggiunta tra un rito e l’altro, converrebbe rimanere in piedi, eretti con le braccia lungo i fianchi ed effettuare alcune profonde respirazioni ritmiche. Espirando, immagina che ogni tensione presente nel tuo corpo si allontani e ti faccia sentire rilassato e a tuo agio. Quando inspiri, immagina di riempirti di un senso di benessere e soddisfazione. Ti suggerisco inoltre di fare un bagno tiepido o fresco dopo i riti, non freddo, comunque. Strofinare rapidamente il corpo prima con un asciugamano bagnato, poi con un asciugamano asciutto, è probabilmente ancora meglio. C’è una cosa su cui devo metterti in guardia: non devi mai fare né una doccia, né un bagno, né strofinarti con un asciugamano bagnato che siano così freddi da farti provare internamente una sensazione di gelo. Se fai una cosa del genere, distruggerai tutto ciò che hai ottenuto di positivo dall’esecuzione dei riti.

È mai possibile che la “Fonte della Giovinezza” sia davvero così semplice?

Tutto quello che devi fare è effettuare i cinque riti tre volte al giorno, tanto per cominciare, e aumentare gradatamente fino a eseguirne ventuno quotidianamente. È questo il segreto straordinariamente semplice che, se fosse conosciuto, apporterebbe beneficio al mondo intero. Naturalmente per ottenere degli autentici benefici, devi eseguire i riti tutti i giorni. Puoi tralasciare un giorno a settimana, mai uno di più. E se interrompi l’esecuzione quotidiana a causa di un viaggio d’affari o di qualunque altro impegno, i tuoi progressi, nel complesso, ne risentiranno. Fortunatamente, la maggior parte delle persone che inizia la pratica dei cinque riti, scopre che l’esecuzione quotidiana è non solo facile ma anche piacevole e remunerativa. Dopo tutto, occorrono più o meno venti minuti per farli tutti e cinque. E una persona fisicamente idonea, può effettuarli in dieci minuti o anche meno. Se ti risulta difficile avere a disposizione una quantità di tempo libero pur così limitata, alzati semplicemente qualche minuto prima la mattina o vai a letto un po’ più tardi la sera. I cinque riti servono espressamente allo scopo di recuperare il corpo a uno stato di salute e di vitalità giovanile.

In questo articolo ho raccolto e sintetizzato alcune informazioni che ti possono essere utili qualora tu volessi sperimentare I Cinque Riti Energetici (in tal caso però ti suggerisco di fare come faccio io, utilizza il libro in quanto, naturalmente, è più dettagliato al riguardo).

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).

martedì, febbraio 02nd, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Alexandra Cappelli.


Quante volte hai voluto intensamente qualcosa che però poi non arrivava?

Purtroppo accade, ma ciò non significa che necessariamente sia un male.

Quello che intendo dire è una delle frasi più scontate, ma nella quale ho cominciato a credere fortemente negli ultimi tempi: lascia che sia.

Non voler forzare le cose, non cercare di cavare il ragno dal buco con insistenza.

Certamente la forza di volontà serve nella vita.

Ma qui non mi riferisco alla determinazione e al desiderio.

Mi riferisco invece all’impazienza di ottenere qualcosa,vivendo l’intero percorso come un percorso ad ostacoli, un pericoloso labirinto in cui guardarsi intorno con affanno, alla disperata ricerca della soluzione, creata dalla nostra razionalità. Perché è lì che rimaniamo fregati. Vogliamo trovare una soluzione rapida ed efficace a tutti i costi, senza pensare che ci possono essere cose che richiedono la loro tempistica. Con la pressione e lo spasmo non proviamo nessuna soddisfazione nel momento della vittoria. Ho seriamente sempre pensato che le cose non arrivassero da sole, che andassero cercate e che si ci dovesse sforzare per ottenerle, ma non mi ero mai sbagliata tanto.

Nel momento in cui allentiamo le tensioni, e viviamo la vita giorno per giorno con un desiderio nel cuore, cresciamo e ci prepariamo inconsapevolmente a quel momento meraviglioso che è il nostro trionfo. E quando meno ce lo aspettiamo arriva. Qualunque sia la cosa che desideri.

È tutto qui, davvero. Quando sceglierai di spostare, e quindi lo farai, la tua attenzione dalla mancanza di qualcosa che non hai, al fatto che la desideri, e gioisci solo a pensarla, con la fiducia che nessuna preghiera rimane senza risposta, allora ti renderai conto, con tutta te stessa, che sei sulla strada giusta, e che sei vicina al tuo traguardo più di quanto tu possa pensare.

Solo tre parole devi ricordarti:

Lascia che sia.

lunedì, febbraio 01st, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo commentato da Patrizia Maria Bianco, liberamente tratto da

I Cinque Tibetani” di Peter Kelder (Edizioni Mediterranee).


In questo splendido libro, che ho voluto rileggere di recente, si parla di alcuni riti, cinque per la precisione, che, secondo l’autore, non solo ti consentono di vivere al meglio, in forma e in salute la tua vita, ma addirittura ti permetterebbero di ringiovanire. Personalmente ne ho trovato i contenuti molto interessanti e illuminanti. Per questo ho pensato di farti cosa gradita pubblicando su questo blog alcuni stralci, da me liberamente tratti e commentati, da questo libro. Non guardare a quanto scritto di seguito come a delle regole da applicare alla lettera. Ma piuttosto traine ispirazione per curare in modo più armonioso la tua alimentazione, al fine di sperimentare personalmente i benefici che ne potrà trarre la tua salute e, quindi, la tua vita. Oggi vorrei iniziare con i suggerimenti che lo scrittore dà a proposito dell’alimentazione. Prossimamente ti parlerò anche dei 5 Riti Tibetani.

“…Molti di noi erano particolarmente interessati al regime alimentare e al ruolo di straordinaria importanza che gioca il cibo nelle nostre vite. Nel monastero himalayano di cui ero un “novizio” non era importante stabilire quale fosse il cibo idoneo o la quantità sufficiente. Ogni Lama fa la sua parte di lavoro per procurarsi il necessario. Tutto il lavoro è eseguito nel modo più primitivo possibile. La terra viene addirittura arata a mano. Naturalmente i Lama potrebbero usare i buoi e l’aratro se volessero, ma loro preferiscono il contatto diretto con la terra. Sentono che manipolare e lavorare la terra aggiunge qualcosa all’esistenza umana. Personalmente l’ho trovata un’esperienza assolutamente remunerativa. Rinforzava la sensazione di armonia con la natura. È vero che i Lama sono vegetariani, ma non esclusivamente. Fanno uso di uova, burro e formaggio in quantità sufficiente a mettere in moto determinate funzioni cerebrali, corporee e del sistema nervoso. Comunque non mangiano carne, poiché i Lama, che sono forti e sani e che praticano il sesto rito, sembra non abbiano bisogno di carne, pesce o pollame. I Lama non sono esigenti riguardo al cibo. Non possono esserlo, dato che hanno ben poco da scegliere. La dieta di un Lama è costituita da buon cibo integrale, e di regola consiste in una sola qualità di cibo per pasto. Questo costituisce di per sé un segreto importante per la salute. Quando mangiamo una sola varietà di cibo alla volta, i cibi non si trovano in disaccordo nello stomaco.

Le diverse qualità di cibo vi si scontrano perché gli amidi non si mescolano armoniosamente alle proteine. Ad esempio, se mangiamo del pane, che è un amido, insieme a un cibo di contenuto proteico come la carne, le uova o il formaggio, nello stomaco si instaura una reazione chimica che non solo produce gas intestinali e sofferenza fisica immediata, ma a lungo andare contribuisce ad accorciare il tempo della vita e a indebolirne la qualità. Molte volte mi sono seduto al tavolo del refettorio insieme ai Lama e ho mangiato pasti composti di solo pane. Altre volte, non abbiamo mangiato altro che verdura cotta e frutta. All’inizio avevo fame, se considerate la dieta a cui ero avvezzo e la varietà di cibi che ero solito mangiare, ma non ci volle molto tempo per abituarmi a consumare e gustare pasti che consistevano unicamente di pane nero o di un solo tipo di frutta. In certi casi un pasto a base di una sola qualità di verdura mi sembrò un banchetto. Non vi sto spingendo a limitare i pasti a un solo cibo per volta né a eliminare la carne dalla dieta. Vi raccomando però di separare gli amidi, la frutta le verdure dalla carne, il pesce e il pollame. È corretto cibarsi solo di carne durante un pasto. Di fatto, se ne avete voglia, potete consumare vari tipi di carne in un solo pasto.

È appropriato mangiare burro, uova e formaggio in un pasto a base di carne, oppure pane nero e, se lo desiderate caffè o tè. Non dovete mai terminare con qualcosa di dolce o che contenga amidi; quindi niente pasticci, torte o budini. Sembra che il burro sia un cibo neutro. Si può consumare in un pasto a base di amidi o in uno composto di sola carne. Il latte si accorda meglio con gli amidi. Caffè e tè debbono sempre essere presi senza l’aggiunta di panna anche se addolcirli con moderazione non è dannoso. L’uso corretto delle uova è un’altra cosa interessante e utile che ho appreso durante la permanenza al monastero. I Lama non mangiavano mai uova intere a meno che non dovessero svolgere un lavoro manuale faticoso. In quel caso, era possibile che mangiassero un uovo intero parzialmente bollito. Mangiavano spesso tuorli crudi, scartando l’albume. Sulle prime, il fatto che gettassero ai polli un cibo ottimo come gli albumi mi parve uno spreco. Poi però appresi che l’albume viene utilizzato solo dai muscoli e che non bisognerebbe cibarsene a meno che non li si eserciti. Avevo sempre saputo che il tuorlo d’uovo possedeva un alto valore nutritivo, ma imparai quale fosse davvero questo valore solo dopo aver parlato con un altro occidentale che viveva nel monastero, un uomo che aveva studiato biochimica. Mi disse che le comuni uova di gallina contengono una buona metà degli elementi utili al cervello, ai nervi e agli organi. È vero che tali elementi sono necessari solo in piccole quantità, ma se volete essere eccezionalmente vigorosi e sani, sia mentalmente che fisicamente, è necessario includerli nella dieta.

C’è un’altra cosa importantissima che ho appreso dai Lama. Mi hanno insegnato quanto sia importante mangiare lentamente, non per amore delle buone maniere a tavola, ma allo scopo di masticare accuratamente il cibo. La masticazione è il primo gradino importante per la disgregazione del cibo in modo che esso possa essere assimilato dal corpo. Tutto ciò che mangiamo dovrebbe essere digerito in bocca prima di venire digerito nello stomaco. Se ingollate il cibo trascurando questo passaggio, quando raggiunge lo stomaco è dinamite vera e propria. I cibi proteici come carne, pesce e pollame richiedono una masticazione inferiore a quella necessaria ai cibi più complessi a base di amido. È comunque positivo masticare anch’essi in modo accurato. Più il cibo viene masticato, più sarà alto il suo potere nutritivo. Ciò significa che se masticate il cibo attentamente, ne ridurrete la quantità fino a dimezzarla. Molte cose che avevo dato per scontate prima di entrare nel monastero, mi sembrarono sconvolgenti quando me ne andai due anni dopo. Una delle prime cose che notai arrivando in una delle maggiori città dell’India fu la grande quantità di cibo che consumava chiunque poteva permetterselo. Vidi un uomo mangiare in un solo pasto la stessa quantità di cibo necessaria a sfamare e a dare nutrimento a quattro Lama che svolgono lavori pesanti. Ma naturalmente ai Lama non sarebbe mai venuto in mente di mettere nello stomaco la combinazione di cibi consumata da quell’uomo.

Il conglomerato di cibi diversi in un solo pasto fu un’altra cosa che mi inorridì. Essendomi abituato a mangiare un cibo o due per pasto, fui sorpreso nel contare una sera ventitré qualità di cibo alla tavola del mio ospite. Non c’è da meravigliarsi che gli occidentali siano in condizioni di salute così deficitarie. Sembra che non sappiano nulla o quasi del rapporto esistente tra dieta, salute e forza. I cibi appropriati, gli opportuni accostamenti alimentari, le giuste quantità di cibo, il metodo corretto di mangiare, si combinano tra loro producendo risultati magnifici. Se siete sovrappeso, vi aiuteranno a dimagrire. Se siete sottopeso, ad aumentare. Vorrei esaminare altre questioni relative al cibo e alla dieta, ma limitatevi a ricordare questi cinque punti:

1. Non consumate amidi e carne durante lo stesso pasto, tuttavia se siete forti e sani non preoccupatevene eccessivamente.

2. Se il caffè vi dà fastidio, bevetelo nero, senza aggiungervi latte o panna. Se continua a darvi fastidio, eliminatelo dalla dieta.

3. Masticate i cibi fino al punto di farli diventare liquidi e riducete la quantità di cibo che mangiate.

4. Mangiate un tuorlo d’uovo crudo, una volta al giorno, tutti i giorni, poco prima del pasto o immediatamente dopo, mai durante.

5. Riducete al minimo la varietà di cibi consumati durante un pasto.

(N.B. Il modo in cui tratto gli argomenti di questo articolo vuole avere la leggerezza di una chiacchierata tra amici. Se sei interessato ad approfondire al meglio la tua conoscenza riguardo agli argomenti trattati, utilizza il libro come punto di riferimento).”

domenica, gennaio 31st, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Leggete questo pensiero di Mahatma Gandhi, è bellissimo…


Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

sabato, gennaio 30th, 2010 | Author: Alexandra & Patrizia

Articolo scritto da Alexandra Cappelli.


Qualunque sia la tua occupazione, ti muovi nella tua realtà quotidiana con degli obiettivi. Ogni cosa che fai, ed in primo luogo ogni pensiero che produci, ha uno scopo. Quindi, è estremamente importante capire quale sia il tuo obiettivo.

Diciamo che tu voglia acquistare un nuovo paio di scarpe, o una nuova auto. Sai che è un qualcosa che desideri, ma il desiderio di tale oggetto rimane sospeso nel tempo, almeno finché non imposti uno dei parametri più importanti: il QUANDO. Una cosa, finché non specifichi il suo raggiungimento in senso temporale, potrebbe non arrivare mai. Se voglio cambiare auto, potrebbe accadere, certo. Ma potrebbe trattarsi sia di domani che tra due anni. È per questo che è molto importante essere specifici.

Rimanendo in tema di specificità, è altrettanto importante il QUANTIFICARE. Ovvero specificare ad esempio nel caso dell’auto nuova, un tetto massimo di soldi che siamo disposti a spendere, oppure di trovare un lavoro che ad esempio ti lasci i fine settimana liberi. Perché è lodevole il fatto di voler trovare lavoro e di muoversi per cercarne uno, ma se hai delle necessità quali la famiglia, genitori anziani da accudire, potrai concordare, che a livello pratico, preferirai un lavoro da impiegata in un ufficio, piuttosto che quello di barista, che deve potersi rendere disponibile al momento del bisogno. Quindi, non c’è niente di più importante dell’essere esatti nel formulare la nostra “richiesta”, perché sarà proprio essa a farci muovere i nostri primi passi nella sua direzione.

Naturalmente tra il rimanere apatici nei confronti del mondo, aspettando che siano le cose intorno a noi a muoversi e il darci da fare noi in prima persona, è assolutamente da preferire la seconda opzione. Ma se parliamo di azioni da un punto di vista qualitativo, diciamo pure che è assurdo, ad esempio, voler dare 30 esami universitari in due mesi, accontentandosi anche di una bassa valutazione. Sarebbe in quel caso molto più produttivo, appagante e motivante (altra parola chiave) porsi lo scopo di darne 10 e di ottenere un punteggio, che so, non inferiore a 24. Questo già fa assumere ai nostri desideri un aspetto molto più credibile, raggiungibile e un ottimo espediente per accrescere la nostra autostima. Quello che entra in gioco adesso, è forse il punto focale della questione. La MOTIVAZIONE. Se all’azione che vuoi compiere non associ un fine, ovvero la ragione per la quale fai quello che fai, allora tutto questo non ha senso.

Se devi andare a lavorare, e non hai moltissima voglia, probabilmente, ti basterà pensare, che con la tua giornata di lavoro puoi comprare quel cappotto nuovo per tuo figlio. O i buoni mensa per la scuola. Quella è la tua motivazione. Oppure se sei un appassionato di una serie TV, ed è prevista una edizione speciale limitata in DVD, quella giornata di lavoro, ti permetterebbe di guadagnare i soldi per comprartela. Il punto quindi è: perché fai quello che fai? C’è uno scopo? Frequenti l’università, ogni lezione con la voglia di apprendere tutto quello che ti è possibile, per poterlo poi mettere in pratica nella tua futura realtà lavorativa, o comunque per acquisire maggiore autostima e fiducia in te stesso, o per far felici i tuoi familiari? Oppure lo fai perché le cose vanno così, finisci le scuole superiori, e bazzichi l’università perché è la norma, perché fa fico?

Deve esserci una fonte di motivazione alla base delle tue scelte, altrimenti, il risultato, alla fine, non sarà poi di così gran sostanza. Non avrà lasciato tracce su di te, non ti avrà aiutato a costruire un carattere saldo, con spirito di sfida nei confronti degli ostacoli che troviamo sul nostro cammino per tirare fuori tutta la nostra grandezza.

Ho voluto introdurre questo argomento, facendo un discorso generale, che però andrò ad approfondire nello specifico in seguito, punto per punto, argomentando in modo dettagliato e pratico questa guida, cosicché potremo capire al 100% quali sono, se ci sono, i reali ostacoli, come superarli, avendo ben chiaro in mente ciò che vogliamo, per poi realizzarlo.